L'eco e la rima

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Furao no hateshi
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 23:31


Allora.. cosa dire su questa storia? hè principalmente che si tratta di una fanfiction AU su RAnma 1/2 ambientata nel giappone antico... in secondo luogo devo dirmi che mi sono resa conto dio aver tratto isprirazione del film disney Mulan solo dopo aver scritto il primo capitolo ^^

bhò beccatevi un pò questo:


Furao no hateshi

?? ? ???

La brezza mattutina era insolitamente calda per una giornata di fine ottobre. Era possibile udire in lontananza gli uccellini cantare gioiosamente, mentre salutavano un nuovo giorno. Intanto le foglie, ormai gialle, cascavano lente dagli alberi spogli, gustandosi ogni attimo della loro discesa al suolo, come a voler imprimersi nella memoria gli ultimi attimi di questa fugace vita.

Tutto era tranquillo nella piccola cittadina di Kyoto, ognuno svolgeva allegramente le proprie mansioni. Solo una ragazza vestita di un semplice ji azzurro si allenava, inconsapevole di essere spiata, all’interno del proprio dojo.

Mettendosi in posa per eseguire la prima figura, piegò le ginocchia e alzò il bokken sopra la testa. Quindi piroettando lentamente sulle punte dei piedi, mosse l’arma verso il basso, poi orizzontalmente.

Ogni movimento era controllato, preciso, e fluiva nella mossa successiva con scioltezza. Dopo una lenta esecuzione del kata, ripeté i movimenti un po’ più veloce e poi sempre di più, fino a che non divenne un turbine nel dojo, con i lunghi capelli neri, dagli insoliti riflessi bluastri, che ogni tanto le colpivano gli avambracci. Alzando il bokken sopra la testa, la giovane piegò il capo di lato e la frangetta le scivolò indietro rivelando le lunghe e ricurve ciglia nere che le schermavano lo sguardo. La figura nascosta nell’ombra, compiaciuta, le osservò le ciglia, sperando che si alzassero.

Come in risposta ai suoi desideri, lei aprì gli occhi e due immense pozze castane dai riflessi dorati lo colpirono. Inconsapevole di tutto, la ragazza si mosse velocemente nel primo attacco e fece un profondo respiro, permettendogli di scorgere di sfuggita la sua bocca dischiusa e un lampo dei suoi bianchi denti.

Quando saltò per eseguire un affondo verso il basso, i suoi lunghi capelli corvini sfiorati dal blu si avvolsero e sibilarono intorno al corpo come serpenti.

Le ciocche sudate che le incorniciavano il viso svolazzarono come piccole lingue biforcute. Ipnotizzato, l’uomo nascosto dietro gli shoji fissò la goccia di sudore che le scivolava dalla tempia oltre il piccolo orecchio, le seguiva l’aggraziata curva del collo, fece una pausa nell’incavo della gola, un istante, prima di buttarsi giù lungo il pendio del suo petto, accelerando la sua corsa, per poi sparire nelle fasce dello ji.

Osservare l’espressione intensa del viso arrossato della ragazza mentre ansimava, dopo un passaggio particolarmente complesso, e l’ondeggiare dei suoi capelli blu gli provocò delle strane vampate di calore alle gote, mentre il cuore aumentava velocemente i propri battiti.

Per impedirsi di scattare in piedi e abbracciarla rivelandole finalmente il proprio amore s’impose un rigido autocontrollo. Strinse i pugni tanto da far divenire le nocche bianche e si procurò delle piccole ferite nei palmi delle mani a causa delle unghie che pressarono ferocemente contro la debole carne.

La giovane, concentrata nei propri movimenti, avanzò e si girò per attaccare un immaginario avversario sulla destra.

Tutto in lei, dalla postura corretta, ma al contempo rilassata, all’espressione del volto contratto in una smorfia di rabbia, le conferiva un aspetto fiero e forte come solo un valoroso guerriero può possedere.

Cosa, questa, alquanto insolita per una ragazza di quel tempo, il cui compito avrebbe dovuto essere esclusivamente trovare un buon partito, sposarlo e servirlo. Compiti che contrastavano con la pratica delle arti marziali.

Dopo quell’ultimo affondo s’inchinò in segno di rispetto per quelle regole di vita e camminò con grazia fino al punto in cui erano sistemati i sostegni delle spade per riporre il bokken. Ritornata al centro del dojo con le guance leggermente arrossate per l’esercizio fisico, sospirò con soddisfazione e sollevò le mani sopra la testa per stirarsi.

Arcuando la schiena e sollevandosi sulle punte dei piedi, emise infine un mugolio di soddisfazione.

"Akane?"

Entrambe le figure,sia quella acquattata nell’ombra che quella ora al centro del dojo, si voltano sorprese verso la voce proveniente dalle grandi porte di legno del dojo.

La prima sorrise radiosa all’immagine della sorella maggiore. L’altra, nascosta, rendendosi conto del pericolo decise di togliere il disturbo.

Infondo, l’aveva osservata per un lungo tempo quella mattina. E avrebbe potuto ripetere l’esperienza l’indomani e il giorno successivo e quello dopo ancora… non si sarebbe mai stancato di guardarla compiere i suoi quotidiani esercizi. Senza contare che in quei momenti lei era troppo concentrata per percepire la sua presenza, così lui poteva scrutarla tranquillamente senza il pericolo di essere scoperto in un’azione così abbietta. Rincuorato da questi pensieri, si allontanò dal dojo Tendo.

"Come mai qui Kasumi? Posso esserti utile?" Domandò la ragazza con indosso il ji, riordinandosi le ciocche scure di capelli che erano sfuggite al nastro in cui le aveva imprigionate.

"Non dirmi che ti sei dimenticata che devi preparanti per la cerimonia d’oggi pomeriggio?" Il tono della sorella maggiore suonava come constatazione piuttosto che come una domanda.

"Affatto." Sbuffò Akane gonfiando leggermente le guance. "Speravo che ve ne foste dimenticati voi, per una volta! Sono mesi, ormai, che ogni giovedì si ripete questa tortura.". Continuò avvicinandosi agli shoji per aprirli, permettendo così alla luce del sole di illuminare la stanza e al leggero venticello tipico di quella stagione di rinfrescarla.

La sorella maggiore rimase ad osservarla ammirare il giardino; poi la vide voltarsi nella propria direzione con uno sguardo quasi inespressivo, vuoto, e con voce stanca riprendere.

"Possibile che non si sia ancora arreso? Che non l’abbia capito? Possibile che non si sia ancora stancato di cercarmi marito?" Un mal celato rancore si affacciava in quelle parole.

"Mi dispiace sorellina, ma conosci bene la tradizione." Ribatté Kasumi con una nota d’impazienza nella voce. "Alla tua età dovresti già essere sposata. Inoltre chchi-ue ti ha concesso il privilegio, come a noi del resto, di sceglierti da sola il marito che ritieni più opportuno. Sai perfettamente che altri padri non l’avrebbero permesso. Per questo, Akane, ti chiedo di non avercela con lui; ti vuole bene e vuole solo vederti felice."

"Allora non dovrebbe costringermi a incontrare quella massa di… di… Uomini!" Replicò furiosa la minore delle sorelle.

Odiava i maschi, lei. Detestava ciò che rappresentavano, quello che portavano.

Sposarsi avrebbe solo significato perdere la propria libertà, non poter più praticare le arti marziali, obbedire a qualunque cosa le chiedessero di fare.

NO! Lei non si sarebbe mai sposata, non avrebbe mai rinunciato alla sua unica ragione di vita, non avrebbe permesso a nessuno di rinchiuderla in gabbia come si fa con gli uccelli. O Almeno, non lo avrebbe fatto per qualcuno che non amava. Che non aveva le sue stesse passioni. Che non la rispettasse. Sua sorella le ripeteva sempre che quando avrebbe incontrato l’uomo della sua vita non avrebbe più ragionato in un modo così infantile; anzi. Sarebbe stata disposta a far qualunque cosa pur di stargli al fianco.

Parlava facile, lei, lei che si era sposata con Tofu-sama, un uomo fantastico.

Un curatore sensibile, dolce, che la rispettava e che ogni qual volta la incontrava perdeva letteralmente la testa per lei.

Quando era piccola Akane aveva avuto un apparente cotta per quell’uomo così particolare, speciale.

Con il passare del tempo, però, si era resa conto dei sentimenti che nutrivano Kasumi e Tofu l’uno per l’altra. Così si era messa da parte.

Da allora non aveva più incontrato nessuno che le avesse fatto battere il cuore, nessuno cui donare il proprio amore. Per intenderci, Akane non odiava tutti i maschi; anzi. Aveva anche lei degli ottimi amici maschi, voleva loro molto bene.

Ma insomma, solo e soltanto dei buoni amici, compagni dall’allenamento per lo più.

Erano cresciuti tutti insieme, Shinosuke, Ryoga e lei, e si era affezionata a loro, li considerava dei fratelli. Come quelli che lei non aveva mai avuto.

Un giorno, però, aveva scoperto con dolore che uno di loro si era innamorato di lei.

Ricordava ancora con chiarezza, quasi fosse stato ieri, il giorno di qualche mese prima, il giorno in cui lui aveva chiesto la sua mano… il giorno in cui l’aveva perso per sempre.

……………………………………………..




Seduta da più di un’ora su uno di quei scomodissimi zafu, attendeva, spazientita da tutta quella sceneggiata, che l’ennesimo pretendente si presentasse al suo cospetto.

Stava osservano, fuori dalla finestra, i passanti svolgere le azioni della vita quotidiana, quando il rumore che provocarono gli shoji spostandosi riportò la sua attenzione all’entrata. Sull’uscio, composto e imbarazzato, il suo miglior amico la salutava.

"Konnichiwa Akane-dono."

"Shin-chan cosa ci fai qui?" Domandò la ragazza, felice di vederlo ma al contempo confusa dal suo arrivo.

Cosa poteva farci lui, lì? Era venuto forse per chiederla in moglie?

No, no di certo.

Il suo Shinosuke non avrebbe mai fatto una cosa simile. Akane era, per lui, come una sorellina. Doveva essere accaduto qualcosa. Qualcosa di grave.

"Io… ecco…" iniziò il ragazzo guardando con interesse le rifiniture del tatami.

"È successo qualcosa?" Domandò Akane, alzandosi dal suo giaciglio e avvicinandosi al ragazzo. "Tuo nonno sta bene?"

"Eh?" Chiese lui spaesato, notando la reazione della ragazza al suo arrivo. "Akane-dono, mio nonno sta bene… io."

"Shinosuke, smettila di chiamarmi con quello stupido suffisso e dimmi immediatamente perché sei qui." Gli intimò preoccupata e irritata, guardandolo nelle iridi castane. Fu in quel momento che scorse uno strano lampo attraversarle e iniziò a temere il peggio.

"Sono venuto qua per chiedere la tua mano Akane." Affermò Shinosuke serio e sicuro di sé. La ragazza indietreggiò di qualche passo scuotendo lentamente la testa in segno di diniego. Era un incubo? O stava semplicemente prendendosi gioco di lei? Magari nascosti da qualche parte c’erano U-chan e Ryoga che ridevano come matti. Ma se non fosse stato così? "Stai scherzando vero?" Chiese infine con le lacrime agli occhi.

"Mi dispiace." Sussurrò abbassando mortificato il capo. Continuò ad osservarlo per qualche istante, poi facendosi forza si mise in posizione di combattimento e gli intimò a gran voce. " Bene. Allora fatti avanti. Sa riuscirai a battermi… accetterò… accetterò di diventare la tua sposa." Terminò scrutandolo truce.

" Akane, non voglio, non voglio sposarti così…." "Basta! Combatti!" Lo interruppe. Poi, non concedendogli il tempo di ribattere, si scagliò verso di lui con un pugno teso.

Il ragazzo sospirò alla testardaggine di lei e, quando gli fu abbastanza vicina da poterla toccare, si scansò leggermente di lato, afferrandole con la sinistra il polso e pressandola verso il basso. Poco dopo, un’Akane ancora sorpresa dalla velocità con cui si erano svolti gli avvenimenti si ritrovò sdraiata sul tatami, con puntata alla gola la mano tesa del suo migliore amico.

"Hai vinto."

Il ragazzo non rispose, si limitò solamente ad aiutarla mentre si alzava goffamente a causa dello stretto e pesante kimono. Del resto sapeva bene che se aveva battuto così facilmente la sua amica tutto era dovuto a quell’ingombrante abito in cui era avvolta. " Mi ami?" Ruppe improvvisamente il silenzio che si era creato fra loro Shinosuke.

Quella domanda era vitale. Dipendeva tutto dalla risposta che lei avrebbe dato e che lui, purtroppo, gia conosceva.

"Non importa, mi hai battuto." Gli rispose Akane, tentando con mani tremanti di liberare dalla polvere l’abito.

"Importa, invece! Io voglio sposare una donna che mi ami, Akane, non una costretta a farlo!"

La ragazza smise a quella frase di occuparsi del kimono e tornò a guardarlo in volto, cercando di capire se quelle parole erano veritiere. Nei suoi occhi non poté scorgere la minima ombra di bugia.

Shinosuke le si avvicinò, per posarle un casto bacio sulla fronte resa bianca dalla polvere di riso*. Quindi le sussurrò al suo orecchio, prima di allontanarsi e andarsene: "Addio, Akane-chan." La ragazza dal canto suo impiegò qualche istante ad interpretare quelle parole.

Cosa significava addio? Dove se ne sarebbe andato? L’avrebbe abbandonata? Ma lei… lei non voleva perdere il suo fratellone. Fu con quelle domande in testa che si affrettò a raggiungerlo con l’intenzione di chiedergli spiegazioni.

"Perché addio?"Domandò affannata, non dalla piccola corsa ma dal cuore che battendo così furiosamente le impediva di respirare.

"Parto, vado in guerra."Lo guardò sconvolta, non poteva credere alla proprie orecchie. E non riusciva a capacitarsi di quegli assurdi comportamenti da parte del giovane. Prima voleva la sua mano, poi si rifiutava di sposarla e infine partiva. Tutto ad una velocità tale da stordirla.

"Qualche giorno fa mi sono arruolato nell’esercito, ma prima di andarmene avevo bisogno di capire alcune cose, volevo essere sicuro che non ci fosse alcun motivo valido per rimanere." Continuò Shinosuke, leggendo la muta domanda nei sui occhi sbarrati.

"Nessun motivo…" Ripeté lentamente la ragazza, come per capacitarsi delle azioni del suo più grande amico.

"Precisamente. Se tu non mi ami, Akane, non ho nessun motivo per rimanere." Detto questo le diede nuovamente le spalle e uscì da quella casa e dalla sua vita non lasciandole alcuna possibilità di replica.

………………………………


"Sai Akane, stavo pensando… sei una così bella ragazza e anche i tuoi spasimanti non sono da meno. Ma non riesco a capire perché non abbia ancora rovato nessuno." Si domandò Kasumi, portandosi pensierosa l’indice al mento. Akane, riemersa dai propri ricordi, l’osservo con sguardo timoroso e agitato.

"Se vuoi te lo spiego io, sorella." Affermò improvvisamente una terza voce. Nabiki, la secondogenita della famiglia Tendo, fece la propria comparsa all’interno della palestra e, dopo una piccola risata, aggiunse con leggerezza:

"Akane li fa scappare tutti quanti."

"Come puoi pensare questo?! La nostra sorellina non lo farebbe mai. Vero, Akane?" domandò innocentemente Kasumi, voltandosi verso la minore.

A quell’affermazione, l’interpellata abbassò colpevolmente il capo. In mancanza di coraggio, iniziò ad osservare le venature del legno del dojo, senza degnarsi in alcun modo di rispondere a quella domanda tanto semplice.

"Il suo comportamento lo conferma." Le sue gote si accentuavano di rosso ad ogni parola. "Coraggio, a noi puoi dire cosa gli fai." Concluse Nabiki avvicinandola e scrutandola con fare indagatore.

"Non lo diremo a chichi-ue, te lo prometto." Concluse poggiandole confortante una mano sulla spalla. La ragazza a quel tocco trasalì e dopo un tempo che parve infinito si decise a parlare.

"Io… io li sfido."

"Cosa significa?" Chiese Kasumi, non cogliendo il significato di quelle parole.

"Una sfida! Un combattimento di arti marziali. Chi sarà in grado di battermi… avrà la mia mano." Proruppe ormai al colmo dell’imbarazzo Akane.

Il silenziò calò nella palestra per una manciata di istanti. Incerta fu la maggiore a romperlo.

"Non è decoroso… se lo sapesse nostro padre…"

"È per questo che non direte nulla. Vero Nabiki?" Si volse accigliata verso l’altra sorella che con lo sguardo più innocente del mondo mosse in segno d’assenso il capo. Nella sua testa contemporaneamente sfogliava pagine immaginarie del libro "Come estorcere denaro e favori alla mia sorellina.".

"Senza contare che è l’unica motivazione valida che ho trovato per rifiutare le loro proposte." Continuò abbattuta, sedendosi sul duro pavimento "Gli uomini sono orgogliosi e non sposerebbero mai una donna capace di batterli nelle arti marziali."

"Certo! Chi sposerebbe mai un maschiaccio come te Akane? Inoltre non sai cucinare, non sei in grado di occuparti della casa, di cucire, non conosci le erbe, non sei aggraziata… " Elencò la sorella mediana tenendo sulle dita il conto di tutti i difetti e le mancanze della minore delle tre.

"So bene quello che non so fare Nabiki, non c’è bisogno che tu me lo ricordi." Sbuffò offesa.

"Coraggio, smettetela ora." Le rimproverò bonariamente la maggiore. " È giunto il momento di recarsi a casa della sensale per i preparativi." Così Akane, dopo un ulteriore sbuffo, si alzò dal proprio seggio e, seguita da Nabiki e da una sorridente Kasumi, si avviò verso la dimora Saotome.






Dizionario:

Chichi-ue: Padre. Questa è una delle forme più rispettose.

Konnichiwa: Buongiorno.

Dono: Suffisso onorifico più antico di –sama indica un notevole rispetto. Akane-dono si può tradurre con un "Signorina Akane"

Shoji: Porte scorrevoli di legno tipiche delle abitazioni tradizionali giapponesi

Zafu: Gli zafu sono dei cuscini rigidi poggiati sopra gli zabuton "cuscini sui quali sedere"che sono ampi e non troppo spessi.

Tatami: I tatami sono stuoie in paglia di riso pressata, rivestiti di giunco intrecciato (igusa) e abbellite da un orlo di tessuto che ne determina anche il pregio. In pratica sono un rivestimento per il pavimento

*polvere di riso: allora la polvere di rio veniva usata come abbellimento, avete mai visto il volto di una gheshia? Bhè diciamo che sarebbe come la nostra odierna cipria. Se la vogliamo proprio mettere così. ^___-


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"Prometto che è l'ultima volta che mi vedi.
Non tornerò. Non ti costringerò
mai più ad affrontare una situazione
come questa. Proseguirai la tua vita
senza nessuna interferenza da parte
mia. Sarà come se non fossi mai
esistito
"








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OH MY GOD

1. solo il fatto che si tratti di RANMA 1/2 e che sia preso da MULAN mi fa amarti ancora di più.

2. ambientazione meravigliosa *w*

3. bellissima storia... *muore*

beh, è illuminante come commento... -__-''

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How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

Needed the shelter of someone's arms
And there you were
Needed someone to understand my ups and downs
And there you were
With sweet love and devotion
Touching my emotions

I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop
And thank you baby
Whoa Oh Yeah

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

I close my eyes at night
Wondering where would I be without you in my life?
Everything I did was such a bore
Everywhere I went you know
I'd been there before
But you brighten up for me all my days
With a love so sweet in so many ways
I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop and thank you baby
Whoa, oh

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

You were better to me than I was to myself
For me there is you and there ain't nobody else
I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop
And thank you baby
Oh, whoa, oh

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 23:31


Anche tu una fan di Ranma? ^^ ti ringrazio tanto per i cmpliemnti XD

Presto... molto presto inserisco il secondo capitolo.

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"Prometto che è l'ultima volta che mi vedi.
Non tornerò. Non ti costringerò
mai più ad affrontare una situazione
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eccome! *w* w Ranma! *o*
W OBABA! XDDDDDDDD

Attendo con gioia e impazienza il secondo capitolo! ^w^

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Needed the shelter of someone's arms
And there you were
Needed someone to understand my ups and downs
And there you were
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Touching my emotions

I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop
And thank you baby
Whoa Oh Yeah

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

I close my eyes at night
Wondering where would I be without you in my life?
Everything I did was such a bore
Everywhere I went you know
I'd been there before
But you brighten up for me all my days
With a love so sweet in so many ways
I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop and thank you baby
Whoa, oh

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

You were better to me than I was to myself
For me there is you and there ain't nobody else
I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop
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ecco un altro capitolo:


Furao no hateshi



Una volta arrivate era stata la sensale in persona ad accoglierle; una bellissima signora dai bruni capelli legati in una piccola crocchia dietro la testa, il corpo fasciato in un kimono blu scuro decorato con piccoli petali di ciliegio e profonde iridi del colore del mare

"Konnichiwa." le salutò la sensale, inchinandosi leggermente e aggiungendo: "Sono lieta che siate arrivate.".

"Buongiorno anche a voi Nodoka –san." risposero in coro le sorelle Tendo.

"Prego, seguitemi." le invitò Nodoka spostandosi dall’uscio "Scusatemi tanto se prima non vi offro una tazza di tè caldo ma, siamo in ritardo e Akane-chan deve ancora prepararsi." concluse rivolgendo gli occhi e sorridendo amorevolmente ad Akane, la quale arrossì furiosamente a quello sguardo.

"Oh non si preoccupi, è colpa nostra che siamo arrivate solo ora." rispose cordiale Kasumi.

Nodoka Saotome, la sensale, era una donna dai modi gentili e soprattutto dolci, in grado di irradiare pace e serenità; una persona cui era impossibile rifiutare una richiesta.

La stessa Akane non aveva la forza di contraddirla e, ogni qualvolta Nodoka la invitava a recarsi, come quel giorno, nella stanza adibita ai preparativi, lei si avviava, nonostante tutto, senza la minima protesta.

Inoltre era una donna dalle grandi capacità e dalla grande intelligenza, che eccelleva in tutti i campi delle arti femminili e possedeva una grazia e una bellezza innate.

Era questo, forse, uno dei tanti motivi che avevano indotto Nodoka a divenire la sensale dei matrimoni per la città di Kyoto. Unico neo, in tutti quei pregi, una strana abitudine: portava sempre con sè, in qualunque posto si recasse, un’affilatissima katana cui prestava cure continue, quasi fosse per lei un figlio.

Arma, quella, che non si esimeva dall’usare contro il marito. Genma Saotome, capo palestra di una delle più affermate scuole d’arti marziali, insieme al dojo Tendo.

Le sorelle Tendo e la signora Saotome si dirigevano nella sala dei preparativi, in silenzio, ed Akane era immersa nei propri pensieri .

Si chiedeva spesso, come quello stesso giorno, cosa ci facesse lei in un posto come quello.

Era risaputo che per partecipare alla cerimonia bisognasse possedere la padronanza assoluta dell’etichetta ed eccellere nelle arti femminili.

E tutta la città sapeva che lei, al contrario delle sorelle, era assolutamente negata in quelle cose.

Bastava guardarla affaccendarsi in cucina. Allora perché Nodoka l’aveva scelta? Che cosa aveva trovato in lei da renderla idonea al matrimonio? Nulla. Non era aggraziata, preferiva combatter piuttosto che dedicarsi al ricamo; non era neanche in grado di preparare il cha no yu, una delle arti più importanti per una donna. La principale.

Alla fine, era arrivata alla conclusione che l’unico motivo era da ricondurre all’amicizia che legava la donna alla sua povera madre e quella del signor Saotome al chichi-ue.

"Sono proprio sfortunata." pensò sospirando sconsolata, mentre le spalle si piegavano leggermente.

Così, senza neanche rendersene conto, si ritrovò vestita e truccata per affrontare quella massa di uomini.

Il kimono rosa che indossava era un chu-burisode, aveva delle onde bianche sui bordi e una spruzzatina di fiori viola sulle braccia. L’obi, annodato in un grande ed elaborato fiocco, era di una sfumatura più scura dell’abito e aveva ricamati gli stessi fiori viola. Era uno dei kimoni più belli che avesse mai indossato e le stava perfettamente. Fece una giravolta e osservò con stupore come l’abito seguisse armoniosamente i suoi movimenti, mentre le grandi maniche le svolazzavano intorno.

Si fermò di fronte al grande specchio, posto in un angolo della stanza, per ammirarsi.

I propri occhi nocciola, riflessi nel vetro, la fissarono di rimando.

Era lei e, allo stesso tempo, non lo era affatto.

"Che ne pensi Nabiki-chan?" chiese Nodoka facendo un passo indietro e meravigliandosi del proprio lavoro. Questa volta aveva superato se stessa. Akane era semplicemente splendida.

"Un miglioramento niente male." disse Nabiki, in piedi accanto alla ragazza, osservando il riflesso d’Akane nello specchio "Non fare quella faccia sconvolta Akane. È la stessa ragazza. Sei tu."

Un miglioramento niente male. Akane non lo pensava affatto.

L'ultimogenita di casa Tendo piegò la testa e cercò di vedere quella giovane maschiaccio, che riusciva a dare colpi di bokken,anche nel suo kimono.

La giovane apprendista d’arti marziali. La giovane ragazza che solo la settimana prima aveva sconfitto tutti i propri pretendenti in pochi minuti. Non riusciva a trovare quella ragazza nel proprio riflesso.

Quello che riusciva a vedere era una donna che non aveva mai pensato esistesse in lei. La signora Saotome le aveva dipinto le labbra di rosso fragola e le aveva aggiustato i capelli in uno stile più tradizionale.

Le aveva affermato che quest’acconciatura era indossata dalle apprendiste geisha. LA frangetta della ragazza era stata pettinata indietro e il resto era stato legato in un nodo che sembrava un puntaspilli in cima alla testa. Indossava un ornamento per capelli placcato d’oro, che le teneva i capelli fermi e sottolineava le pagliuzze dorate nei suoi occhi, in modo tale da far sembrare quasi che risplendessero. Aveva, anche questa volta, dovuto mettere la cipria sul viso. La odiava, si sentiva coperta da una maschera e lei non sopportava le restrizioni. Nodosa, invece, le aveva detto una volta che il volto pallido simboleggiava la morte, ma era contraddetto dalle labbra rosso sangue, che simboleggiavano la vita. Lei purtroppo non sapeva nulla di queste cose. Sorrise dolcemente e cercò gli occhi di Kasumi.

"Somigli tanto a haha-ue, Akane." le rivelò la sorella maggiore, portandosi commossa una mano a coprirsi le labbra. Le ragazze avevano perso la madre quando erano ancora molto piccole. Akane stessa ricordava poco di lei, però i continui racconti delle sorelle e del padre mantenevano vive le poche immagini che aveva. Certo, non rammentava più il suo profumo o i gesti quotidiani, ma il suo sorriso, quel sorriso così luminoso e dolce che sempre le rivolgeva, brillava ancora immutato nei suoi ricordi.

"È vero! Mi ricordi tantissimo le tua cara madre." Affermò Nodoka posandole le mani sulle morbide spalle. Akane si girò nella sua direzione, perdendosi così in quei caldi occhi azzurri.

"Guardati, sei così bella! Sono sicura che se Ranma fosse qui s’innamorerebbe a prima vista di te. E tu di lui." pronunciò eccitata la donna. La più piccola delle sorelle le sorrise imbarazzata. Non aveva mai conosciuto il figlio dei coniugi Saotome; o meglio, non lo rammentava affatto.

Eppure la signora lo nominava sempre e decantava ogni istante la sua bellezza e la sua virilità. Akane sapeva solo di averci giocato insieme quando era piccolissima e le loro madri, grandi amiche, li portavano in riva al fiume nel periodo estivo per sottrarsi alla calura di quei mesi.

Lui era più grande di lei di qualche anno e, a soli sei, il padre Genma lo aveva portato in allenamento vagabondando per tutto il Giappone. Poi a differenza del genitore, il ragazzo non aveva fatto più ritorno alla propria dimora e la povera madre non lo vedeva d’allora.

"Deve esser diventato bellissimo. Ormai sono quasi quindici anni che non lo vedo, ma sono convinta che sia il più virile fra gli uomini. Sapete? Genma mi ha rivelato che riveste una carica importante nell’esercito." continuò emozionata la donna, mentre gli occhi brillavano al pensiero del suo adorato bambino.

Nel mentre, bussarono al legno degli shoji. Dietro il piccolo paravento in carta era visibile la longilinea ombra di una ragazza.

"Avanti." rispose gentilmente Kasumi. Tutti si voltarono curiosi verso la figura che stava per entrare.

"Shitsureishimasu." pronunciò una bella fanciulla, dai lunghi capelli castani, prolungandosi una volta entrata nella stanza, in un grazioso inchino. "Potrei parlare un attimo con la signora Saotome?" domandò gentilmente, rivolgendosi alle persone presenti.

"Akari!" la chiamò entusiasta Akane. Poi, rendendosi conto dello sguardo confuso della nuova arrivata, aggiunse "Non mi riconosci? Sono Akane."

"Oh Akane-san! Sono così lieta di rivederla. Mi scusi tanto ma non l’avevo riconosciuta vestita così." rispose felice Akari, avvicinandosi.

"Tranquilla, a momenti non mi riconosco neanche io." rise divertita la figlia di Tendo.

"Akari-chan, cosa volevi dirmi?" s’intromise gentilmente la signora Saotome.

"Mi scusi tanto, stavo quasi per dimenticamene." si giustificò la nuova arrivata, ampliandosi in un altro inchino, poi aggiunse "Le ragazze sono tutte pronte e i signori sono arrivati." concluse sorridendo leggermente.

"Bene, allora è il caso che tu vada Akane." affermò Nodoka guardando la giovane che a quelle parole s’irrigidì. Le piccole mani, nascoste sotto la pesanti maniche del chimono, si strinsero in pugni serrati. L’ora era infine giunta.

In seguito, Nodoka si rivolse ad Akari: " Potresti gentilmente, accompagnarla insieme alle altre?"

La giovane ragazza rispose con un inchino, poi si avvicinò all’uscio; attese l’arrivo della sua amica e insieme sparirono oltre le porte scorrevoli.

???


Due uomini, seduti all’interno di un dojo su morbidi zabuton, erano messi l’uno di fronte all’altro.

Al centro, come per dividerli, una scacchiera in legno per gli shogi faceva bella mostra di se. Quello più grosso dei due indossava degli hakama neri e un haori verde, in modo da coprire il sottostante kimono.

Sul volto faceva mostra di sè un paio d’occhiali retti da due cordicine legate dietro alle orecchie; in testa un buffo fazzoletto bianco a coprire la calvizia. L’altro, meno robusto, aveva lunghi capelli bruni e sottili baffi. Gli hakama marroni e l’haori arancione nascondevano un raffinato kimono color panna.

Il giocatore nero, dopo qualche attimo di meditazione, mosse il kei diagonalmente catturando la pedina dell’avversario. Sicuro della sua tattica iniziò tranquillo una discussione con l’amico.

"Sono felice che tu sia venuto a farmi visita, avevo delle questioni importanti da discutere con te." affermò l’uomo calvo.

" Mi spiace, in questi ultimi periodi ho avuto molti grattacapi." Rispose l’altro, lisciandosi uno dei baffetti e riflettendo sulla mossa successiva.

"Cosa ti turba amico mio?" domandò preoccupato il giocatore nero. Il giocatore bianco spostando uno dei kin in avanti rispose: "Mia figlia, quella sconsiderata." tornando poi nuovamente a guardare il compagno.

"Che cosa ha fatto questa volta?" chiese il più robusto, muovendo la pedina e rendendosi conto un attimo più tardi di aver effettuato la mossa sbagliata.

"Non ha ancora trovato marito." rivelò l’avversario, illuminandosi per la piega che aveva preso quella partita.

"Oh Be'! A questo c’è sempre rimedio. E poi bilancia il discorso che volevo esporti."

confidò il giocatore nero "Se vuoi, ho la soluzione ai tuoi problemi." finì corrugando la fronte e strofinandosi con una mano il mento con l’intenzione di trovare la giusta mossa da mettere in atto.

"Dimmi allora." lo incitò l’uomo dai lunghi capelli, osservando l’ennesima mossa sbagliata da parte dell’amico.

" Come sai bene, hai bisogno di un erede per la palestra. Ed io ho il ragazzo che fa per te."

Il giocatore bianco alzò, a quella notizia, il volto dalla scacchiera osservando l’amico con espressione curiosa e incitandolo così a continuare.

"Mio figlio è la persona giusta. Un grande combattente d’arti marziali. Inoltre, con questo stratagemma uniremmo le due palestre. Cosa ne pensi?" chiese l’uomo calvo.

"L’idea di unire le palestre mi piace molto ma dimentichi forse, amico mio, che il tuo erede è arruolato nell’esercito? E poi, essendo sincero, non lo so. Non credo che la mia bambina approverebbe se decidessi per lei." rispose il giocatore bianco, scurendosi in volto.

???


"Chi sono le immonde e sciagurate creature che hanno osato presentarsi per la dolce Akane Tendo?" tuonò la voce di un ragazzo, in una delle ampie sale del palazzo. Un giovane, vestito con degli hakama neri e un haori azzurro, si ergeva fiero in tutta la sua statura stringendo nelle forti mani un bokken. A quelle parole la maggior parte dei presenti si alzò dai propri posti e iniziò ad osservarlo in segno di sfida.

"Io, Kuno Tatewaki, non vi permetterò di infastidire con i vostri viscidi tentacoli la mia rosa rossa!" affermò l’ultimo arrivato, preparandosi allo scontro. A quelle parole i pretendenti si scagliarono in un unico blocco contro il seguace della famosa arte del ken-jutsu.

Per nulla impensierito, Kuno impugnò meglio l’arma e si preparò ad affrontare il primo avversario. Bastò un unico colpo in cima al capo ed egli cadde svenuto ai suoi piedi. Successivamente un calcio ben piazzato mise fuori gioco il secondo e una scudisciata, non troppo forte, stese il terzo. Di fronte a tanta maestria i rimanenti pretendenti decisero, da codardi qual’erano, di darsi alla fuga.

Udendo il trambusto provocato dall’erede dei Kuno alcune persone accorsero trafelate nella stanza.

"Si può sapere cosa è successo qui?" domandò Nodoka, alla vista di tutti quegli uomini stesi in terra. Akari e Kasumi, arrivate insieme a Nabiki, subito dopo la donna, si portarono sconvolte una mano alla bocca, mentre la mediana delle sorelle Tendo affermò con aria serafica "Ora ne vedremo delle belle."

"In quale delle stanze posso trovare la dolce Akane? Sono venuto fin qui per chiedere la sua mano." chiese Tatewaki, rivolgendosi al gruppo di donne che erano accorse. L’unica a rispondere fu Nabiki che, con un fluido gesto della mano, indicò la porta alle spalle del guerriero. Ringraziando per l’informazione, il ragazzo si avviò verso il suo amore.

"Spero solo che Akane non decida di sfidarlo, è troppo forte anche per lei." rifletté ad alta voce la maggiore delle sorelle Tendo.

"Stai tranquilla Kasumi, la nostra sorellina è in grado di batterlo con un braccio solo." cercò di rassicurarla Nabiki, poggiandole una mano sulla spalla.

Ascoltate quelle ultime parole e preoccupata per la sorte della ragazza, Nodoka chiese ad Akari di recarsi nel dojo e avvertire degli avvenimenti suo marito e il padre delle tre sorelle, pregandoli di affrettarsi a raggiungerle.




???




Chiusa in quella nuova sala da qualche minuto, stava ancora ammirando emozionata il suo kimono quando la porta alle sue spalle si aprì di colpo. Voltatasi non rimase affatto sorpresa dalla figura dell’uomo. Ormai erano mesi che si presentava al suo cospetto nonostante i rifiuti, gli insulti e i pugni che si era preso in faccia.

Con passo svelto il ragazzo le si avvicinò catturandola in un abbraccio.

"Oggi è il giorno mia amatissima Akane in cui accetterai la mia proposta."

L’altra intenta a staccarselo di dosso rispose stizzita:

"Ne sei proprio certo Kuno?"

"Se l’uomo non svanisse mai come il fumo su Toribeyama, ma durasse per sempre in questo mondo, quante cose perderebbero il loro potere di commuoverci. La cosa più preziosa nella vita è la sua incertezza." rispose Tatewaki, continuando a tenerla fra le braccia.

Akane dal suo canto lo osservava sbigottita. Possibile che quel ragazzo non faceva altro che dire una mare d’idiozie? Inoltre aveva il bruttissimo vizio di allungare quelle brutte manacce. Stanca e con i nervi a fior di pelle gli assestò una potente gomitata sotto al mento con l’unico risultato di allontanarlo di qualche passo permetterle di tornare a respirare.

"Bene, ora perché non vai via Kuno? Non ho affatto intenzione di combattere oggi." gli propose scocciata la minore delle Tendo.

"Questo significa che la tua è una risposta affermativa." esultò il seguace del ken-jutsu, fagocitando le mani della ragazza nelle proprie. "Sapevo che nonostante la timidezza iniziale avresti accettato." Intanto una vena sulla tempia d’Akane iniziava a pulsare stranamente.

"Ti prometto che andremo a vivere in una bella casetta con tanti bambini e cani. Sei o sette al massimo."

"Cosa, cani?" domandò stupida, o meglio dire inorridita, dalla fantasia che possedeva il giovane.

"No, bambini. E ogni volta che io tornerò a casa dopo una lunga giornata di lavoro tu mi accoglierai con un caloroso bacio." concluse avvicinandosi pericolosamente alle labbra della ragazza nell’intento di baciarle.

Non potendo resistere un minuto di più Akane urlò: "Ora Basta!" stampandogli un poderoso pugno su quella boccaccia e spedendolo nel mondo dei sogni.

???


Akari correva trafelata per i corridoi del palazzo con l’intento di arrivare il prima possibile a destinazione.

I due giocatori di shogi, intanto, proseguivano la loro partita, dopo un piccola discussione chiaritasi nel migliore dei modi, ovvero con un bel bicchierino di caldo sakè.

Soun dopo essersi lisciato i baffetti con soddisfazione, aveva appena sistemato, sicuro di aggiudicarsi la vittoria, l’osho su una casella quando, una delle porte del dojo si aprì in un colpo.

I due uomini sorpresi poterono osservare la figura ansimante d’Akari reggersi stanca sulle piccole gambe.

"Akari-san! Sono modi di entrare?" domandò Genma, con una vena di rimprovero.

"Gomennasai. Mi ha mandato vostra moglie, Nodoka-san, a chiedervi di raggiungerci il prima possibile nelle sale in cui si svolge la cerimonia. Abbiamo dei problemi." rivelò piegandosi in un inchino.

"Che cosa è successo?" domandò apprensivo Soun, certo che in qualche modo c’entrasse la propria figlia.

"Crediamo che Akane-san sia in pericolo. Kuno-san ha sfidato tutti i suoi pretendenti e li ha battuti. Ora si è appena diretto da vostra figlia."

"Arrivo subito. Arigatoiu Akari." disse il signor Tendo, alzandosi per raggiungere la figlia.

"Avanti Soun, finiamo prima la partita." lo bloccò Genma, che durante il trambusto creatosi dall’arrivo della ragazza aveva spostato in una orribile posizione il re avversario.

"Ma Akane…" cercò di ribattere l’uomo.

"Sai meglio di me che tua figlia può cavarsela da sola, coraggio." alle parole dell’amico decise di concludere in vittoria quella partita. Purtroppo quando si concentrò nuovamente sul gioco aspettando la mossa dell’avversario, una sorpresa lo attese.

Non ricordava di aver spostato in quella posizione il suo pezzo. Possibile che… Ma Genma, interrompendo i suoi pensieri, affermò.

"Brutta mossa amico Tendo. Scacco. Ho vinto io." esultò mangiando la pedina avversaria. Ancora confuso da quella assurda sconfitta Soun affermò "Complimenti per la vittoria, amico Saotome. Ora, se non ti dispiace, mi reco da mia figlia."

"Vengo con te." concordò Genma alzandosi.

Poco dopo i due uomini arrivarono nella sala in cui i tre ragazzi giacevano ancora svenuti. Così, preoccupati, entrarono velocemente nelle stanze della ragazza.

Lo spettacolo che si presentò davanti agli occhi dei due capi palestra era assurdo. Kuno Tatewaki era scompostamente accasciato al suolo con l’impronta di un pugno ben visibile sul volto e Akane a qualche passo da lui respirava ancora affannosamente per la rabbia.

"Akane!" attirò la sua attenzione il padre.

"Otosan…" sussurrò la ragazza certa di essersi cacciata in un grosso pasticcio. Genma intanto, piegato sulle ginocchia cercava di rianimare con piccoli e misurati schiaffi il ragazzo.

"Potrei sapere cosa è successo questa volta?" domandò stanco dai continui problemi che la più piccola delle sue figlie continuava a procurargli.

"Io… io… e lui…" balbettava la ragazza in preda al panico, preparandosi ad una sfuriata da parte del genitore.

"Non importa. Cambiati e chiama le tue sorelle. Torniamo a casa." Akane lo guardò con impresso sul volto un enorme punto interrogativo. Possibile che non volesse sgridarla? Continuando ad osservarlo, ora con una piccola nota indagatrice si avviò fuori dalla stanza. Di sicuro suo padre stava tramando qualcosa e lei doveva scoprire, al più presto, cosa.

Soun intanto si avvicinò a Genma con l’intenzione di aiutarlo ad alzare il corpo addormentato del figlio dei Kuno. Akane doveva avergli tirato un pugno davvero forte se il ragazzo non si era ancora ripreso.

"Ho fatto la scelta migliore. Lui è la scelta migliore." pensò rimembrando la discussione avuta qualche minuto prima con il suo amico.



_____________________________________________________________________________________________

Furao no hateshi significa il destino di una donna. Niente di eccezionale dunque ^__^;


Dizionario:

Konnichiwa: Buongiorno.

Chichi-ue: Padre. Una forma moto rispettosa.

Bokken: La spada in legno.

Otosan: Sempre padre ma in forma meno rispettosa.

Haha-ue: Madre. Forma rispettosa.

Chu-burisode: è un tipo di kimono detto furisode (furi= muovere; sode= maniche) è il kimono più formale per una ragazza nubile e viene indossato nelle occasioni più eleganti (per festeggiare la maggiore età per esempio) Quello che porta Akane è detto chu-borisode perché è un furisode medio con maniche lunghe circa 90 centimetri. Abbiamo altri due tipi: il o-burisode con maniche lunghe 105 centimetri e il ko-furisode con maniche lunghe 75 centimetri.

Shogi: sono gli scacchi giapponesi

Hakama: indumento usato sopra il kimono anticamente dai samurai quando cavalcavano per proteggersi le gambe. Indossati sia da uomini che da donne. Ne esistono di due tipi. Separati in mezzo alle gambe o a forma di gonna, i secondi sono utilizzati in occasione di cerimonie o danza tradizionali oppure nelle arti marziali.

Haori: Giacca leggera di seta usata originariamente insieme agli hakama e con lo scopo di mantenere più pulito il kimono. L’uso dell’haori è consigliato per gli uomini, ma nel periodo Edo lo usano anche le donne.

Obi: è una cintura in seta dipinta per il kimono più o meno formale a seconda della maggiore o minore lunghezza.

Kin: Una delle pedine degli shogi in questo caso il generale d’oro Si può muovere di una casella ciascuna in avanti, indietro, orizzontalmente o diagonalmente in avanti (destra e sinistra) ma non in diagonale all’indietro.

Kei: La pedina del cavallo. Si può muovere di una casella avanti e di una diagonale in un’unica mossa. Non può muoversi all’indietro. Esso può ignorare i pezzi situati sul proprio cammino saltandoli la casella di destinazione deve essere vuota oppure se occupata in quel caso il pezzo avversario viene catturato.

Osho: è la pedina del re bianco e si può muovere in qualunque direzione.

Cha no yu: Significa letteralmente acqua calda per il the. Quest’arte così semplice è la sintesi di più arti che vengono usate per preparare e servire una tazza di the con cuore puro.

Arigatou: Grazie

Shitsureishimasu: Permesso. Nell’entrare in una stanza



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"Prometto che è l'ultima volta che mi vedi.
Non tornerò. Non ti costringerò
mai più ad affrontare una situazione
come questa. Proseguirai la tua vita
senza nessuna interferenza da parte
mia. Sarà come se non fossi mai
esistito
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Wow! :Leccata3.gif:
Diventi sempre più eccezionale ogni momento che passa! *w*
Sei la mia Dea da questo momento! E' ufficiale! *w*

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How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

Needed the shelter of someone's arms
And there you were
Needed someone to understand my ups and downs
And there you were
With sweet love and devotion
Touching my emotions

I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop
And thank you baby
Whoa Oh Yeah

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

I close my eyes at night
Wondering where would I be without you in my life?
Everything I did was such a bore
Everywhere I went you know
I'd been there before
But you brighten up for me all my days
With a love so sweet in so many ways
I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop and thank you baby
Whoa, oh

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

You were better to me than I was to myself
For me there is you and there ain't nobody else
I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop
And thank you baby
Oh, whoa, oh

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

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^///^ quanti complimenti ^///^ divento rossa ^///^ grazie mille

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Non tornerò. Non ti costringerò
mai più ad affrontare una situazione
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Pura e semplice verità... ^w^

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How sweet it is to be loved by you

Needed the shelter of someone's arms
And there you were
Needed someone to understand my ups and downs
And there you were
With sweet love and devotion
Touching my emotions

I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop
And thank you baby
Whoa Oh Yeah

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

I close my eyes at night
Wondering where would I be without you in my life?
Everything I did was such a bore
Everywhere I went you know
I'd been there before
But you brighten up for me all my days
With a love so sweet in so many ways
I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop and thank you baby
Whoa, oh

How sweet it is to be loved by you
How sweet it is to be loved by you

You were better to me than I was to myself
For me there is you and there ain't nobody else
I wanna stop
And thank you baby
I just wanna stop
And thank you baby
Oh, whoa, oh

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Il poeta maledetto

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 21:07


Bello! Non so che altro dire, mi hai davvero tolto le parole.
Premetto che io coi manga non ci vado molto d'accordo, pertanto ne so veramente poco dell'ambientazione di Ranma. Nonostante ciò il tuo racconto mi ha proiettato in un mondo così lontano, così ben dettagliato. È un ottimo lavoro a mio avviso. Non vedo l'ora di leggere il seguito: mi ha preso tantissimo! :woot:

PS: Complimenti per la conoscenza smisurata del Giappone e della sua lingua! :lol:

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ORIGINAL SOUNDTRACKS
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Questo è Adam Jenkins, il mio miglior pg! ^^ (grazie Ale per la dedica!)
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Questi sono gli altri mei pg:
Miirik Onureth Hesjing/Dorian Maeve
Rebecca Golpitch
Radamánthys
Jourdain Gautier
Mattia
Mogul



۩



In my restless dreams, I see that town.
Silent Hill.
You promised you'd take me there again someday. But you never did.
Well I'm alone there now...
In our "special place"... Waiting for you...

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 23:31


TI ringrazio tanto ^^ sono felice ce ti piaccia ^__- le infromazioni sul giappone le ho scovate qua e la nella rete.. in più siccome seguo molto i manga in generale molte parole le ritrovo li :-P

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"Prometto che è l'ultima volta che mi vedi.
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 23:31


Ecco un altro ccapitolo ^^ buona lettura:

Furao no hateshi



Akane era sul portico. I lampi balenavano in lontananza nel cielo scuro e i tuoni risuonavano nell’aria, con la promessa di recare un po’ di sollievo in quell’umida e immobile cappa.
Sfortunatamente la tempesta imminente non riuscì a calmare i suoi

pensieri, anzi; le sembrò solo che amplificasse il suoturbamento.

Un tuono crepitò di nuovo nell’aria, più forte e più vicino stavolta, e il vento le smosse i capelli sciolti. La ragazza rabbrividì; con l’avvicinarsi della tempesta ora la temperatura si stava finalmente abbassando. Osservò i lampi baluginare nel cielo, ma non era davvero dell’umore adatto per ammirare la tempesta. Voleva urlare al cielo tutta la sua frustrazione.

Quella sera aveva perso un sacco di tempo nel tentativo di scrivere ai suoi familiari, ora non le restava altro da fare che prepararsi. Ma i dubbi e i timori ancora la divoravano, anche se aveva scelto quella strada di sua spontanea volontà. Doveva essere stato un paio di giorni dopo che era arrivata quella lettera, che aveva preso la sua decisione. Le domande, in ogni caso, avevano continuato ad impensierirla per tutti i giorni seguenti. Ne sarebbe stata all’altezza? Che sarebbe stato di lei se il suo segreto fosse stato svelato? Come avrebbe reagito suo padre appresa la notizia del suo gesto? E una volta tornata alla propria dimora l’ avrebbe mai perdonata per il gran disonore arrecatogli?

"Questo sempre se sarò scoperta e, soprattutto, se mai tornerò a casa." rifletté ad alta voce la ragazza, emettendo amareggiata un sonoro sospiro. Infine, una domanda alquanto strana le galleggiava, come una foglia adagiata sulla calma superficie di un lago, nella testa. Che in tutto questo c’entrasse il destino? Dopotutto quella lettera avrebbero potuto consegnarla alle sue sorelle o a suo padre in persona piuttosto che a lei.

Sbuffò sonoramente con il risultato di far sollevare per qualche attimo la frangetta che le ricadeva compostamente sugli occhi; era inutile arrovellarsi il cervello per una domanda senza risposta.

Si volse a guardare attraverso gli shoji aperti il bokken appoggiato alla parete di legno del dojo, mentre la stanza era illuminata a giorno da un nuovo lampo; continuò ad osservarlo con aria rammaricata per diversi minuti. Aveva fatto una promessa la sera in cui erano tornati a caso dopo la disastrosa giornata dai Saotome.

…………………………..


Erano tranquillamente sedute al tavolino basso del salone, lei e sua sorella Kasumi, quando quest’ultima richiamò la sua attenzione.

"Akane?"

"Dimmi pure, Kasumi."

"Posso farti una richiesta?" domandò Kasumi, con voce tesa, mentre si torturava le mani poggiate in grembo.

"Certo." le rispose Akane, sorridendo cordialmente e incitandola così a proseguire.

"Ascolta il mio consiglio come se ti venissse detto dalla nostra cara mamma che non c’è più." Akane a quelle parole cominciò a preoccuparsi; doveva trattarsi di qualcosa di molto serio per indurre Kasumi a nominare haha-ue. Dopo un piccolo cenno da parte della sua sorellina, la maggiore continuò:

"Stammi ben a sentire: promettimi che non picchierai mai più i ragazzi."

Negli occhi un tempesta incomprensibile.

Akane osservava sconvolta il volto serio di Kasumi. Possibile che fosse quella la sua richiesta?

"Akane?" richiamò nuovamente Kasumi, con l’intenzione di ricevere una risposta.

"Vedi… io…" iniziò incerta la ragazza.

"Promettilo Akane!" la interruppe la sorella, decisa a ricevere una risposta positiva.

"Va bene." acconsentì infine la più piccola.


………………………….




Al tempo, quando aveva fatto quel giuramento, non aveva ancora letto la missiva e, soprattutto, non aveva ancora preso quella decisione.

Era logico che, ora, la tormentassero i sensi di colpa per il dover venir meno alla parola data.

Non aveva mai disobbedito alle richieste di Kasumi, che era così buona con lei e con Nabiki

Come poteva fare un torto alla propria sorella?

Come avrebbe potuto deludere la persona che si era presa cura di lei e del resto della dopo la morte della loro adorata madre?

L’unica cosa da fare era pregare i kami che lei comprendesse le sue azioni.

Rimase ancora qualche minuto seduta sul portico, poi decise che era giunto il momento di dare un ultimo saluto ai suoi familiari.

Akane, entrata con passo felino all’interno dell’abitazione, si affrettò a salire silenziosamente i numerosi scalini che conducevano al piano superiore.

Il legno sotto ai suoi piedi scricchiolava sinistramente e le fronde mosse dal vento sbatacchiavano alle finestre creando rumori sordi e ombre paurose.

Akane aprì lentamente la prima porta a destra producendo uno stridulo cigolio, attese qualche attimo e infine si affacciò con la sola testa all’interno della stanza. Quella era la camera della mediana delle sorelle. Con la vista ormai abituata al buio che la circondava, Akane poté osservare Nabiki riposare disordinatamente nel proprio futon, mentre il kakebuton era gettato, sicuramente a causa di un calcio, sul tatami. La sorella aveva un espressione birichina nonostante l’oblio del sonno l’avvolgesse e sembrava felice. Akane pensò che stesse sognando qualcosa di bello quando, ad un tratto, la sentì bisbigliare qualcosa; le parole però, troppo basse e biascicate, non le risultarono comprensibili.

Decise di trattenere per qualche attimo il respiro sperando che quello sciocco trucchetto le permettesse di ascoltare. Fu così che riuscì a carpire qualcosa.

"Yen… tanti yen."

A quelle parole la minore delle sorelle dovette premersi con forza le mani sulla bocca per impedire alle risate di risuonare nell’aria. Preoccupa di essere colta con le mani nel barattolo dei biscotti, decise, dopo aver rivolto alla sorella un ultimo e dolce sorriso, di andare via.

La sua nuova direzione era la seconda porta a destra, quella che da qualche mese era nuovamente occupata. Kasumi era tornata con loro nel momento in cui Tofu aveva deciso di recarsi al fronte per curare i feriti. Così la ragazza, non sopportando di rimanere sola nella loro grande casa, aveva pensato di trattenersi nell’abitazione del padre e delle sorelle fino al ritorno dell’amato marito.
Questa volta Akane aprì tranquillamente la porta e fece qualche passo all’interno della stanza.

Kasumi, al contrario di Nabiki, giaceva compostamente nel proprio giaciglio e nessuna grinza o piega si scorgeva fra le fresche lenzuola.

Akane rimase anche lì qualche minuto. Era una gioia osservare sua sorella dormire; l’espressione dolce sul volto l’accompagnava anche nel sonno ed era in grado di trasmettere alla ragazza un profondo senso di pace.

"Perdonami oneechan." sussurrò infine, prima di chiudersi alle spalle la porta scorrevole.

Era giunto infine il momento più difficile. Akane prese un lungo respiro con l’intenzione di calmarsi e si diresse verso la porta infondo al corridoio.

"Forza e coraggio." pensò prima di far scorrere gli shoji.

All’interno suo padre, Soun Tendo, riposava russando fragorosamente.

Lo guardò con astio, non osando avvicinarsi alla sua figura; in un attimo la discussione avuta la settimana precedente tornò prepotente nella sua mente. Era così adirata con lui…



………………………………….


Akane si trovava all’interno del dojo a compiere i suoi quotidiani kata, mentre assorta nei suoi pensieri rileggeva mentalmente le parole di una lettera ormai imparata a memoria. Lo scorrere fragoroso di una porta la riportò alla realtà, così non pensando più ai propri passi si volse repentinamente verso l’entrata scorgendo l’austera figura del genitore; la distrazione fu fatale. Inciampando nei propri piedi la ragazza cadde al suolo provocando un forte botto.

"Possibile che tu sia così goffa Akane?" la riprese il padre, sorridendo bonariamente.

"Non lo sono affatto…" replicò la ragazza, imbronciandosi immediatamente.

"Coraggio, ora alzati! Sono qui per insegnarti un nuovo kata." affermò Soun, porgendo una mano alla figlia aiutandola così a rimettersi in posizione eretta.

Akane a quelle parole non replicò e, felice di apprendere nuove tecniche, si affrettò ad iniziare la lezione.

Adorava fin da piccola passare del tempo ad allenarsi con suo padre; lei lo trovava un istruttore eccezionale. Concentrandosi iniziò ad ascoltare le sue parole e a eseguire i suoi movimenti.

Le ore passarono e Akane si apprestava a riprodurre l’ennesimo movimento mostratole poco prima dal padre, quando quest’ultimo la interruppe con una frase inaspettata:

"Akane, ora che mi viene in mente, non devi più andare a casa della sensale per la cerimonia."

Akane lo guardò per qualche attimo come se gli fosse spuntata una seconda testa, poi cercò di capire il motivo delle sue parole. Forse, dopo quello che era accaduto, la signora Nodoka aveva perso le speranze e non la voleva più come partecipante? Oppure suo padre aveva finalmente compreso le sue esigenze? A quell’eventualità, la ragazza gioì interiormente ed era pronta a buttare la braccia al collo al suo comprensivo genitore quando un dubbio s’insinuò scaltro fra i suoi pensieri. Era dall’ultima visita ai Saotome che qualcosa non tornava; suo padre non l’aveva sgridata per il pasticcio con Kuno e soprattutto… cosa ci faceva suo padre lì quel giorno?

"Perché?" chiese scettica Akane, mentre la frangia umida di sudore le aderiva ai lati del volto.

"Non ne hai più alcun bisogno." rispose enigmatico l’uomo.

" Perché? Cosa ci facevi quel giorno a case dei Saotome?" domandò trafelata mentre un'orribile sensazione la pervadeva. "Non può aver deciso per me" continuava a ripetersi come una litania nella propria testa.

"Mi trovavo lì per la nostra consueta partita di shogi." rispose Soun, fermandosi un attimo per osservare la propria figlia, poi continuò deciso: " E abbiamo colto l’occasione per risolvere il futuro ancora incerto dei nostri figli e delle palestre." rivelò, avvertendo che il tempo per tenerle nascosta la notizia era ormai scaduto.



…Il mio futuro…

…Ha deciso il mio futuro…

…Mi è stata negata l’opportunità di decidere il mio futuro…

…Non ho più alcun futuro…

Akane, momentaneamente paralizzata dai propri pensieri, fissò sgomenta il vuoto fino a che la sensazione del sudore che le colava su una tempia la riportò al suo orribile presente; tornando di colpo alla realtà, riportò l’attenzione sul padre che concluse quella che alle orecchie della ragazza parve una spietata sentenza.

"Ora sei ufficialmente fidanzata con il figlio di Genma, Ranma Saotome."

"Non puoi farlo!" urlò la ragazza, stringendo talmente forte la spada di legno fra le mani da far diventare bianche le nocche.

"Sono tuo padre, posso." ribatté duramente Soun, mentre gli stringeva il cuore alla vista della sua adorata bambina.

Akane a quelle parole agitò in segno di diniego la testa, mentre con gambe tremanti indietreggiava non riconoscendo più in quella figura altera il suo amato genitore.

"Tu non sei il mio otosan…" sussurrò sconvolta la ragazza, prima di gridare un "Ti odio!" fra le lacrime e corse fuori.



…………………….


Da quell’evento non aveva più rivolto la parola a suo chichi-ue ma ora, prima di partire, non se la sentiva di andare via senza neanche salutarlo.

"Ti voglio bene otosan…" sussurrò Akane alla sua figura addormentata, prima di voltarsi e dirigersi decisa verso il dojo. Nella mente continua a rimbombarle come un mantra una singola frase:

"Sono io a decidere del mio futuro."

In lontananza il sole iniziava lento a risvegliarsi dal suo sonno per dare inizio ad un nuovo giorno, un giorno importante per la vita delle persone della città di Kyoto.






???




All’interno della propria stanza, un ragazzo continuava a rigirarsi fra la pesanti coperte del futon. Era sveglio; quella notte non riusciva a chiudere occhio, i pensieri vorticavano velocemente all’interno della sua testa, confondendolo, turbandolo, irritandolo.

Si rigirò sotto le coperte posizionandosi a pancia in giù; rimase in quella posizione per un tempo indefinito mentre le immagini dei giorni passati scorrevano nella sua mente.

Aveva deciso di rivelare alla dolce Akane i propri sentimenti prima della partenza ma, da codardo qual'era, non c’era riuscito; eppure le occasioni non erano state poche, anzi. Rimembrava ancora con un sorriso un giorno che si erano incontrati al mercato; l’aveva fermata giusto in tempo dall’avventarsi sulla faccia del povero fruttivendolo che doveva aver sminuito, senza rendersene conto, le donne. Quale erano state le sue parole, una volta che si era calmata? Ah sì…

"Grazie per avermi fermata" lo aveva ringraziato lei, aggiungendo subito dopo: " Altrimenti avrei finito per impastargli la faccia come si fa con i mochi." aveva così concluso aggrottando le sopracciglia.

Nonostante la trovasse estremamente carina con quell’espressione corrucciata sul volto, a quella notizia aveva tremato leggermente; sapeva bene quanto Akane utilizzasse la propria forza in cucina, dopotutto era una delle occasioni in cui poteva spiarla tranquillamente. Quella e gli allenamenti nel dojo erano gli unici momenti in cui Akane perdeva la cognizione di ciò che le accadeva intorno, concentrandosi unicamente sulle proprie azioni. Nei giorni successivi, poi, non aveva più avuto occasione di parlarle e si era limitato ad osservarla da lontano, perdendo così la speranza di palesare i propri sentimenti prima di andarsene.

Sospirò pesantemente, alzandosi dal proprio giaciglio. Aveva bisogno di vederla, sentiva l'incredibile desiderio di rivederla ancora una volta prima di partire; così, incurante della pioggia incessante e dell’ora tarda, si avviò fuori dalla propria dimora. Direzione: il dojo Tendo, più dettagliatamente la stanza della terzogenita del capo palestra.

La pioggia scrosciante che batteva testarda sulle sue povere membra rendeva di minuto in minuto il suo umore sempre più cupo; stava girovagando da circa un ora nel tentativo di arrivare al dojo Tendo. Non che non avesse mai camminato, era abituato a vagabondare da sempre, viaggiando sotto ad ogni tipo di tempo atmosferico, sole, vento e neve turbinante. Eppure non ricordava di essersi mai sentito più miserabile di adesso.

Con irritazione cercò di togliersi qualche goccia d’acqua dal viso; tutta quella situazione lo stava facendo impazzire, la frustrazione era tale che avrebbe voluto trovare qualcuno da provocare per battersi e scaricare un po’ i nervi.

Passando sopra un ponte, abbassò lo sguardo sul veloce scorrere del fiume sotto di lui, incuriosito, per capire dove si trovasse. Non ricordava che bisognasse attraversare un fiume per arrivare alla dimora di Akane…

Curvando le labbra in una smorfia, finì di passare sul ponte e deviò dalla strada, dirigendosi verso il tetro bosco sperando in una scorciatoia per arrivare a destinazione.

Dopo qualche ora, quando ormai il sole si apprestava a sorgere, vide in lontananza il dojo. Passandosi le mani bagnate tra le ciocche nere della sua frangetta e sulla testa, il ragazzo chiuse gli occhi ed emise un lungo sospiro, esalando la sua irritazione. Era intenzionato a dirigersi verso l’abitazione quando sentì dei rumori provenire dalla palestra; curioso si nascose e iniziò a sbirciare da dietro uno shoji leggermente aperto; poco dopo riconobbe illuminata da una debole lanterna la figura della sua amata avvolta in un…

"Un'armatura?" sussurrò sconcertato il ragazzo.




Akane, al centro del dojo, era intenta ad annodare le ultime stringhe di cuoio dell’armatura sul lato del busto. Aveva impiegato quasi mezz’ora ad indossarla e ora che aveva finalmente finito si sentiva soddisfatta, tremendamente pesante, ma soddisfatta. Aveva prestato cura e attenzione ad ogni particolare, si era persino fasciata il petto con strette fasce di tessuto; certo non possedeva un seno prosperoso come quello delle sorelle, ma non voleva correre il rischio di essere scoperta. Così, desiderando essere piatta come il busto di un uomo, aveva stretto talmente forte le fasce da farsi quasi mancare il respiro.

Ammirò per qualche momento i fini intarsi sul kabuto e l’apertura sulla sua sommità. Quando era ancora molto piccola e suo padre indossava quell’armatura, le aveva spiegato che quel foro era chiamato "la sede del dio della guerra", che aveva il compito di permettere al dio di entrare in contatto con la mente del samurai e persuadere i propri pensieri. Akane afferrò la katana che qualche attimo prima si era legata in vita, liberandola dal suo foderò. L’osservò risplendere sinistramente alla tremolante luce della lanterna; quello doveva essere lo strumento mediante il quale i samurai concretizzavano in azioni il proprio pensiero. Akane non condivideva quell’ idea, non aveva nessuna intenzione di farsi comandare da uno sciocco dio che passava le sue giornate con l’unico hobby di scatenare inutili guerre e portare alla morte tante persone innocenti. Lei non avrebbe fatto nulla di simile, la via delle arti marziali non prevedeva l’eliminazione dell’avversario, ma solo sconfiggerlo. Prese l’elmo osservato fino a poco prima e lo indossò; un ulteriore peso le gravò sul suo esile corpo.Ora rimaneva solo una cosa da fare per completare la sua trasformazione; doveva tagliare i propri lunghi capelli. Si portò in avanti una ciocca nera iniziando nervosamente a giocarci, poi un ricordo le tornò in mente facendola sorridere.

…………………………………..


Una piccola bambina dai corti capelli neri con riflessi bluastri si trovava, con la caviglia fasciata da bianche garze, di fronte dell’abitazione dal curatore della città; sull’uscio di questa, un uomo dai capelli castani raccolti in un piccolo codino a spessi occhiali sul volto la stava salutando gentilmente.

"Ci vediamo, piccola Akane, stammi bene e stai attenta mentre torni a casa." le raccomandò premuroso l’uomo, sorridendole cordiale.

Nel mentre, una ragazza che si trovava passando per la via notò la bambina chiacchierare con l’uomo e si avvicinò.

"Ah sei qui Akane! Hai di nuovo fatto a botte." constatò Kasumi notando la benda sulla gamba della sorella. "La ringrazio per aver curato mia sorella Tofu-sama" si rivolse quindi all’uomo, sorridendo dolcemente.

"Non… Non c’è di che, Kasumi." rispose imbarazzato il curatore, affondando una mano nei folti capelli e assumendo sul volto una tinta tendente al porpora.

Kasumi si inchinò al suo cospetto e, senza aggiungere altro, prese per mano la sorellina avviandosi verso casa; stavano costeggiando la strada che si affiancava al canale quando la maggiore delle sorelle si rivolse alla più piccola:
"Ti comporti come un maschiaccio. Se non diventerai più femminile non piacerai a Tofu_sama, sorellina." le confidò sorridendo. La più piccola si voltò ad osservare la sorella sorpresa. Poi la reazione del curatore all’arrivo dai Kasumi le tornò in mente, così voltandosi nuovamente ad osservare la strada di fronte a loro prese una decisone.

"Se mi farò crescere i capelli forse assomiglierò di più a Kasumi…"

………………………………


A quel tempo desiderava così ardentemente essere notata dal bel curatore da voler assomigliare il più possibile a Kasumi, ma ormai questo non aveva più importanza. Si raccolse in un pugno tutti i lunghi capelli; poi, prendendo nell’altra mano la katana, diede con questa un colpo secco. Un'immensa cascata di ciocche caddero morte a terra spargendosi per l’intero pavimento del dojo.

Dopo quel coraggioso gesto, Akane alzò la spada tendendo orizzontalmente il braccio e ponendo la lama di fronte a lei; osservò il suo riflesso nello specchio d’acciaio ammirandosi all’interno dell’armatura con i corti capelli a caschetto: ora sembrava davvero un ragazzo. Com’era possibile che l’Akane in kimono, quella nel semplice e comodo gi azzurro e quella travestita da samurai fossero la stessa persona? Ancora non riusciva a capire se tutte queste persone facessero parte di lei, se fossero solo delle sfaccettature della sua anima. Akane era presa da questi pensieri quando sentì un rumore provenire dall’esterno.

Il ragazzo aveva osservato tutta la scena ad occhi spalancati; non poteva ancora credere a quello che stava accadendo di fronte a lui. La sua amata si era travestita da ragazzo e indossava un armatura degna dei migliori samurai. La figura nell’ombra non riusciva a capire il motivo di quelle azioni e questo lo spaventò.

Il colpo di grazia avvenne nel momento in cui con una decisone fuori dal comune e un poderoso colpo di lama la ragazza si tagliò i capelli; terrorizzato come se avesse visto un fantasma, il ragazzo fece inconsciamente un passo indietro. Movimento fatale visto che, senza rendersene conto, pestò un legnetto secco, che, alla pressione con il suo piede, provocò nella quiete di quell’alba un rumore forte quanto il suono emesso da un arma da fuoco. Temendo di essere scoperto, si allontanò velocemente dall’abitazione, il cuore ancora turbato dalle immagini a cui aveva assistito.

Akane si diresse veloce per quanto l’armatura glielo permettesse verso gli shoji laterali della palestra con il cuore in gola. Non poteva permettersi di essere scoperta o tutte le sue intenzioni sarebbero svanite come il fumo al vento. Con un fluido movimento aprì la porta scorrevole osservando attenta l’intero giardino, ma fortunatamente non c’era anima viva nei dintorni. Pensando ad un brutto scherzo causato dalla tensione, indirizzò lo sguardo all’orizzonte rendendosi conto che il temporale era terminato e che il sole stava sorgendo maestoso.

Akane trattenne il respiro, il cuore accellerò nuovamente il proprio battito nel torace. Di fronte a lei c’era il simbolo del Giappone, lungo tutto l’orizzonte. Se ne sentì parte, orgogliosa di combattere per il proprio paese. In quel momento prese coscienza del proprio posto nel mondo, mentre tutti i dubbi lasciavano posto alla certezza di fare la cosa giusta.



???




L’aria quella mattina era fresca e frizzate e l’odore della pioggia appena passata arrivava pungente alle narici delle persone che mattiniere si affaccendavano per recarsi a lavoro. Un ragazzo al centro della piazza attendeva ansioso, nella sua armatura, che l’ora del raduno arrivasse presto e che tutti i cadetti rispondessero all’appello. Voleva andar via il prima possibile dalla città che l’aveva visto crescere, nella speranza di evitare spiacevoli incontri. Il suo spiacevole incontro però era una dolce ragazza degli occhi nocciola che non corrispondeva il suo amore e, che armata di tutto punto, si stava dirigendo proprio nella sua direzione.

Senza rendersene conto, Shinnosuke aveva preso a camminare avanti ed indietro, concentrando tutti i propri pensieri su quel paio d’occhi e immaginando come sarebbe cambiata la sua amata nell’arco di quel tempo.

La sua fantasia però non poteva neanche concepire quanto fosse cambiata.

Il sole era ormai alto in cielo quando uno dei soldati gli fece notare che la piazza era gremita dei convocati e che l’ora prestabilita fosse passata d’un pezzo.

"Bene." rispose Shinnosuke, ridestandosi dalle proprie angosce. "Possiamo dare il via all’appello, radunali tutti." concluse deciso.

Il soldato con cui aveva parlato si avvicinò a quelli che sarebbero diventati valorosi bushi.

" Disponetevi in fila e fate un passo avanti quando sentirete il vostro cognome." urlò alla folla.

Shinnosuke, recuperati i registri delle famiglie della città, iniziò a chiamarli a gran voce.

Come lo shogun Tokugawa aveva ordinato con il mandato del 14 ottobre anno del dragone: un uomo per ogni famiglia di ogni città del Giappone doveva prendere parte al grande bakufu per servire la patria e combattere gli invasori.

Così quel giorno nella cittadina di Kyoto si svolgeva l’appello dei rappresentanti delle famiglie prima di inviarli al campo di addestramento.

"Asai." l’uomo chiamato da Shinnosuke fece un passo avanti.

"Date." anche questo si fece avanti.

L’appello proseguiva tranquillamente mentre un Akane travestita si limitava ad aspettare paziente il proprio turno e a pregare tutti i kami che l'amico d’infanzia non la riconoscesse. Shinnosuke, inconsapevole, continuava a seguire l’ordine dei cognomi, non notando le occhiate fugaci che la ragazza gli rivolgeva.

"Hibiki." Ryoga Hibiki fece sicuro un passo avanti e Akane osservò anche lui, continuando a sperare segretamente di non essere riconosciuta da nessuno. Poteva stare tranquilla in mezzo agli altri uomini ma con due persone che la conoscevano de sempre non si sentiva affatto al sicuro. I due amici intanto si scambiarono, complici della loro solida amicizia, un sorriso di benvenuto.

Il tempo passava lento e altrettanto lentamente arrivò il suo turno.

"Tendo." pronunciò a voce forte Shinnosuke.

Akane si apprestò velocemente a fare un passo avanti inciampando malauguratamente nei propri piedi e rischiando di cadere al centro della piazza. Vuoi a causa della foga con cui si era mossa, vuoi per la pesante ed enorme armatura che la impacciava nei movimenti, fatto sta che attirò su di se l’attenzione di tutti i soldati che scoppiarono a ridere per la goffaggine dimostrata. Solo due figure l’osservarono senza sorridere.

Ryoga volse il capo nella direzione di quel ragazzo osservandolo serio, mentre quest’ultimo tentava di aggiustarsi l’elmo che,ricadutogli sul capo, aveva finito per coprirgli gli occhi e la visuale. Shinnosuke , immerso nei fogli , alzò la testa per cogliere il motivo di quell’improvviso scoppio di ilarità da parte dei bushi, incrociando così due occhi nocciola che si guardavano intorno spauriti.

Akane, rendendosi conto di aver involontariamente richiamato l’attenzione su di sè, iniziò ad imprecare silenziosamente contro se stessa, non accorgendosi di una figura che le si avvicinava silenziosamente.

"Il tuo nome?" chiese Shinnosuke, rivolgendosi a quello strano ragazzo.

Il ragazzo, che altro non era che Akane, alzò gli occhi su di lui osservandolo preoccupata.

"Tendo." riuscì a rispondere in un soffio. L’altro, perdendosi in quegl’occhi così simili a quelli della ragazza amata, disse pacatamente: "Impossibile."

La ragazza intanto cadeva, lentamente, nel panico totale "Possibile che mi abbia scoperto ad una sola occhiata?" rifletteva tesa. Shinnosuke continuò:

"Conosco personalmente Soun Tendo ed egli ha solo figlie femmine. Tu non puoi essere dunque né lui né suo figlio." concluse aggrottando le sopracciglia.

"Sono un parente." tentò Akane, ottenendo come risposta solo uno sguardo duro e per nulla convinto.

Ryoga, che fino a quel momento aveva osservato attentamente lo svolgersi dell’intera vicenda, decise di intervenire e, avvicinandosi velocemente ai due, pronunciò:

"È un cugino di Akane, Shinnosuke." I due si volsero nella sua direzione; Shinnosuke con sguardo dubbioso e Akane confuso.

"Tu lo conosci Ryoga?" domandò il ragazzo all’amico.

"Certo. È arrivato pochi giorni dopo la tua partenza." affermò ostentando una sicurezza che non possedeva.

"E come si chiama?" chiese nuovamente Shinnosuke voltandosi ad osservare prima il ragazzino e poi l’amico.

Ryoga, non sapendo cos’altro inventarsi lo guardava, annaspando nel proprio respiro. Akane, domandandosi il perché di quelle bugie, rispose al suo posto.

"Haku, mi chiamo Haku."

Il soldato si volse nuovamente nella direzione della ragazza osservandola attento, poi, prendendo per buone le parole che gli aveva precedentemente rivolto l’amico, si allontanò dopo un segno del capo; lo stesso fece Ryoga riprendendo il proprio posto.

La ragazza rimase ferma ad osservare i suoi due amici allontanarsi e a porsi un'unica domanda: l’avevano scoperta? Shinnosuke sicuramente no, altrimenti l’avrebbe rispedita immediatamente a casa, ma questo poteva dirsi anche su Ryoga. Ma allora perché aveva mentito? Proponendosi di svelare al più presto quel mistero continuò ad ascoltare lo svolgersi tranquillo dell’appello.








Dizionario:

Bushi\Busho: guerriero. termine che viene usato per indicare genericamente la classe guerriera

Bakufu: lett. "governo della tenda", con riferimento alla tenda del comandante in un accampamento militare) governo militare, capeggiato dallo shôgun

Samurai: [lett. "servitore"] anche se il termine viene spesso usato in italiano per indicare i guerrieri giapponesi in generale, in senso proprio esso indica la classe di guerrieri (bushi)

Shôgun: massima carica militare e capo effettivo del governo giapponese (bakufu)

Kabuto: elmo

Futon e Kakebuton: È il materasso tradizionale giapponese, costituito da falde di cotone grezzo (ma può essere di seta, lana, poliestere e piume) disposte a strati e ricoperte da una fodera trapuntata a mano.

Il futon e’ composto dallo shikibuton, un piumino semi-rigido che funge da materasso e dal kakebuton che consiste nel piumino vero per coprirsi.

Tutti gli altri termini li ho già citati e spiegati nei capitoli precedenti.




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"Prometto che è l'ultima volta che mi vedi.
Non tornerò. Non ti costringerò
mai più ad affrontare una situazione
come questa. Proseguirai la tua vita
senza nessuna interferenza da parte
mia. Sarà come se non fossi mai
esistito
"








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view post Posted on 21/3/2008, 23:57Quote
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Il poeta maledetto

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 21:07


Yeah! Ero ansioso di leggere questo seguito, ed ora che è quì davanti a me ne sono felice!
La storia prosegue per il meglio: sempre efficacie ed interessante. Il finale mi ha messo un po' d'ansia ^_^ Riuscito molto bene!
Non mi resta che rimanere nascosto nel mio angolino... in attesa che la storia continui... :ph34r:

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ORIGINAL SOUNDTRACKS
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Questo è Adam Jenkins, il mio miglior pg! ^^ (grazie Ale per la dedica!)
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Questi sono gli altri mei pg:
Miirik Onureth Hesjing/Dorian Maeve
Rebecca Golpitch
Radamánthys
Jourdain Gautier
Mattia
Mogul



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In my restless dreams, I see that town.
Silent Hill.
You promised you'd take me there again someday. But you never did.
Well I'm alone there now...
In our "special place"... Waiting for you...

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11 replies since 20/3/2008, 15:01
 
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