L'eco e la rima

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I Principi Demoni - L'Erede, a puntate ^^
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ecco il 5° capitolo... personalmente nn mi piace molto, ma spero la pensiate diversamente... (crisi dello scrittore ON)

Capitolo V

Da "Manuale dei Pianeti", 303° edizione:

Cuthbert:
uno dei tre pianeti abitabili del sistema di Vega, assieme ad Aloysius e Boniface, ed è il sesto in ordine orbitale.
Costanti planetarie:
Diametro: 12700 chilometri
Massa: 0,87
Giorno medio: 26 ore, 32 minuti, 12,6 secondi, ecc...
Osservazioni generali:
Cuthbert è un pianeta umido e paludoso, con una bassa densità di aree abitabili. La ridotta inclinazione dell'asse sul piano dell'eclittica rende le fluttuazioni climatiche stagionali quasi trascurabili. La popolazione si concentra infatti presso le zone polari, dove la relativa rigidità del clima impedisce l'eccessiva proliferazione di animali pericolosi. Gli oceani occupano solamente il 45% circa della superficie totale del pianeta, ed assomigliano piuttosto a degli immensi laghi. La rimanente massa di terra costituisce un unico grande continente senza nome: il pianeta è suddiviso in stati, aventi prevalentemente confini politici, piuttosto che geografici. Sono presenti tre grandi stati nel Nord del pianeta (Sprang, Aegmar e Bogswamp), e due nel Sud (Southpond, e Fenburg). Tali regioni sono divise in province, ognuna amministrata da un Governatore, nominato direttamente dal Presidente dello Stato stesso. Un Presidente viene eletto circa una volta ogni anno (terrestre) tramite elezioni popolari, a suffragio universale. Il resto del pianeta è considerato "terra di nessuno" e ben pochi osano avventurarvisi.
La fauna di Cuthbert è costituita prevalentemente da insetti e invertebrati. Ciò è dovuto, come specificato sopra, dalla natura prevalentemente paludosa del pianeta, condizione ideale per sviluppo di questi animali. E' proprio tale caratteristica che ha garantito al pianeta il nome "Paradiso degli Entomologi".
Le specie letali sono numerose: tra queste ricordiamo la temuta zanzare della Palude di Aymer (Punctum Aymeris), che, se in grandi gruppi, può dissanguare a morte la propria vittima, e la Vespa degli Stagni (Aculeus Stagnorum), dal temuto morso paralizzante.

A circa settecentomila chilometri dal pianeta, Gersen si mise in contatto che la fortezza orbitale di Cuthbert, come specificato sul Pilota e Avvisatore Spaziale, e fece richiesta di atterraggio. Come da procedura, alcuni ufficiali salirono sulla sua nave e fecero una breve ispezione, dopodiché lo autorizzarono all'atterraggio sul pianeta.
Appena gli ufficiali furono andati, Kirth diresse la nave verso la città di Arcturus, nello stato di Southpond. Così gli era stato suggerito da Dwyddion. Si trovava nella parte in ombra del pianeta
Gli fu assegnato un hangar, e una volta a terra, poté tirare un sospiro di sollievo. Finora sembrava andare tutto bene.
Mentre usciva dallo spazioporto, si concesse alcuni secondi di ozio, ammirando il cielo. Si potevano vedere poche stelle, a causa dell'inquinamento luminoso cittadino, e Cuthbert non era dotato di satelliti naturali.
La città di Arcturus non era esattamente piacevole, dal punto di vista estetico, sacrificato in nome della funzionalità. La maggior parte degli edifici era costituita da piccoli grattacieli, solitamente di una ventina di piani, addossati l'uno all'altro come un muraglie ciclopiche. Il colore dominante era il grigio sbiadito, assieme al nero. Questi particolari, assieme alla limitata ampiezza delle strade, davano un cupo senso di oppressione, specialmente a chi si trovasse da solo. Come Gersen.
Il paesaggio era permeato da un senso di malinconica staticità, complice il freddo pungente.
Così, con le mani in tasca, Gersen si avventurò attraverso l'ambiente urbano in cerca di un alloggio.
Lo trovò all'Albergo Cosmico, che occupava un edificio intero. Non era una sistemazione di lusso, ma Kirth non aveva intenzione di continuare a camminare per le strette e fredde strade della città. Così aveva scelto il primo posto che aveva trovato.
Prese una camera piccola, e si presentò come Henry Lucas, inviato speciale del giornale Extant.
Non sembrò destare sospetti.

Il luogo di riunione dei principali membri della Setta dell'Entropia doveva essere nelle vicinanze, stando a quanto aveva detto Dwyddion.
Secondo i dati in possesso al Triuno, molti dei membri del Consiglio si riunivano, ad intervalli più o meno regolari, presso una città vicina, Grisco.
Dato ciò, il posto avrebbe dovuto essere nelle vicinanze, difficilmente avrebbe potuto essere in zone disabitate del pianeta.
Nella sua stanza, Gersen esaminava la lista, compilata da Dwyddion, dei membri di grado maggiore della Setta, con relativo impiego degli stessi:

0: sconosciuto
1: Oberon Welle: un carismatico leader, appariva spesso ad incitare folle di fedeli alla propria causa. Il suo passato è oscuro. Potrebbe essere, di fatto, semplicemente un "manichino"
2: sconosciuto
3: Blaise Ammon: agisce nell'ombra, e la sua appartenenza alla Setta non è di dominio pubblico. Sembra essere uno dei maggiori azionisti della società Jarnell
4: Hazel Harris: ufficialmente amante di molti personaggi politici molto "in vista", spesso successivamente uccisi, questa donna sembra occupare un posto di alto rango nei Servizi Segreti Terrestri
5: Morgan Beavergard: sotto questo falso nome dovrebbe celarsi un noto pirata spaziale, probaabilmente Herbert Waugh, uno schiavista molto attivo in tempi recenti, anche nell'Oikumene
6: Thisbe Butler: il passato di costei sembra senza macchia. Probabilmente si tratta di una persona che crede sinceramente in quanto affermato dalla Setta
7: sconosciuto
8: Celia De Vex: questa donna appare talvolta in pubblico e tiene comizi a favore della Setta. Di fatto potrebbe rappresentare molte grossi trust economici, e molto probabilmente svolge un qualche incarico mirato a proteggere i loro interessi
9: Aleck Crashaw: un tempo scienziato, senza particolari meriti, ricercatore in campo biologico e fisico, si occupa di elaborare complessi discorsi pseudo-scientifici totalmente infondati, atti a confondere le persone, e convertirle alla propria causa

Di questi, solamente i numeri 1, 3, 4, 8 e 9 sembravano essere presenti su Cuthbert, sempre secondo le informazioni di Dwyddion. Ovviamente, la posizione dei numeri 0, 2 e 7 era sconosciuta.
Seppur fosse notte, Gersen aveva ancora bisogno di adattarsi al giorno locale, perciò era ancora completamente sveglio.
Ottimo.
Prese i vestiti che aveva portato per l'occasione. Osservò per qualche secondo la giacca, i pantaloni e i guanti grigi e imbottiti che aveva portato, dello stesso tipo che veniva indossato solitamente dagli impiegati sul pianeta.
Con un sospiro e aria rassegnata, indossò il tutto. Quel dannato posto si rivelava sempre più triste e opprimente.
Memore del freddo esterno, decise di indossare anche una sciarpa, ovviamente grigia, ed uscì dall'albergo. Di nuovo in strada.
Il vento, incuneandosi tra i palazzi, emetteva un suono lugubre, quasi un soffio sovrannaturale.
Kirth, intanto, doveva trovare un luogo, possibilmente riscaldato, dove cercare informazioni.
Decise, per il momento, di provare in una taverna, o qualcosa di simile. Vagando qualche minuto a casaccio, scorse da lontano una insegna al neon rosa, mal funzionante, che recava la scritta "Osteria della Falena Notturna".
Cercando di avere una faccia più anonima e indifferente possibile, entrò.
L'interno non era gradevole. Pareti in cemento, macchiate dal fumo di chissà quanti anni, sedie e tavoli in legno scuro, di poco pregio, e una lunga fila di bottiglie colorate e, a volte, polverose dietro il bancone, anch'esso in legno. L'unica fonte di luce erano un paio di vecchie lampade ad incandescenza che penzolavano sopra il bancone, ed erano insufficienti per illuminare anche soltanto mezzo locale. Il tutto era condito da un odore acre di vino vecchio, e dalla lieve coltre di fumo prodotta dai clienti.
Alcune teste si voltarono verso Gersen, quando entrò, per poi girarsi nuovamente, totalmente disinteressate.
Il cliente tipo dell'osteria era come cercava di apparire lui, tristi uomini in abiti grigi o neri, che giocava a carte o chiacchierava sottovoce senza entusiasmo, fumando copiosamente.
Senza guardarsi intorno, si diresse verso l'oste, un uomo alto e magro, calvo e dall'aria efficiente e riservata. Senza dire una parola, si sedette ad uno sgabello al bancone, il viso rivolto a terra. Alzò lo sguardo, per vedere l'oste che lo osservava pigramente, in muta attesa.
"Prendo una birra... scura" mormorò Gersen, con studiata drammaticità
Senza una parola, l'oste ne versò un boccale, che appoggiò davanti al cliente. Prudentemente Gersen la assaggiò. Aveva un sapore acido, e l'odore sapeva di vecchio. Tuttavia, con sforzo estremo, non cambiò espressione, mentre ne prendeva una grossa sorsata.
L'oste, intanto, taceva.
Maledicendo mentalmente ancora una volta la Setta dell'Entropia, Gersen trangugiò la birra di un fiato.
"Sono arrivato in città da poco, sa?" tentò di iniziare una discussione.
L'oste taceva.
Senza scomporsi, Kirth continuò:
"Beh, questo posto mi è proprio sconosciuto. Non ne conosco niente. Per esempio, ho sentito dire che qui è molto diffuso il Credo della Setta dell'Entropia... Lei sa nulla a riguardo? Mi incuriosiscono questi argomenti"
L'oste tacque.
"Non sa niente? Peccato... Sa, sono un giornalista, lavoro per Extant, e desideravo scrivere un articolo su di loro... Se magari sapesse fornirmi un indirizzo, una persona a cui poter fare domande..."
Un uomo seduto poco distante si avvicinò all'improvviso. Era alto e pallido, con i capelli biondi tagliati corti, vestito di grigio. Dalla voce sembrava un po' alticcio, per non dire ubriaco.
"Così lei è un giornalista?"
"Precisamente" rispose Gersen con cortesia
"E vuole scrivere qualcosa sulla Setta?"
"Proprio così"
"Bene... Glielo dico io cosa scrivere... Così finalmente la gente saprà cosa fanno, quei maledetti!"
"Perchè? Cosa fanno?"
"Loro... Beh, loro fanno... Non lo so di precisione cosa facciano... Ma sicuramente qualcosa di sporco!"
"Per esempio? Cosa glielo fa pensare?"
"Io lavoro... faccio consegne... E, qualche volta, ho dovuto consegnare delle strane apparecchiature alla villa di... di quel ciarlatano... Oberon Welle, credo si chiami. A lui, che dovrebbe detestare la tecnologia!"
Sembrava essere la pista giusta.
"Ed è sicuro di questo? Non potrebbe esser stato un omonimo?"
"Non si è presentato col suo vero nome... Ma l'ho riconosciuto... Era lui! Ne sono sicuro! Quelli lì tramano qualcosa"
"Avrebbe potuto essere un sosia..."
"Non lo era... Ne sono sicuro... E poi, tutti quei veicoli... Nascondono qualcosa... Stanno tramando" l'uomo stava cominciando a divagare
"Veicoli?"
"Ho consegnato la merce in una villa, vicino Grisco. Tre volte. E c'erano sempre dei mezzi parcheggiati all'interno. Come se vi fosse una riunione..."
Un altro uomo alzò la testa dal proprio boccale di birra, e disse a Gersen, dall'altra parte del locale
"Non creda a quello che dice il vecchio Hank. E' paranoico, e, soprattutto quando è ubriaco, straparla"
Gersen lo ignorò, e chiese ad Hank
"E in quali giorni della settimana ha effettuato le consegne?"
"Sempre nel sesto giorno"
Kirth provò a carpire altre notizie all'interlocutore, senza successo però. Dopo una mezz'ora, se ne andò con una scusa, lasciando una banconota da 5 UVS sul bancone.
"Tenga pure il resto. Buonasera" disse all'oste uscendo.
L'oste tacque.

Statisticamente, il 99% (±1) delle statistiche nelle firme delle persone presentano cifre puramente arbitrarie, inserite al solo scopo di sbattere in faccia al prossimo un (presunto) motivo di superiorità rispetto alle altre persone. Se tu fai parte del restante (inserire numero casuale)% che si è rotto le palle di tutto questo, copia e incolla questa scritta in firma.





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Il poeta maledetto

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 21:07


Opss... Scusa il ritardo Raven, mi ero perso :wacko:
Allora, che dire? Innanzi tutto che invidio la tua fantasia: ti lasci andare a descrizioni fantastiche di luoghi futuristici che catturano molto il lettore. Questo è successo anche nel capitolo precedente (e se non sbaglio già la volta scorsa l'ho messo in evidenza). Veramente bravo! :woot:
Poi proseguo dicendo che il testo continua a mantenere alto l'interesse del lettore, in questo capitolo più che negli altri. Non so se chi ha letto il testo ha come me percepito un senso di mistero e di timore quando il protagonista si è messo a chiedere troppo all'osteria.
Prosegui così Raven!
Resto in attesa del seguito! :lol:

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ORIGINAL SOUNDTRACKS
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Questo è Adam Jenkins, il mio miglior pg! ^^ (grazie Ale per la dedica!)
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Questi sono gli altri mei pg:
Miirik Onureth Hesjing/Dorian Maeve
Rebecca Golpitch
Radamánthys
Jourdain Gautier
Mattia
Mogul



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In my restless dreams, I see that town.
Silent Hill.
You promised you'd take me there again someday. But you never did.
Well I'm alone there now...
In our "special place"... Waiting for you...

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grazie mille ancora! ^^

bene, posterò il 6° capitolo (l'ultimo che sono riuscito a scrivere, ma spero di continuare a breve)

Da "La fauna dei mondi vegani", Volume V: Gli insetti di Cuthbert, di Rapunzel K. Funk:

Il Punctus Aymeris, conosciuto anche come "Zanzara della Palude di Aymer", è un particolare insetto, delle dimensioni medie di circa 4-5 centimetri. Il corpo è esile, quasi diafano. La testa ospita due occhi composti e le lunghe antenne, oltre all'apparato succhiatore nelle femmine. Immediatamente dietro la testa, si trovano due ali sottili.
Durante il giorno questo animale resta inattivo, nascosto sotto la pagina inferiore delle foglie della rigogliosa vegetazione equatoriale di Cuthbert, a meno che non venga disturbato in qualche modo. Si muove prevalentemente nelle ore notturne, vagando errabondo per le foreste del pianeta, talvolta riunito in sciami. Non è chiaro se questi insetti abbiano o meno una struttura sociale come le api e le vespe terrestri, o solamente istinti gregari. Gli sciami possono contare da poche centinaia a svariate migliaia di individui, e sono composti da sole femmine. I maschi sono generalmente solitari.
L'attacco da parte di queste creature è uno spettacolo impressionante. L'aria viene saturata dal ronzio degli animali, che, a causa dell'oscurità sono difficilmente visibili, e sembrano arrivare da tutte le direzioni.
E' risaputo presso la popolazione di Cuthbert che gli sciami più grandi siano in grado di dissanguare quasi completamente una o più persone in poco tempo, ed è questo uno dei vari motivi per cui le zone equatoriali del pianeta vengono solitamente evitate degli uomini.

L'uomo lo scrutò con sospetto, gli occhi ridotti a fessure
"Lei non è il solito corriere..."
"E' un problema?"
Un'ultima occhiata diffidente
"No, non credo. Ha portato tutto il materiale?"
"Ho ciò che mi è stato ordinato di consegnare"
"E' sufficiente"
L'uomo, un energumeno alto e grosso, con la testa rasata e dalla faccia non troppo sveglia, indossava una specie di divisa blu con scritto "Sicurezza". Non aveva molti scrupoli, e non sapeva molto della persona per cui lavorava. Per lui era sufficiente ricevere una paga decorosa, il resto era ininfluente.
"Allora dove scarico?"
"Lasci pure tutto qui, davanti al cancello"
Il corriere scaricò pigramente vari contenitori di plastica opaca, sotto lo sguardo attento e impaziente dell'addetto alla sicurezza. Sembrava non vedere l'ora che l'altro se ne andasse.
Una volta terminato il lavoro, il corriere salì molto lentamente sullo scassatissimo furgone a benzina, un mezzo ancora relativamente diffuso, nonostante gli enormi passi avanti nella tecnologia rispetto al ventesimo secolo, e rimase fermo al posto di guida, fischiettando innocentemente.
"Beh, ha finito il suo lavoro, no?" L'addetto alla sicurezza sembrava innervosito.
"Pare di sì" rispose l'altro con noncuranza
Sbadigliò rumorosamente, stirandosi la schiena.
"Ed è sempre qui?" Ora, da nervoso, sembrava quasi arrabbiato.
"Così pare" fu la candida risposta del corriere.
"Penso di aver capito..." sibilò tra i denti l'addetto alla sicurezza.
Cacciò violentemente una mano nella tasca dei pantaloni, e, dopo avervi rovistato per alcuni secondi, ne estrasse una moneta da 2 UVS, che lanciò con ira attraverso il finestrino aperto del furgone.
Il corriere l'acchiappò fulmineamente a pochi centimetri dalla propria faccia, e, dopo essersi accertato del valore della mancia, accese il motore, e disse, con aria di sufficienza:
"Speriamo mandino Hank la prossima volta..."
Poi partì senza preavviso, lasciando l'addetto della sicurezza a tossire in una nuvola di polvere.
Dopo aver gridato una serie di virtuosi improperi all'indirizzo del furgone e del suo guidatore, oramai lontani, l'uomo avvicinò il polso al mento, e, attivò il proprio comunicatore da polso:
"Qui Sicurezza A-1. Mandate una squadra di uomini all'ingresso. Ho qui delle consegne da portare dentro."

Gersen collegò gli ultimi cavi, e indossò le cuffie. Dopodiché accese l'apparecchio che aveva davanti a se. Sopra uno schermo si accesero alcune luci colorate, che formarono la parola "operativo", per poi spegnersi un paio di secondi dopo. Era tornato all'Albergo Cosmico, ad Arcturus.
Ridacchiò pensando all'ottima interpretazione del ruolo di corriere, svolto alcune ore prima. Forse non era stato prudente agire in quel modo, ma preferiva lavorare da solo. Un intermediario avrebbe potuto esser corrotto dai suoi stessi nemici. Così aveva consegnato personalmente la merce presso l'abitazione del signor Oberon Welle.
Regolò la frequenza dell'apparecchio, un ricevitore radio, e la regolò su quella emessa dal registratore che aveva nascosto in uno dei contenitori che aveva consegnato. Per il resto, i contenitori erano stati riempiti con parti di ricambio abbastanza comuni per apparecchi elettronici. Non avrebbe ingannato i diretti destinatari della merce, ma molto probabilmente gli intermediari non avrebbero sospettato nulla.
Sospirò e si concentrò sui rumori che giungevano all'apparecchio.
Per il momento nulla di intelligibile. A quanto sembrava, stavano ancora spostando i contenitori. Sentiva un suono di passi, probabilmente di varie persone, e lo sbatacchiare occasionale dei componenti elettronici contro le pareti dei contenitori.
Dopo alcuni minuti, i passi si fermarono. La merce venne appoggiata senza molti riguardi da qualche parte, e qualcuno se ne andò in fretta. Adesso era tutto silenzioso. Una voce maschile parlò:
"Questa è la merce di oggi, a quanto sembra. Come procede il suo lavoro?"
Il tono era freddo e severo, non tanto ostile quanto autoritario. Rispose una voce dal timbro medio, con tono di rispetto:
"Azzarderei una stima del 70% di ricerca svolto. Nel giro di ancora poche settimana potremo costruire il prototipo, e poi potrà iniziare a produrlo."
"Ottimo. Le garantisco una notevole ricompensa, al termine del lavoro. Di quanto è riuscito ad aumentare la potenza dei projac, rispetto ai modelli standard in dotazione all'Esercito Terrestre?"
"La gittata è aumentata del 25%, la potenza dei colpi del 130%. Con una sola scarica concentrata, una piccola arma portatile può perforare la corazza di un mezzo corazzato da una distanza considerevole. Purtroppo abbiamo rilevato alcune correnti energetiche di ritorno potenzialmente dannose per l'utente stesso. In ogni caso, in qualche settimana riusciremo a superare anche questo problema..."
"Correnti energetiche?"
"Esattamente. Nei casi più banali si manifestano come scariche elettriche che paralizzano la mao dell'utente, oppure causano il surriscaldamento dell'impugnatura dell'arma, rendendola inservibile..."
"E nei casi più gravi?"
"Esplosione dell'arma, con relativa perdita dell'arto utilizzato dall'utente per sparare... Ma come le ho detto, stiamo risolvendo..."
"Sarà meglio. - lo interruppe la prima voce, che Gersen aveva riconosciuto come quella di Oberon Welle in persona - Ma ora devo andare, come lei sa... Aggiornerò la riunione odierna con i dati che mi ha fornito. Sa dirmi quando Crashaw potrà tornare dallo stabilimento?"
"Dovrebbe lasciare lo stabilimento domani alle 13:00, ora locale. Viaggiando a bassa quota con la propria piattaforma volante, ad una velocità media di circa 150 chilometri l'ora, dovrebbe arrivare qua vicino per le 18:00."
"Gli dica che farà bene ad arrivare il prima possibile... 0 desidererebbe conferire con lui..."
"0? - il tono della voce del secondo uomo, che Gersen non riuscì ad identificare, divenne allarmato - L-lo riferirò. Forse arriverà anche prima di quanto previsto..."
"Gli converrà... Ultimamente 0 è piuttosto irritabile. Non sembra arrabbiato, direi più che altro... frustrato. Ma, qualunque sia il motivo, lo ignoro. Recentemente ha convocato persino 2. In ogni caso, faccia presenti queste cose a Crashaw..."
"Sicuramente"
"Benissimo. Le auguro buon lavoro..."
"La ringrazio. Arrivederla, signore"
Un suono di passi, passi lenti e sicuri, confermò il fatto che Welle se ne stesse andando. Contemporaneamente, dai suoni che riceveva, Gersen comprese che qualcuno, probabilmente lo scienziato che aveva parlato con Welle, stava aprendo i contenitori.
"Signor Welle?"
I passi si fermarono.
"Questi non sono i materiali che ho ordinato..."
"Che cosa?"
"Non capisco - lo scienziato era molto confuso - questi sono solo banali pezzi di ricambio di cui non saprei cosa fare..."
Seguirono alcuni istanti di silenzio. Probabilmente i due stavano riflettendo.
"E' sicuro che siano solamente parti di ricambio? Non ha trovato niente di strano?"
"Non ho guardato tutti i contenitori, ma per ora no... E' sempre la stessa roba inutile..."
Welle, con una improvvisa intuizione, ordinò allo scienziato, con un tono che non ammetteva repliche:
"Si sposti da lì! Immediatamente!"
Era il momento giusto. Gersen premette un altro pulsante del ricevitore radio. Sopra lo schermo apparve la scritta "armato", poi si spense.
Kirth si tolse le cuffie, e si rilassò. Entro pochi secondi, un detonatore avrebbe fatto saltare in aria il suo apparecchio di registrazione, disintegrandolo completamente. L'esplosione sarebbe stata notevole, molto rumorosa. Ma nessuno sarebbe rimasto ucciso. Forse lo scienziato ne sarebbe uscito ustionato, ma vivo. E avrebbero pensato ad un attentato, piuttosto che a dello spionaggio. E non avrebbero sospettato che qualcuno si stesse avvicinando a 0, e che stesse raccogliendo informazioni riguardo i loro piani segreti.
Gersen spense l'apparecchio, e con questi pensieri si sdraiò sul duro letto della sua stanza. Finalmente riuscì a riposare serenamente per la prima volta dopo tanto tempo.

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e adesso... nuovo capitolo! stavolta senza "racconto scollegato" all'inizio xD probabilmente sarà un po' più fiacco dei precedenti :(

Capitolo VII

Fu risvegliato da una luce intensa, piuttosto dissimile da quella di Vega. Questa tendeva maggiormente al giallo.
Si rialzò rapidamente dal materasso, e dovette sbattere parecchie volte le palpebre, per assicurarsi che ciò che vedeva attorno a sé non fosse un incubo o una visione.
Alcuni uomini, i volti coperti, che indossavano il tipico abito da cerimonia dei membri della Setta, un lungo saio color avorio, lo osservavano in silenzio. Ognuno di essi stringeva in mano un pugnale dalla lama ricurva, mentre uno lo illuminava in volto con una torcia elettrica. Fuori era buio.
Gersen valutò rapidamente la situazione: era perduto, non sarebbe mai riuscito a cavarsela, disarmato e in schiacciante inferiorità numerica.
Rimase immobile, attendendo una mossa da parte degli uomini, i quali però non davano segno di voler fare alcunché.
Finalmente, dopo una decina di minuti di sguardi e silenzi snervanti, uno di essi parlò. Aveva un timbro di voce molto profondo, e parlava lentamente, scandendo con attenzione ogni sillaba di ciò che diceva.
"Nove è qui. Prega affinché abbia pietà, e, forse, avrai salva la vita."
Dopodiché, un'altra persona entrò nella stanza oramai affollata; il nuovo venuto era un uomo alto, magro, con capelli di colore nero intenso, leggermente scarmigliati. Gli occhi, dello stesso colore dei capelli, osservavano Gersen con espressione ironica. Lo sconosciuto indossava un camice bianco da laboratorio, ed altri simili abiti protettivi, rigorosamente bianchi. Aveva tinto la propria pelle di un colore bianco gesso, che faceva risaltare ancora di più il colore degli occhi e dei capelli.
Avanzò lentamente, facendo rimbombare il pavimento ad ogni passo, fino ai piedi del letto di Kirth.
Lo squadrò da capo a piedi con deliberata lentezza, per poi dare degli ordini secchi ai suoi uomini.
"Fuori di qui. Prendo la situazione sotto la mia responsabilità, adesso"
Con un cenno d'assenso, i membri della Setta lasciarono la stanza senza discutere.

"Sai chi sono, non è vero?" il tono autoritario era mutato quasi in un sibilo.
"Ho già visto la tua fotografia in precedenza. Tu sei Nove. Aleck Crashaw, il Cialtrone, se non erro..." rispose Kirth, sforzandosi di rimanere impassibile
"Beh, sono un cialtrone molto potente, come hai avuto modo di vedere poco fa"
"Un potere costruito sulla menzogna e sull'inganno. Mi domando quanto possa durare"
"E' per questa faccenda che mi trovo qui. Tu rappresenti una minaccia per il mio potere, e sono venuto qui proprio per salvaguardare i miei interessi... Sai, abbiamo saputo della tua bravata di ieri." spiegò.
"E cosa intendi fare? Vuoi uccidermi?" domandò Gersen, ostentando falsa sicurezza
"Mi piacerebbe molto - ammise Aleck - purtroppo il Vecchio Spauracchio me l'ha vietato"
Gersen tirò mentalmente un sospiro di sollievo
"Tuttavia - continuò Crashaw - non mi ha proibito di fare qualsiasi altra cosa"
Il suo sguardo stava assumendo un'espressione sadica.
"Non sappiamo se disponi o meno di complici, i quali potrebbero magari desiderare di vendicare la tua morte. Pertanto, se non possiamo ancora ucciderti con sicurezza, possiamo tenerti in ostaggio. E io, sarà il Destino a volerlo, ho bisogno di un certo ingrediente per alcuni esperimenti. Spero tu non te la prenda se sarai utilizzato per tale scopo..."
"Hai appena detto di non potermi uccidere" osservò Gersen
"E infatti, per tua sfortuna, non morirai"
"Capisco..."
Gersen ragionò rapidamente. L'avversario adesso era uno solo. Se fosse riuscito a sopraffarlo e a recuperare almeno una delle sue armi, probabilmente avrebbe eliminato tranquillamente tutti gli altri nemici fuori dalla stanza. A quel punto sarebbe stato consigliabile lasciare per un po' Cuthbert.
"Stai pensando a come uscire da questa situazione, giusto? - Crashaw indovinò i pensieri di Gersen - Temo di doverti disilludere. Ho con me un emettitore di raggi stordenti. Non ti eliminerà, e credo renderebbe il tuo trasporto decisamente più facile"
Kirth imprecò sottovoce, e poi aggiunse: "Appartieni alla Setta, non dovresti aborrire l'uso della tecnologia?"
"Dici bene... Dovrei... Tanto nessuno verrà a saperlo..."
Cadde un silenzio carico di tensione
"Anzi... Ripensandoci, credo proprio che userò questo metodo per fare più in fretta. Senza rancore, eh?" disse Aleck ironicamente, estraendo l'arma, di forma simile ad una pistola, e facendo fuoco.

Successe tutto in un attimo. Un raggio di colore azzurro acceso si diresse dalla canna dell'arma fino al letto di Gersen. Quest'ultimo, intanto, rotolava di lato, aspettandosi una mossa simile.
Il raggio colpì la mano sinistra del bersaglio, intorpidendogli l'intero braccio. Nel frattempo, Aleck, sicuro fino a qualche istante prima della sua posizione di netta superiorità, tentava di prendere nuovamente la mira, seppu scosso dalla reazione inaspettata di Gersen.
Nessun altro colpo venne sparato.
Crashaw non era abbastanza veloce, e fu gettato a terra da un colpo alla caviglia. Perse la presa sulla propria arma, e, quando tentò di rialzarsi, la vide in mano a Kirth.
"Senza rancore, eh?"
L'ultima cosa che riuscì a vedere prima di perdere i sensi fu una luce azzurra.

Il tempo a disposizione era decisamente basso. Non sarebbe passato molto, prima che le persone fuori dalla camera si fossero insospettite e fossero venute a controllare. E, purtroppo, la maggior parte delle armi di Gersen era stata requisita. Tutto ciò che riuscì a trovare fu una piccola pistola lanciaschegge, un projac modello A-1 e uno stiletto. Raccolse tutte le armi, e, impugnando lo storditore di Crashaw, si decise finalmente ad uscire.
Per prima cosa, stordì due guardie appostate innanzi alla porta. I due uomini si afflosciarono silenziosamente, i centri nervosi sovraccaricati dalla potente scossa elettrica dell'arma. Kirth li trascinò dentro la propria stanza, e, estraendo da una tasca il lanciaschegge, si preparò a fronteggiare il resto degli adepti della Setta dell'Entropia.
Sarebbe stato inutile sparpagliarsi per il vasto edificio; probabilmente lo avrebbero aspettato presso le uscite.
Percorse difatti l'intero albergo senza incontri di sorta, fino ad arrivare alla reception, al piano terra. Una decina di adepti attendeva impassibilmente proprio accanto all'uscita. Avrebbe potuto facilmente aggirarli utilizzando una delle uscite di emergenza, ma quella era la via più diretta per arrivare alla propria nave. E, comunque, non sapendo se vi fossero delle squadre di ricerca all'esterno dell'edificio, preferì passare dalla via più breve, per ridurre al minimo le possibilità di brutti incontri.
Fece fuoco con lo storditore e il lanciaschegge contemporaneamente sul gruppo di uomini. Riuscì ad abbatterne più di metà, prima che i rimanenti si accorgessero dell'imboscata e si riparassero dal fuoco dietro gli austeri mobili dell'albergo.
"Non portano armi tecnologicamente avanzate" riflettè Gersen "Tanto vale scoprirsi"
Avanzò lentamente ma inesorabilmente attraverso la stanza, rendendo inoffensivi con lo storditore tutti gli avversari rimanenti, uno dopo l'altro. Successivamente, aprì la porta d'ingresso dell'albergo, e cominciò a correre più velocemente possibile verso lo spazioporto.

In seguitò, ricordò la fuga come un incubo, pervasa da un senso di irrealtà. Erano presenti almeno due squadre di ricerca al di fuori dell'edificio, armate con projac a bassa potenza. In qualche modo, era riuscito a seminarle, mentre i raggi energetici sibilavano attorno a lui. Gli adepti della Setta lo avevano tallonato per un discreto pezzo, ma, appena nei pressi dello spazioporto, si erano dileguati completamente.
Era così riuscito a giungere al suo Fantamic.
Si precipitò all'interno, e sedette al posto di guida. Tirò un sospiro di solievo, e si concesse alcuni secondi di riposo per riordinare le idee. Non avrebbe potuto attivare l'iperguida Jarnell istantaneamente, a meno di volersi portare dietro metà dello spazioporto. Accese i motori per la navigazione atmosferica e decollò. La nave accelerò progressivamente, fino a raggiungere la velocità di fuga necessaria.
L'imprevisto si verificò verso i 600 km di altezza, al confine tra termosfera ed esosfera. Una spia rossa di pericolo si accese, alcuni relais scattarono. Sullo schermo principale comparve una scritta rossa di pericolo: un oggetto non identificato, di dimensioni inferiore ai 5 metri si stava avvicinando a tutta velocità.
Immediatamente, avviò il calcolo per il salto a motore Jarnell, direzione Terra: l'oggetto, con molta probabilità, era un missile teleguidato.
Due conti alla rovescia, quello riguardante l'impatto del missile e quello riguardante il tempo rimanente al salto iperspaziale si sovrapposero. Non aveva abbastanza tempo.
Passò ai comandi manuali, e decise di tentare una serie di manovre evasive, per guadagnare tempo prezioso. L'indicatore informava comunque di una discrepanza di una manciata di secondi tra salto e impatto. Continuò a manovrare, fino a che non comparve un nuovo avviso sul monitor. Qualcuno da terra aveva sparato una serie di cannonate Thribolt; per evitarle avrebbe dovuto andare incontro al missile.
Gersen decise rapidamente che il danno di un missile avrebbe potuto essere forse minore. Invertì subito la direzione dei motori. Dopodichè, spese ogni apparato non necessario e destinò tutta l'energia possibile agli scudi, stringendo i denti e preparandosi all'impatto.
Nello stesso istante, finì il conto alla rovescia necessario al salto.
I motori Jarnell ronzarono, mentre l'iperguida si orientava verso la destinazione prescelta.
Un botto terribile scosse la nave da cima a fondo, tutti i sistemi si spensero. Da un oblò, cominciarono a susseguirsi le immagini di Cuthbert e dello spazio; ad ogni passaggio, Cuthbert era sempre più vicino. La vista di Gersen si fece ciclicamente rossa o sfocata, mentre l'effetto della forza centrifuga cominciava a fare più imprecise le sue percezioni.
Oramai non poteva vedere più nulla dell'esterno, dato che la superficie del Fantamic era divenuta luminosa e incandescente per l'attrito con l'atmosfera.
Infine, non percepì più nulla, quando la nave si schiantò roteando vicino alla linea dell'equatore del pianeta.

Statisticamente, il 99% (±1) delle statistiche nelle firme delle persone presentano cifre puramente arbitrarie, inserite al solo scopo di sbattere in faccia al prossimo un (presunto) motivo di superiorità rispetto alle altre persone. Se tu fai parte del restante (inserire numero casuale)% che si è rotto le palle di tutto questo, copia e incolla questa scritta in firma.





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Finalmente, l’8° capitolo! Devo ammettere che è stata dura, tra gli esami e il resto, scervellarmi su cosa far accadere a Gersen ma… sembra che ci sia riuscito! ^_^
Per chi li apprezzasse, tornano i racconti deliranti pre-capitolo (in chiave ironica… spero che nessuno si offenda leggendo questo, non è mia intenzione insultare nessuno), dopo un capitolo di assenza!
Nient’altro da dire, come al solito, sono scettico riguardo il mio lavoro, ma sarete oramai abituati ^_^
Buona lettura!

Capitolo VIII

Da "Stunning Stories", sezione di Cosmopolis dedicata ai racconti del mistero e del sovrannaturale

Finalmente, il rituale sembrava completo. Il Simbolo Proibito era stato dipinto sul pavimento, le candele posizionate correttamente. L'immagine sacra, disposta al contrario, accanto ad un piccolo animale, l'offerta, completava l'opera.
L'esecutore osservò il lavoro, soddisfatto. Gioì intimamente per alcuni secondi di quanto realizzato, dopodichè pronunciò le Parole Segrete che avrebbero permesso alla Creatura di manifestarsi.
E, improvvisamente, in un fascio di luce ultraterrena, la Creatura comparve dal nulla. Osservò sorpresa il luogo in cui si trovava, e mosse i primi passi incerti. Quando giunse ai limiti del Simbolo, uno sfrigolante lampo di energia verde eruppe dal bordo, e la Creatura balzò indietro, urlando di dolore.
Un lieve sorriso increspò le labbra dell'evocatore.
"E' inutile... Non puoi oltrepassare le pareti del Simbolo. I tuoi poteri non hanno alcun effetto su di me!" disse in tono compiaciuto. La Creatura rispose con dei suoni incomprensibili.
Intanto, qualcuno bussò tre volte alla porta della stanza, dopodichè entrò. Era il mentore dell'evocatore.
Osservò, in parte curioso e in parte sconcertato, il frutto dell'oscuro rituale.
"E così, sembra che tu ci sia riuscito, alla fine..." domandò
"Già... Finalmente sono riuscito a materializzarne uno. A quanto dicono le iscrizioni, sono dotati di poteri terribili, che vanno al di là della nostra Ragione. Alcuni hanno ucciso immense quantità dei propri simili, altri riescono a controllarli per i propri fini. Certo, non tutti utilizzano le proprie capacità per questo, ma sono una percentuale ridotta..." spiegò l'allievo, orgoglioso
"Capisco... E sei sicuro che questo non possa danneggiarci"
"Certamente, l'avrebbe già fatto, altrimenti..."
"Interessante... E come hai detto che si chiama questa tipologia di esemplare?"
"Fammi pensare..." rispose il demone "Ah sì, certo! E' un Politico!"

L'atterraggio, se così è lecito chiamarlo, non fu dei più morbidi. Fortunatamente il rivestimento termico aveva retto all'attrito con l'atmosfera, quindi l'integrità strutturale non era stata compromessa dal calore fino all'impatto col suolo.
In ogni caso, la cabina di pilotaggio era corazzata , e i generatori di emergenza avevano riattivato gli scudi pochi attimi prima del peggio, evitando la disintegrazione completa. Tuttavia, il mezzo oramai era inservibile, i motori fusi e il resto della nave spezzato in più punti.
Il Fantamic aveva scavato un cratere ampio quasi un centinaio di metri, vaporizzando in un istante tutti gli alberi che occupavano quell'area fino a pochi secondi prima. La temperatura aveva danneggiato ulteriormente il relitto, e reso impossibile uscirne per parecchio tempo. Non che Gersen, svenuto, potesse fare ciò.

Riuscì a riprendere coscienza solo dopo parecchi minuti. Fortunatamente gli arredi della sala comandi erano inchiodati al pavimento, e lui indossava la cintura di sicurezza, altrimenti non avrebbe avuto alcuna possibilità di uscirne vivo.
Impiegò alcuni secondi per rendersi conto di dove fosse e di cosa fosse successo. Rivolse un silenzioso ringraziamento al sistema di controllo automatico della nave, tirando un sospiro di sollievo. Ma la sensazione di scampato pericolo non durò a lungo. Era finito in una delle zone più letali del pianeta, senza alcun mezzo per tornare alla civiltà, se non le proprie gambe. A meno di non aspettare qualche squadra di ricerca della Setta dell'Entropia, che si sarebbe fatta viva da un momento all'altro.
Si decise finalmente ad uscire all'esterno, sperando che il calore tenesse lontana la fauna di Cuthbert ancora per un po'. Esplorò le varie sezioni del relitto, fino a trovare quello che cercava: una tuta spaziale corazzata. Ne aveva alcune sulla nave, ma giusto un paio si erano salvate ed erano ancora funzionanti. Ne indossò una, e regolò la temperatura interna ad un livello accettabile. Purtroppo, essendo concepita per funzionare più che altro in assenza di gravità o comunque in situazioni non critiche, era piuttosto pesante, e lo avrebbe notevolmente rallentato. Almeno, constatò, lo avrebbe protetto dagli insetti. Inutile sperare nell'utilizzo dei razzetti direzionali, la cui spinta non poteva contrastare l'accelerazione gravitazionale del pianeta. Unica altra difesa oltre alla tuta, il suo vecchio projac modello A-1, di modesta potenza.
Camminando lentamente, in alcuni minuti uscì dal cratere, e si inoltrò nella foresta. Alcuni minuti dopo giunse una squadra di ricerca a bordo di un piccolo velivolo atmosferico: quattro persone, con opportune protezioni e dei projac, si addentrarono in ciò che rimaneva del Fantamic e lo esplorarono scrupolosamente da cima a fondo. Dopodichè, tornati fuori, parlarono nervosamente per qualche minuto, ed uno di essi andò via a bordo del veicolo, mentre gli altri tre rimasero sul luogo.
"Non hanno trovato i miei resti... Sanno che sono ancora vivo..." mormorò Gersen, pensieroso. "Se tornassero con qualche veicolo e dei rilevatori, non impiegherebbero molto a prendermi. E' tempo che mi inventi un piano..."
Nel frattempo, qualcosa cominciava a muoversi nella foresta.

Kirth non si accorse di nulla fino a che quasi non finì sopra uno di essi. Apparentemente, alcuni cespugli si muovevano in fila indiana attraverso la foresta. Colto di sorpresa, balzò indietro nonostante il peso della tuta, ed osservò meglio le creature. Erano grossi ragni dalle zampe massicce, lunghi circa un metro, di colore verdastro, con alcune escrescenze che li rendevano simili a piante, almeno all'apparenza. Ricordavano alcuni animali marini della vecchia Terra, che adottavano un aspetto simile per mimetizzarsi tra le alghe.
Rabbrividì, ricordando ciò che aveva letto tempo una volta sugli animali di Cuthbert. Quei ragni, dotati di sensi olfattivi invidiabili, avevano un comportamento sociale simile a quello delle formiche, e vivevano in colonie sotterranee.
La tuta pressurizzata aveva contenuto il suo odore, facendolo diventare privo di interesse per gli aracnidi. Se non l'avesse indossata, sarebbe morto non appena uscito dal cratere.
Mentre faceva queste considerazioni, il gruppo di ragni continuò a muoversi, fino a giungere al bordo del cratere. Non erano gli unici; almeno altri sei gruppi di una decina di esemplari l'uno erano distribuiti lungo la parte di bordo rimanente. Rimasero fermi per alcuni minuti, e poi, come spinti da un'unica volontà, cominciarono a scendere lentamente verso i tre uomini al centro. Quando essi se ne accorsero, erano oramai erano a metà strada.
Non appena la prima creatura fu incenerita dal raggio di un projac, le altre cambiarono subito strategia, precipitandosi il più velocemente possibile verso le proprie prede. Almeno trenta ragni furono abbattuti, prima che gli umani venissero sopraffatti dalla schiacciante superiorità numerica dei rimanenti, affondando in un mare ribollente di zampe e pungiglioni.
Gersen distolse lo sguardo, mentre gli uomini venivano uccisi. Quando tornò a guardare, di essi non c'era più alcuna traccia. Nel frattempo, le creature avevano cominciato a scavare freneticamente nei pressi del Fantamic.

I ragni non davano segni da mezz'ora, quindi presumibilmente erano ancora occupati a scavare. Con molta probabilità, sotto il cratere si trovava il nido di quelle bestiacce. Nel frattempo, Kirth si era arrischiato ad avvicinarsi alla nave. Sebbene fossero lacerate e strappate in molti punti, le tute dei membri della squadra di ricerca erano ancora quasi integre. I ragni avevano asportato i corpi dei proprietari con notevole precisione. A parte alcuni schizzi di sangue, non avevano lasciato tracce. Represse un conato di vomito e cominciò la sua macabra attività. Con notevole sforzo, sollevò le spoglie dei tre uomini, e le trascinò fuori dal cratere in fretta e furia, cercando di non guardarle. Successivamente, le adagiò in tre punti differenti vicini ai bordi del cratere, ricomponendole meglio che poté. Infine si acquattò nella vita vegetazione, in un punto da cui aveva una perfetta visuale sul cratere, e attese, senza muovere un muscolo, con le armi pronte.
L'attesa non fu lunga. Dopo circa cinque minuti, arrivarono altri due velivoli, identici a quello giunto in precedenza. Atterrarono sul bordo del cratere, dalla parte opposta a dove si trovava Gersen, e scaricarono una dozzina di uomini, i quali si divesero in quattro squadre da tre elementi. Ogni squadra era composta da un tecnico con un rilevatore di metalli e due uomini con projac a lunga gittata; ognuno era dotato di una tuta isolante che li avrebbe protetti dalla mortale fauna. Dopo che uno di essi, presumibilmente il capitano, ebbe dato istruzioni, ogni gruppo si diresse verso una delle tute; tranne uno, che cominciò a muoversi in direzione di Gersen. Se avessero voluto, avrebbero potuto eliminarlo da lontano in ogni istante, tuttavia, per qualche oscuro motivo, sembrava volersi avvicinare.
Kirth riflettè su questo per tutto il tempo che ebbe a disposizione. Ma, non trovando risposta, si limitò a sparare sulla squadra non appena fu a portata di tiro.
Colse di sorpresa il primo uomo armato, uccidendolo sul colpo: mentre il secondo rispondeva al colpo, fondendo terreno e vegetazione a pochi centimetri dalla sua testa, continuò a sparare, lasciando in vita solamente quello disarmato.
Si alzò in piedi, e corse verso il tecnico, tenendolo sotto tiro. L'uomo, che aveva cominciato a tremare violentemente, alzò le mani in segno di resa, gettando a terra il rilevatore. Si fermò a pochi passi dall'uomo, intimandogli a gesti di togliersi il casco della tuta. Il tecnico fece cennò di no con la testa, ma dovette toglierlo ugualmente, quando Gersen disegnò una linea bruciante vicino ai suoi piedi con il projac.Quando l'ebbe rimosso, Kirth fece lo stesso.
"Suppongo tu sia in contatto via radio, non è vero?" domandò con voce glaciale
"Emh... Sì..."
"Bene. Comunica alle squadre che devono allontanarsi da qui di almeno cento metri, altrimenti farai una brutta fine. Utilizzerò il rilevatore per verificare che facciano quanto detto, quindi niente scherzi, capito?"
"C-Certamente!"
Le squadre di ricerca ricevettero gli ordini di Gersen, e, nel giro di pochi minuti, eseguirono quanto richiesto.
"Adesso tu verrai con me. Ordina ai piloti a bordo dei mezzi di scendere con le mani alzate e di lasciarci salire a bordo. Proprio così, tu sarai il mio ostaggio."
Il tecnico riferì tutto ai piloti, che obbedirono prontamente agli ordini.
Gersen e l'ostaggio arrivarono così ai velivoli senza problemi. Fece salire il tecnico a bordo, poi lo seguì, costringendo l'ostaggio a prendere i comandi.
"Spero che tu sappia guidare questo veicolo, sennò non andremo molto lontano..." commentò ironico
"Ne sono capace, fa parte dell'addestramento" rispose l'altro
"Bene. Partiamo"

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finalmente, sono quasi tornato alla periodicità settimanale ^^

ed ecco un nuovo capitolo (appena terminato)... questa volta, storia un po' più soft, ma tuttavia la Setta non offre comunque tregua... buona lettura

Capitolo IX

Da "La società di Cuthbert" di Stuart Sobek, articolo pubblicato su Extant

La Società di Cuthbert è una delle più chiuse, tra quelle Oikumeniche. E' bene precisare, per chiunque desiderasse visitare il pianeta, sempre che sia dotato di tanto pessimo gusto da voler spendere soldi per una cosa simile, che difficilmente potrà riuscire a fraternizzare, per non dire integrarsi, con la gente del posto. I Cuthbertiani, discendenti dai duri pionieri che per primi atterrarono sul pianeta, non sono definibili come un popolo socievole. In primis, il clima piuttosto rigido dei luoghi abitati spinge le persone a rimanere il più possibile nelle proprie abitazioni, scoraggiando le passeggiate all'aperto. Come altro fattore determinante, vi sono i prezzi delle merci. Essendo Cuthbert solitamente inadatto all'agricoltura e all'allevamento, per alimentazione e gli indumenti è costretto a commerciare con i pianeti vicini, pagando ingenti tasse. Quindi, agli abitanti rimangono ben poche UVS per passare il tempo libero. Pertanto essi passano molte ore lavorando, motivo per cui si sono guadagnati il nomignolo di "popolo stakanovista", e dedicano le poche rimanenti interamente a loro stessi.
Il turista non dovrà quindi stupirsi, anche nelle città più grandi, come Arcturus, di trovare in certe ore le strade completamente deserte. E in parte a questa è dovuta la particolare architettura dei centri abitati del pianeta: bellezza e arte sono sacrificate nel nome dell'utilità, e dunque le città risultano spesso opprimenti, per non dire di peggio. Enormi grattacieli grigi sovrastano le persone come immense muraglie, e le persone sono come soffocate dalle strade strette.
Conoscendo le premesse, non c'è da stupirsi della realtà.

Il velivolo sfrecciava velocemente attraverso i cieli di Cuthbert, alla velocità di più di 1500 chilometri orari. Gersen e il tecnico erano partiti già da parecchie ore, e per il momento, sembrava che nessuno li stesse inseguendo. Nel frattempo, Kirth aveva avuto modo di riflettere un po'.
Dovunque fosse atterrato, sicuramente lo avrebbero intercettato un volta sceso dal mezzo. Non avrebbe più potuto servirsi dell'ostaggio, dato che con un'arma di precisione lo avrebbero potuto uccidere tranquillamente, senza rischi per il tecnico. Sempre che ai membri dei piani alti della Setta interessasse la sorte di un sottoposto qualunque; probabilmente no.
Inoltre, la sua nave era andata, e se non fosse riuscito a trovare un volo di linea subito, la sua unica speranza sarebbe stata l'essere assunto come lavoratore su di una nave privata.
Scosse la testa. La situazione sembrava priva di uscita: per il momento avrebbe solo tentato di sfuggire il più a lungo possibile, fino a che la situazione non fosse cambiata, preferibilmente in meglio.
Osservò attentamente l'esterno: entro non molto tempo sarebbe giunto nuovamente alla civiltà, a giudicare dal cambiamento del paesaggio.
Effettuò mentalmente alcuni calcoli: i primi insediamenti cominciavano verso i 70 gradi di latitudine, quindi a circa 15'500 chilometri dall'equatore, considerando Cuthbert come una sfera perfetta. Secondo l'indicatore di velocità, il mezzo su cui si trovava procedeva con una velocità di almeno 1700 chilometri all'ora, il che avrebbe significato un viaggio di 9 ore. Ne erano già passate almeno sei, e il tecnico cominciava a dare segni di stanchezza.
"Non ha impostato il pilota automatico?" domandò Gersen, un po' accigliato
"Mi ha detto lei di pilotare..." rispose prudentemente l'ostaggio
"Ha ragione, ma se la lasciassi continuare, precipiteremmo prima o poi. Imposti il pilota automatico in modo che proceda in linea retta per un tempo indefinito."
"Ok, eseguito."
"Bene, ora può riposarsi se lo desidera. Non si preoccupi di niente: lei è la mia assicurazione sulla vita."
Mentre il tecnico si metteva comodo, per quanto la sua tuta lo permettesse, al posto di comando, un'idea folgorò Kirth.
Le squadre di ricerca avevano impiegato troppo poco tempo per arrivare! Questo poteva significare una cosa sola: la Setta disponeva di una base molto ben attrezzata in mezzo alla giungla selvaggia.

Finalmente il veicolo aveva superato i 70 gradi di longitudine. Ogni tanto sorvolavano dei piccoli agglomerati urbani, e la rigogliosa vegetazione tropicale aveva lasciato il posto a boschi di conifere sempreverdi. Lontano a nord-ovest erano visibili persino delle montagne dalle cime innevate.
Gersen aveva ridotto la velocità del mezzo, ed esaminava ogni città che incontrava, sperando di trovarne una dotata di spazioporto. Finalmente, dopo averne scartate una decina, ne scorse una che poteva fare al caso suo: piccola, dotata di uno spazioporto in proporzione. Trovava difficile credere che la Setta avesse esteso il proprio potere anche su città tanto insignificanti.
"Bene, scendiamo qui." ordinò al tecnico, con un tono che non ammetteva repliche.
L'ostaggio eseguì, ubbidiente, e portò il velivolo a terra, ad un chilometro dalla città.
"Il mio viaggio finisce qui" comunicò all'allibito tecnico "La saluto e la ringrazio per il passaggio."
"Il suo viaggio? Intende dire che sono libero?" domandò l'altro, incredulo
"Più o meno" fu la laconica risposta di Gersen. Prese il projac, mirò e fece fuoco.
L'apparato radio del mezzo si fuse, oramai inservibile.
Subito dopo, Kirth estrasse dal braccio della tuta un cilindretto metallico, uno strumento da riparazione. Lo sventolò per un istante davanti al naso del tecnico, dopodichè lo mise in un cassetto del cruscotto e ne fuse la serratura, rendendone impossibile l'apertura.
"Ha visto l'oggetto? Si tratta di una microbomba con comando a distanza, realizzata su Sarcovy. Ho modificato la mia tuta in modo da averne sempre una a portata di mano. Adesso lei procederà per altri 300 chilometri in linea retta, a velocità ridotta. Ho messo fuori uso la radio del mezzo, e adesso mi consegnerà quella della tuta, dato che non ne conosco la portata. Controllerò con il suo rilevatore che esegua quanto detto. Se non eseguirà quanto ho detto... Farò detonare l'esplosivo. Tutto chiaro?"
"Chiarissimo" rispose subito il tecnico, consegnando la propria radio portatile.
"Benissimo, non per nulla lei è un tecnico. Le auguro buona fortuna. Arrivederla."
"Preferirei di no" commentò acido l'uomo. Tornò ai comandi, e decollò in fretta e furia.
"Speriamo se la sia bevuta" mormorò Gersen, osservando il velivolo allontanarsi. Appena non fu più visibile, si tolse la tuta spaziale e si incamminò a passo spedito verso la città. Forse aveva ancora qualche possibilità di fuggire.

La cittadina, seppur tranquilla, era abbastanza cupa e grigia, come l'altra che aveva visitato. Stessi palazzi, tutti uguali e dello stesso colore, anche se più bassi di quelli di Arcturus. Non fu facile trovare lo spazioporto in quel dedalo di strade deserte e quasi identiche, pur avendola visto il luogo dall'alto. Fortunatamente la città, che poi seppe chiamarsi Outpost City, era relativamente piccola, quindi la ricerca non richiese un tempo eccessivo.
Riuscì ad individuarlo quasi subito, non appena vi si avvicinò: occupava un'intera area priva di abitazioni in una zona periferica, ed era composto da edifici più bassi e tozzi, sebbene dello stesso opprimente colore grigio-sbiadito.
Entrò con circospezione, pur non avendo incontrato alcuna persona fino a quel momento, nell'edificio principale. L'interno era composto da un unico ambiente immenso, con vari cartelli indicatori che indicavano i numeri dei docks e i voli ad essi abbinati. Stranamente, il colore dominante era il bianco. Si diresse verso l'unico sportello informazioni aperto, adiacente alle biglietterie. Finalmente una presenza umana. L'addetto allo sportello, un uomo sulla cinquantina, magro e dai capelli neri tagliati corti, che indossava una divisa arancione, rivolse un cenno di saluto formale a Gersen, rimanendo impassibile.
"Salve" salutò Kirth a sua volta, nascondendo la propria agitazione "Desidererei sapere quali siano i prossimi voli interplanetari, e quali siano le loro destinazioni"
"Credo che per avere queste informazioni, signore, dovrà tornare tra qualche giorno almeno."
"Cosa intende?"
"Non lo sa? E' stato dichiarato il divieto di lasciare il pianeta a qualsiasi nave, salvo quelle mercantili. Mi spiace..." spiegò l'addetto.
Furono necessari alcuni secondi affinchè Gersen si riscosse dalla notizia improvvisa, durante i quali l'addetto mostrò addirittura di avere più di una espressione facciale.
"Si sente bene?" domandò con aria quasi preoccupata.
"Certamente... Avevo un appuntamento su Boniface, ma allora rimanderò. Grazie delle informazioni" Gersen si esibì in un sorriso stiracchiato. Dopodiché aggiunse: "A proposito, sapremme dirmi dove possa trovare un mezzo per arrivare ad Arcturus?"
"C'è una compagnia di trasporti via terra, nella parte periferica a Sud. Rispetto a qui, dalla parte opposta della città."
"Benissimo. Arrivederla dunque..."
Volse le spalle allo sportello informazioni, e uscì a passo svelto dallo spazioporto. Appena fuori, accelerò il passo, diretto a Sud.

Stavolta le strade non furono un grosso problema. A circa metà strada si era fermato ad un chiosco per mangiare, e aveva chiesto informazioni. Era piuttosto stanco e non dormiva da chissà quanto, ma si era fatto forza, ed era arrivato all'Agenzia Trasporti Locali. Una volta là, aveva noleggiato un aerotaxi, anche se purtroppo aveva dovuto addebitare il tutto sul proprio conto corrente. Sperò fortemente che la Setta non riuscisse a scovarlo nonostante le norme sulla privacy, mentre dava il proprio numero di conto all'impiegato dell'Agenzia.
Finalmente gli fu affidato il mezzo, un modello recente monoposto, dotato di pilota automatico ed elevata autonomia.
Era di colore verde scuro opaco, lungo circa tre metri e dalle forme tondeggianti. Il rumore che emetteva era minimo.
Salì a bordo, e si posizionò sul morbido e comodo sedile. Dopodichè, sollevò il mezzo ad una quota di 10 metri, e cominciò ad impostare il pilota automatico. Al suo interno erano memorizzati parecchi itinerari turistici più o meno rilevanti, oltre agli itinerari più diretti verso le città principali. Dopo qualche attimo di incertezza, selezionò un itinerario turistico a bassa quota verso la città di Arcturus, e regolò la velocità su di un valore medio abbastanza basso.
Il navigatore automatico calcolò che erano necessarie dieci ore per raggiungere la destinazione, e chiese se andasse bene. Gersen confermò la scelta, e poco dopo che il veicolo fu partito, si addormentò, sopraffatto dalla stanchezza.

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Bene! Finalmente dopo mesi di assenza ho ripreso possesso del mio forum e del suo contenuto. Ho voluto inaugurare il mio ritorno - sebbene abbia dovuto posticiparlo ulteriormente - proseguendo nella lettura del nostro romanzo online preferito.
Prima di cominciare mi scuso con tutti gli utenti, ed in particolare con Raven, il quale ha continuato a sostenere il forum nonostante fosse abbandonato a se stesso.

Allora, torniamo a noi. Ho letto questi ultimi capitoli della storia del nostro eroe interplanetario Kirth con precisione e cura, nel minimo dettaglio. Posso dire che la storia procede bene (forse meno bene per il nostro eroe :D ): vedo che Raven non ha intenzione di concludere la sua storia. E questo è un bene. Essa mantiene un ritmo incalzante e il contenuto sostiene bene la lunghezza della struttura. Ottimo lavoro come sempre! non vedo l'ora che si arrivi alla svolta finale di questo racconto, ma allo stesso tempo spero che sia il più tardi possibile.
Confermo quello che ho sempre detto fin dal primo post: onorato che tu sia dei nostri, poeta del futuro! ;)

PS: L'evocazione del politico mi ha steso! image

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ORIGINAL SOUNDTRACKS
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Questo è Adam Jenkins, il mio miglior pg! ^^ (grazie Ale per la dedica!)
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Questi sono gli altri mei pg:
Miirik Onureth Hesjing/Dorian Maeve
Rebecca Golpitch
Radamánthys
Jourdain Gautier
Mattia
Mogul



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In my restless dreams, I see that town.
Silent Hill.
You promised you'd take me there again someday. But you never did.
Well I'm alone there now...
In our "special place"... Waiting for you...

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beh, innanzitutto non posso non ringraziare per la mole di lodi ^^ sono contento che ti piaccia e che possa suscitare le stesse sensazioni dei libri di Vance (il tipico "voglio sapere la fine ma non voglio che finisca") ^^

sono un bel po' indietro col racconto (avevo iniziato il capitolo successivo, ed ero a metà... poi si è fuso il pc dove lo avevo scritto), soprattutto causa Università, comunque a breve dovrei riuscire a postare nuovi capitoli (e magari qualche altro racconto extra) ^^

Statisticamente, il 99% (±1) delle statistiche nelle firme delle persone presentano cifre puramente arbitrarie, inserite al solo scopo di sbattere in faccia al prossimo un (presunto) motivo di superiorità rispetto alle altre persone. Se tu fai parte del restante (inserire numero casuale)% che si è rotto le palle di tutto questo, copia e incolla questa scritta in firma.





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ecco il tanto atteso (?) capitolo decimo! buona lettura!

Capitolo X

Da "Stunning Stories", sezione di Cosmopolis dedicata ai racconti del mistero e del sovrannaturale

Il metallo lo avvolgeva completamente; era la sua prigione, eppure era anche la sua salvezza. Oltre le resistenti pareti della capsula spaziale si trovava infatti il gelido vuoto sterile dello spazio. Egli sapeva, o credeva di sapere, cosa sarebbe successo se fosse uscito là fuori. Il suo corpo sarebbe stato congelato quasi istantaneamente, mentre il vuoto totale avrebbe consumato la sua pelle come una caustica carezza. Nel frattempo i raggi cosmici avrebbero ustionato ogni suo centimetro scoperto, mentre avrebbe scalciato inutilmente in cerca di ossigeno.
Sfiorò la parete di freddo metallo davanti a sè, in un gesto quasi affettuoso. Strinse però convulsamente la mano, quando tornò subito dopo a pensare alla capsula come una prigione.
Da quanto era lì? Un mese? Un anno? Senza l'alternarsi del giorno e della notte, senza il contatto di una persona, senza alcun punto di riferimento, il tempo perdeva ogni senso. Mangiava quando aveva fame e dormiva quando aveva sonno, certo, ma oramai aveva perso il conto delle sue azioni.
Si alzò in piedi, esitante, colto da una improvvisa rivelazione: e se fosse finito fuori rotta? Cosa sosteneva la nave nel suo moto verso la destinazione? Se improvvisamente fosse precipitato giù, nel cosmo più oscuro, cosa avrebbe fatto? La Morte avrebbe potuto raggiungerlo a tutti quei milioni di chilometri di distanza? Oppure avrebbe vagato per miliardi di anni nel nulla, impazzendo gradualmente, fino a rimanere solo uno spettro di ciò che era stato?
Oscillò lievemente verso una parete, tremando sotto la luce di quella improvvisa idea, urtando il metallo con la fronte. Un piano cominciò a farsi strada tra le sue sinapsi...
Con tutta la forza che aveva, colpì il rigido pannello in acciaio con la fronte. Colpì e colpì ancora, senza fermarsi, nemmeno quando una sensazione calda sulle sopracciglia gli rivelò che stava perdendo sangue.
Finalmente la sua vista comincò ad affievolirsi, e la stanza cominciò a girare. Si lasciò cadere sul pavimento, sereno...

"Signore, il volontario numero 147..." fece timidamente l'assistente, facendo capolino all'interno della stanza del Direttore.
"Cos'ha? Sta ancora dando problemi?" domandò l'uomo, infastidito.
"Beh, sì... Ha appena cercato di suicidarsi nel simulatore... Non ci è riuscito, per fortuna, ma credo che debba essere ricoverato d'urgenza nel settore medico-psichiatrico. E' ridotto parecchio male... Dovrebbe firmare il modulo per il trasferimento..." spiegò l'assistente, porgendo al Direttore un foglio di carta.
"Benissimo" rispose con aria distratta, prendendo una penna dalla costosa scrivania e firmando rapidamente "Può andare".
Mentre l'assistente si allontanava, il Direttore si alzò ed aprì il cassetto di un armadietto poco distante. Cercò per alcuni secondi, e prese una scheda. Tornò alla scrivania, e liquidò l'intera faccenda con un timbro.
"Non idoneo".
Poi tornò serenamente alle proprie occupazioni.


Si svegliò nove ore e mezzo dopo, serenamente. Tuttavia la sua serenità scomparve nel giro di pochi secondi, quando si fu guardato attorno ed ebbe capito dove si trovava. Si sistemò sul sedile, dopodichè osservò l'esterno.
Il paesaggio era piuttosto cambiato rispetto a qualche ora prima: l'unica vegetazione visibile era costituita da alte e possenti conifere color verde scuro, quasi nere. La neve ricopriva quasi ogni cosa, ed una nebbia biancastra e immobile contribuiva a dare un'impressione di staticità al paesaggio.
Mise la mano sui comandi di navigazione e, dopo un sospiro, disabilitò il pilota automatico e passò alla guida manuale.
Sollevò di alcuni metri il mezzo e aumentò la sua velocità gradualmente, per non attirare troppo l'attenzione di eventuali osservatori muniti di radar.
Nel frattempo, qualcosa di grigio ed esteso era divenuto visibile attraverso la nebbia. "Arcturus!" suppose Gersen, concedendosi un attimo di trionfo, che non durò comunque a lungo: nonostante tutto, era ancora confinato su quel dannato pianeta.
Imprecò mentalmente contro la Setta, e controllò ancora una volta le armi: la prudenza non era mai troppa quando c'erano di mezzo tipi del genere, con le poche idee confuse ma tuttavia pronti a tutto.
Mentre pensava a questo, la città di Arcturus si era ingrandita sempre di più davanti a lui; oramai distava poche centinaia di metri.
Atterrò con l'aerotaxi a poca distanza dall'ingresso principale della città; dopodichè attivò ancora una volta l'utile pilota automatico: secondo le nuove istruzioni appena impartite, avrebbe dovuto effettuare un largo ad alta quota sopra la città, dopodichè sarebbe tornato dai legittimi proprietari.
Kirth rimase alcuni secondi ad ammirare il veicolo che si allontanava pigramente nell'aria, e solo quando oramai fu un puntino scuro si decise ad avventurarsi a piedi ad Arcturus.

Non appena in vista dello spazioporto illuminato, potè permettersi un sospiro di sollievo. Come a incoraggiarlo a percorrere gli ultimi metri che lo separavano dall'ipotetica salvezza, una nave si alzò rumorosamente da terra e fendette l'aria come un proiettile, diretta nello spazio.
Era entrato nella città con circospezione, e, non avendo notato alcun sorvegliante o tipo sospetto, si era diretto subito alla propria meta. Aveva comunque rimediato alcune brutte figure, sobbalzando quando si trovava improvvisamente faccia a faccia con un Cuthbertiano, di solito dopo aver voltato un angolo. "Beh, in ogni caso poco male... Non resterò a lungo qui, e se ci resterò non sarò di certo in grado di vergognarmi per questo. Non credo che questo accada, da morti" aveva pensato ogni volta, tirando avanti per la propria strada con espressione marmorea e impassibile.
Tuttavia, adesso era vicino alla salvezza, e i rischi erano molti. Rimase alcuni minuti a rimuginare, sperando di non dare nell'occhio, e finalmente si decise.
Con passo deciso e rapido, si avviò verso lo spazioporto per la via più breve, allo scoperto. Sebbene ostentasse una calma glaciale, adeguatissima al clima del luogo, internamente era una molla pronta a scattare al primo segno di pericolo.
Giunse fino all'entrata. Nessun proiettile venne sparato dai grattacieli contro la sua nuca, nessun invasato con un pugnale aveva tentato di colpirlo alle spalle di sorpresa.
Continuò a camminare all'interno dell'edificio, mentre una sensazione di disagio crescente si faceva largo tra i suoi pensieri.
Il fatto che nessuno lo avesse attaccato poteva significare che il suo trucco avesse funzionato, ma anche che i suoi nemici lo stessero aspettando direttamente all'interno; insomma, c'era la possibilità che si stesse addentrando direttamente nella tana del leone.
Nel tempo che aveva trascorso rimuginando era arrivato fino allo sportello di imbarco: era l'unica persona lì, in che bastava a spiegare che il blocco imposto al pianeta non era ancora stato rimosso. Si avvicinò all'addetto, un uomo calvo che si guardava pigramente le mani senza nulla di meglio da fare, e domandò:
"Mi scusi... Avrei bisogno di sapere dove si trovano le navi cargo"
L'uomo si contemplò le mani per un'ultima volta, dopodichè concentrò la sua scarsa attenzione su Gersen:
"Sono al Dock 5, qua vicino. Per quale motivo me lo chiede?"
"Sono un grossista, e desidero parlare con il capitano di qualche cargo per accordarmi sul trasporto di alcune materie prime. Nonostante il blocco è ancora concesso, vero?"
"No, non ho ricevuto alcuna informazione in merito, per cui le disposizione devono essere sempre le medesime. Le consiglio di sbrigarsi, perchè alcune navi partiranno a minuti"
"La ringrazio" rispose Gersen, cominciando a correre verso il Dock 5, seppur senza un piano ben preciso. Tuttavia fu il caso, l'incognita su quello che deve accadere, a venire in suo aiuto.
Proprio mentre arrivava al Dock, un'esplosione non molto lontana attrasse l'attenzione delle persone presenti, che si affrettarono ad uscire fuori a controllare, più preoccupati che curiosi.
Fu necessario poco più di un attimo a prendere la decisione.
Kirth si lanciò di corsa oltre il posto di controllo del Dock, si fiondò all'esterno e corse verso l'astronave più vicina, mentre i resti ciò che rimaneva dell'areotaxi precipitava a terra, colpito da qualche arma.
Nel giro di pochi secondi percorse la scaletta fino all'interno, e si diresse verso la poppa della nave, dove di solito si trovava la stiva.
Non appena vi fu dentro, prese alcuni secondi per decidere in quale dei molti settori nascondersi. Optò per un settore della stiva dove erano alloggiati alcuni tipi di verdura fresca: in quello scomparto sarebbero state mantenuta condizioni ambientali passabili, e non sarebbe morto per il freddo o il poco ossigeno. Si sistemò come meglio potè tra due casse di metallo contenenti vegetali simili a carciofi, di colore giallo brillante ed attese.
Tempo pochi minuti e la nave cominciò a vibrare, e subito una pressione di qualche g gli compresse il cranio sulla spalla destra.
Dopodichè la pace, il consueto ronzio costante del volo spaziale. Cuthberth era lontano.

Edited by Raven89 - 29/12/2008, 00:56

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Scusate per la lunga attesa, ma ecco il capitolo XI ^^
Spero sia di vostro gradimento...

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Capitolo XI

Da Manuale dei pianeti, 308° edizione:

Rodheru:
Sesto pianeta di Kappa Normae (costellazione del Regolo)
Costanti planetarie:
Diametro: 11200 chilometri
Massa: 0,86 (Terra = 1)
Giorno medio: 35 ore, 43 minuti, 10 secondi
Osservazioni generali:
Rodheru, pur nell'accozzaglia di pianeti particolari o quasi stravaganti presenti nella Galassia, risulta essere un caso degno di nota. Pur essendo relativamente vicino alla Terra (438 anni luce), non rientra nella lista dei pianeti dell'Oikumene. Si trova in una particolare zona galattica dove il Dilà si insinua per molti anni luce nell'Oikumene come un cuneo: per questo la zona è stata pittorescamente chiamata "la Fenditura", sebbene sia meglio nota col nome affibbiatole dagli agenti della CCPI, ovvero "la spina nel fianco".
Il pianeta, un tipico mondo di frontiera (è il più vicino all'Oikumene, tra quelli presenti nella Fenditura) non presenta caratteristiche eccezionali. L'inclinazione piuttosto sul piano dell'eclittica ridotta causa tenui cambiamenti stagionali, ed in genere la temperatura è piuttosto mite. L'ambiente si è rivelato idoneo alle piante e agli animali terrestri, che in breve hanno avuto la meglio sulle specie autoctone, decimandole. Il paesaggio tipico del pianeta ricorderà quindi i panorami della Terra, anche se il visitatore accorto noterà qualche differenza sensibile: il cielo di colore differente, i tramonti infuocati, l'aria leggermente meno limpida...
Una carta geografica del mondo mostrerebbe due soli continenti, l'uno davanti all'altro: Learia (il più grande) e Cadhene. Entrambi si estendono quasi da un polo all'altro, e sembrano essere il risultato dello scontro di due zolle continentali colossali. In ogni caso, i geologi scarseggiano su Rodheru.
Curiosamente, nonostante fauna e flora terrestre abbiano conquistato quasi tutto il pianeta, i luoghi abitati non sono molti, sono presenti poche decine di insediamenti su ogni continente, e non tutti dotati di spazioporto. Le popolazioni dei due continenti sono nemiche, sebbene combattano di rado, e provengono da due diverse spedizioni di colonizzazione quasi contemporanee. I Leariani, discendenti dai membri di un non meglio identificato gruppo filosofico emigrato dalla Terra in cerca di un luogo dove vivere lontano dagli altri "immorali" accusano i Cadheniani di essere un popolo selvaggio, violento e infido. D'altra parte i Cadheniani, discendenti dei membri di una colonia penale sperimentale posta su Rodheru poco prima dell'arrivo dei Leariani, deridono i Leariani e li considerano fannulloni, bigotti e ottusi.
Learia ha un sistema di governo di tipo oligarchico, mentre i villaggi e le città di Cadhene sono alleate tra loro nominalmente, e autogovernate in maniera approssimativamente democratica.
In quanto mondo di frontiera, Rodheru viene spesso additato come luogo ideale per la gestione degli affari sporchi degli abitanti dell'Oikumene, tuttavia non sono stati ancora raccolti dati significativi su questo argomento.

Il viaggio durò solo poche ore, durante le quali Gersen ebbe anche modo di rifocillarsi e fare mente locale su quanto stesse accadendo. Aveva assaggiato gli strani carciofi, e un morso era stato sufficiente: avevano un sapore dolciastro, che terminava però con un retrogusto piuttosto amaro. Pertanto aveva preferito doversi allontanare un po' dal suo nascondiglio e prendere alcuni ortaggi terrestri.
La situazione era leggermente migliorata rispetto a prima, ma non di molto: al momento si trovava clandestino su una nave la cui destinazione era sconosciuta: avrebbe potuto tranquillamente essere sbarcato su Alphanor come avrebbe potuto arrivare su un pianeta poco civilizzato, per non dire selvaggio, del Dilà.
Si stava già preparando a fuggire dalla stiva quando i rumori circostanti indicarono che la nave era in fase di atterraggio: l'intera stiva vibrò intensamente per alcuni minuti durante la discesa nell'atmosfera, per poi fermarsi ad atterraggio completo. Nel frattempo Kirth aveva preso una decisione.
Si avviò verso l'entrata della stiva con aria sicura di sè; la barba non fatta e l'aria trascurata sarebbero state un ottimo travestimento: gli davano l'aria di un novellino al primo viaggio spaziale, stordito dai ritmi di lavoro estenuanti e dalle condizioni ambientali radicalente diverse da quelle di un pianeta vivibile.
Uscì dal portello principale della stiva e, dopo aver ispirato avidamente l'aria pulita del posto, si diresse verso lo spaziale più vicino, una persona alta e muscolosa, con corti capelli biondi, occhi azzurri e un'espressione non molto amichevole: dall'atteggiamento sprezzante con cui si guardava attorno sembrava ricoprire un grado relativamente alto sul mercantile.
"Mi scusi" disse Gersen con tono insicuro, non appena fu a pochi metri dall'uomo "Mi hanno detto di scaricare tre casse di quegli strani carciofi giallastri proprio in questo porto. Devo eseguire subito?"
L'uomo lo guardò con la tipica espressione riservata solitamente a scarafaggi, formiche e animali simili, e rispose solo dopo averlo squadrato bene da capo a piedi:
"No! Quelli sono destinati ad Alphanor. E' scritto sopra la targhetta delle casse, dove hai gli occhi?"
"Ha ragione, mi scusi Signore." annuì Gersen con aria umile, dandosi mentalmente dell'imbecille per non aver controllato meglio.
"Adesso fila a prendere la merce esatta, non ci tratterremo a lungo."
"Certamente, Signore. Tuttavia, se è lecito chiederlo, su quale pianeta ci troviamo?"
"Dove diavolo eri quando è stato dato l'annuncio? Hai bisogno di un manuale di istruzioni per le orecchie, oltre che per gli occhi?" domandò ferocemente l'uomo.
"Mi trovavo, ehm... Ero ai servizi igienici..." rispose evasivamente Kirth
"E sia" commentò l'uomo con aria sadica "Farai meglio a sbrigarti a portare a terra quelle dannate casse, se non vuoi finire proprio a pulire la latrina per le prossime due settimane. In ogni caso, ci troviamo su Rodheru."
"Ricevuto, Signore. Quando arriveremo ad Alphanor?" domandò Gersen speranzoso, voltandosi verso il portello di accesso come per dirigersi a finire il lavoro
"Ti sei innamorato del Cynange* per caso?" rispose l'altro, ironico
"No, è pura curiosità. Ho degli amici su quel mondo, e mi chiedevo tra quando potrei vederli."
Gersen non poteva vederlo, ma lo sguardo dell'uomo era evoluto ulteriormente rispetto a prima, la sua espressione sarebbe stata idonea per osservare batteri e virus, se fossero visibili ad occhio nudo.
"Basta perdere tempo! La curiosità non è nè apprezzata nè incoraggiata sulla nave. Temo che finirai di turno alla latrina fino a... Fino allo scalo su Alphanor. Ti divertirai nelle prossime tre settimane, vedrai!" lo rimproverò l'uomo, mentre il tono di voce variava dall'irato al palesemente divertito.
"S-Sissignore..."
Continuando a recitare la parte, Kirth si allontanò a testa bassa, sotto lo sguardo vigile del suo "superiore". Fece il giro della nave e, non appena fuori vista, cominciò a correre verso l'uscita dello spazioporto.
Non avrebbe potuto nascondersi per tre settimane là dentro; era il momento di cercare un altro mezzo.

Non ebbe molta fortuna. La maggior parte delle navi mercantili si trovava all'inizio del proprio viaggio e sarebbe tornata all'Oikumene solo dopo parecchie tappe nel Dilà. Le rimanenti navi, invece, non accettavano persone a bordo, neanche a pagamento. Avrebbe potuto nascondersi nuovamente nella stiva di una di esse: ma era già stato fortunato a non essere stato scoperto una volta, e Kirth non desiderava mettere troppo alla prova la sua fortuna.
Stanco e abbattuto dopo una giornata di ricerche infruttuose, si era appoggiato all'argine di un fiume che scorreva poco lontano dallo spazioporto. Come era riuscito a sapere dal centro informazioni locale, si trattava del fiume Stanton, uno dei principali del continente di Cadhene.
Gersen osservava l'acqua verdastra, quasi marrone, scorrere velocemente quattro metri più in basso, mentre trascinava con sè detriti e rami di alberi; come testimoniava la cappa di nuvole sopra la sua testa, il tempo non doveva essere stato dei migliori negli ultimi giorni.
Sospirò voltandosi di lato, accorgendosi solo in quel momento dell'ometto basso appoggiato all'argine ad un metro scarso da lui. Era paffuto e tendente alla calvizie, lo sguardo spento, i vestiti grigi non molto in ordine. In altre occasioni non avrebbe riservato molta attenzione ad un tizio del genere, ma il fatto che fosse riuscito ad arrivargli così vicino senza che se ne accorgesse era piuttosto degno di nota.
"Non si stupisca, straniero. Non sono una persona eccezionale: il trucco sta nell'apparire insignificanti. Nessuno si accorgerà della vostra presenza fino a che non sarà troppo tardi" disse lo sconosciuto con voce gracchiante, come a rispondere ai dubbi di Kirth.
"Comprendo la sua teoria. E visto l'utilizzo di una tale tecnica con me, suppongo che la sua presenza non sia del tutto casuale"
"Lei è un tipo sveglio, caro mio. Precisamente, vengo qua per proporle qualcosa. Ho sentito che cerca un passaggio per l'Oikumene e, guarda caso, io e la mia nave stiamo proprio per dirigerci là. Sarei onorato di darle un passaggio. Non chiedo molto, diciamo una piccola cifra simbolica a vostra discrezione"
"Lei è molto gentile. Cosa l'ha spinta ad un tale gesto di altruismo?"
"Oh, si tratta della semplice fratellanza cosmica. Lei è uno spaziale come me, e sarebbe un delitto non aiutare i miei stessi simili, no?"
"Veramente lei prima mi ha chiamato straniero..." obiettò Gersen, insospettito
L'ometto ignorò la frase di Gersen, continuando il proprio discorso:
"Venga, la condurrò alla mia nave. Non è un modello recente, ma è accogliente" disse, poggiando una mano sulla spalla di Kirth e spingendolo gentilmente in direzione dello spazioporto. Nell'istante successivo si trovò disteso prono a terra, con il braccio premuto con forza dietro la schiena.


Gersen fece forza sul braccio, e dalla manica dell'uomo uscì un piccolo storditore elettrico.
"Lasciami andare!" gridò lo sconosciuto, mentre si contorceva disperatamente per liberarsi dalla morsa di acciao di Kirth.
"Chi ti manda?" domandò Gersen con l'espressione più spaventosa che poteva fare "Se non vuoi afferrare gli oggetti di spalle per il resto della tua vita ti conviene parlare"
"N-Nessuno!" boccheggiò l'uomo "Non mi manda nessuno. L'idea era di stordirti e derubarti di tutto ciò che hai addosso, null'altro!"
Interiormente sollevato, Kirth lascò andare la sua vittima, tenendosi a distanza di sicurezza. Nel frattempo l'ometto, non appena libero, aveva bruscamente smesso di dimenarsi e si era alzato in piedi come un fulmine, scuotendosi di dosso la polvere.
"Leariano*" sbottò a Kirth un attimo prima di fuggire a velocità sorprendente dalla parte opposta allo spazioporto.
"Questo posto è abbastanza pericoloso senza che intervenga la Setta" mormorò Kirth tra sè e sè "E' meglio che trovi un modo di andarmene al più presto"

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Note:

*Cynange: si riferisce ai carciofi giallastri assaggiati da Gersen. A causa del sapore piuttosto amaro vengono usati solamente per aromatizzare determinati cibi (sebbene alcuni "raffinati" buongustai si ostinino a consumarli cucinati in svariati modi). Tuttavia, nemmeno in veste di condimento riscuotono un grande successo. Il nome deriva dalla fusione delle parole Cynara (specie di piante a cui appartiene il carciofo) e Orange.

*Leariano: per gli abitanti di Cadhene la stessa parola Leariano è un insulto: in questo caso il malvivente la usa come offesa gratuita, ma di solito viene utilizzato per designare persone pigre e vigliacche. Analogamente per i Leariani la parola "Cadheniano" designa una persona violenta, volgare e talvolta di scarsa igiene personale.

Edited by Raven89 - 15/2/2009, 22:49

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rieccomi con il capitolo 12! se vi mancava la Setta, avrete pane per i vostri denti ^^

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Capitolo XII

Da un discorso di Celia de Vex, membro di grado 8 della Setta dell'Entropia

[...] Pertanto io dico, cos'è la felicità? Come la possiamo raggiungere?
Da sempre, la felicità è stata il fine di ogni essere umano. C'è chi la raggiunge attraverso l'autocompiacimento, chi attraverso il sibaritismo, qualcuno addirittura il masochismo.
Tuttavia, difficilmente un uomo ammetterà di essere completamente felice. La tecnologia ha elevato notevolmente il nostro livello di vita: cose che secoli fa parevano clamorose sono adesso alla portata di tutti. Allo stato attuale, chiunque può salire su un'astronave e divorare milioni di chilometri in un istante. Adesso, il terraforming può rendere desiderabile un luogo prima arido e deserto. Ancora, adesso, certi pianeti del Dilà possono fornirci tutto il piacere che vogliamo, etico e non. Ma siamo felici? Tutto ciò ci rende migliori? Io dico di no. Esistono ancora gli squilibri economici, la schiavitù, l'omicidio. Anzi, certe situazioni sono diventate ancora peggiori di qualche secolo fa. Se prima era possibile, seppur improbabile, fuggire da un luogo di schiavitù, adesso è quasi impossibile scappare da un pianeta adibito a tale scopo.
Pertanto, tornando all'analisi del nostro problema principale, la tecnologia e il "progresso" rappresentano la felicità? Sì e no.
Idealmente dovrebbero, se dessimo per scontato che con essi avanzi pure il livello morale delle persone. Ma non accade. Già nel passato la tecnologia è stata usata per uno scopo opposto a quello per cui avrebbe dovuto servire, ovvero, per rendere ignoranti le masse, per controllarle a piacimento come un enorme gregge roseo. Che il lettore provi a dare un'occhiata a parte dell'intrattenimento del secolo ventunesimo, per esempio. Follia e stupidità allo stato puro.
Fortunatamente abbiamo superato quel periodo relativamente oscuro da molto tempo, ma non siamo migliorati molto, rimaniamo ancora un branco di delinquenti incalliti, effettivi o potenziali.
Pertanto, come sarebbe possibile raggiungere la felicità, al giorno d'oggi?
Io dico, dolorosamente, abbandonare il freddo metallo. Indubbiamente la tecnologia migliora la nostra vita, tuttavia questi fatti dimostrano come, alla fine, sia solamente deleteria. Noi umani abbiamo sbagliato tutto, ma siamo ancora in tempo a dirigere i nostri sforzi verso un altro metodo di vita. E' nella semplicità della vita antica, nella tranquillità dell'ambiente naturale che si cela il vero raggiungimento del piacere. In fin dei conti, Re Stellari a parte, siamo l'unica specie che abbia cercato di costruirsi la felicità artificialmente. Che abbiano ragione le altre creature a permanere nel loro stato?

Niente di niente. Erano già alcuni giorni che Gersen si trovava su Rodheru, ma di navi dirette verso l'accogliente centro dell'Oikumene neanche l'ombra.
Nel frattempo aveva preso una stanza presso una locanda piuttosto economica, di poco lontana dallo spazioporto, e aveva passato ogni ora libera delle quattro giornate successive a ciondolare presso le zone d'atterraggio, informandosi col massimo della discrezione possibile sulle destinazioni di ogni nave di cui era riuscito ad avvicinare il capitano.
E le sue riserve monetarie si erano assottigliate drammaticamente, entro pochi giorni sarebbe stato completamente al verde. Avrebbe potuto contattare Addels per farsi inviare del denaro, ma temeva che in questo modo avrebbero potuto rintracciarlo. Entro alcuni giorni avrebbe dovuto imbarcarsi su di una nave indipendentemente dalla sua destinazione, e pagarsi il passaggio lavorando, altrimenti non sarebbe andato lontano, senza UVS.
Stava camminando lungo lo Stanton, guardando distrattamente le acque torbide, cercando di farsi venire in mente qualcosa. Non aveva praticamente fatto altro che piovere dal suo arrivo, e il fiume era ingrossato particolarmente, lasciando solo un metro di spazio tra la sua superficie e gli argini artificiali. Fortunatamente pareva che da qualche ora le nubi avessero concesso un minimo di tregua.
Irritato, Gersen calciò un sasso contro l'argine; non sopportava quell'inattività, mentre i nemici, chissà dove nel cosmo, tessevano inganni e intrighi ai suoi danni. Sbuffò rumorosamente e tornò sui suoi passi, verso lo spazioporto: la pausa era finita, era il momento di tornare al "lavoro". Percorse il sentiero sterrato, al momento ridotto a fango, che portava allo spazioporto, e si incamminò verso le zone di atterraggio.
Non appena fu arrivato, notò quasi immediatamente due nuove navi, ad occhio e croce due mercantili. Erano atterrate vicine, e, pur essendo due modelli diversi, Kirth suppose appartenessero alla stessa flotta o allo stesso proprietario, a giudicare dagli equipaggi che chiaccheravano normalmente tra di loro.
Con discrezione, cercando di mostrare l'aria di qualcuno che non ha di meglio da fare che bighellonare, si avvicinò progressivamente ad un gruppo di una decina di uomini che discutevano animatamente. Non appena fu a portata d'orecchio si finse impegnato nel cercare qualcosa in tasca, sperando di carpire qualche informazione preziosa sulla loro destinazione.
"Maledizione, detesto questo posto! Dovevamo proprio scendere qui?" si lamentava uno degli uomini, un tizio grande e grosso, con una tuta spaziale blu scura.
"Piantala di lamentarti Sam! Goditi le ore di libertà e cerca di ricavarne qualcosa, invece di lamentarti. Che so, potresti agganciare una pollastra..." gli rispose un altro uomo, di corporatura molto più esile e dall'espressione furba e maliziosa.
"Ma sei pazzo? Le Leariane sono troppo puritane per combinare qualsiasi cosa con uno sconosciuto, probabilmente non mi rivolgerebbero neanche la parola!"
"Beh, ci sono le Cadheniane..."
"Peggio! Potrei trovarmi con la gola tagliata ancor prima di essermi tolto i vestiti!"
"Hai troppi pregiudizi..."
"Pensala come ti pare, io voglio tornare a casa tutto intero."
"Come preferisci, allora aspetta la prossima tappa e muori di noia nel frattempo. Io vado a divertirmi!" concluse il secondo uomo, voltandosi e dirigendosi a passo deciso fuori dallo spazioporto.
"Guarda che ad Alphanor troverai le stesse cose, e senza alcun rischio!" lo apostrofò l'altro da lontano, inutilmente.
"Qualcosa mi dice che si libererà un posto..." sghignazzò un terzo spaziale, un uomo relativamente anziano e dalle molte cicatrici.

Aveva ascoltato a sufficienza. Si avvicinò al gruppo e domandò all'uomo dall'aria vissuta:
"Mi perdoni, ma non ho potuto fare a meno di ascoltare la vostra conversazione. La vostra nave è diretta ad Alphanor?"
L'espressione sulla faccia dello spaziale mutò nell'arco di un millisecondo, passando da sardonica a seria e professionale.
"Pare di sì, Alphanor dovrebbe essere il nostro prossimo scalo. Come mai le interessa, se è lecito chiedere?"
"Avrei bisogno di un passaggio in quella direzione, e siete la prima nave diretta per l'Oikumene che vedo in quattro giorni."
"Capisco. Beh, per qualche UVS potrei cercare di prendere accordi per la cosa, se le interessa..." disse, mentre l'espressione sardonica ritornava repentinamente, e Gersen si dava mentalmente dell'idiota per aver usato le parole sbagliate, risvegliando la tipica avidità degli spaziali.
"La ringrazio" acconsentì Kirth, sfoggiando un sorriso chiaramente falso "Spero che 3 UVS siano di suo gradimento"
"10"
"5"
"Vada per 5 allora. Mi attenda qui"

L'uomo, dopo essersi allontanato verso la nave con aria soddisfatta, ricomparve nel giro di pochi minuti in compagnia di un nuomo alto, dalla testa rasata e dai malevoli occhi verdi.
"Signor Capitano, questo è l'uomo di cui le ho parlato..." spiegò al nuovo venuto, indicando Gersen con un cenno del capo.
"Bene. E così lei vorrebbe un passaggio, giusto?" chiese il Capitano a Gersen, con voce sibilante. "Beh, credo che potremmo trovare un accordo. Lei quali competenze ha?"
"Dunque. Se intende dire che dovrò lavorare per pagarmi la traversata, diciamo che sono disponibile come factotum. Quanti giorni sono necessari per arrivare ad Alphanor?"
"54 ore"
"Beh, è un tempo ragionevole."
"Assolutamente. In ogni caso, può andare quello che ha detto lei. Tuttavia, abbiamo un problema..."
"Ovvero?"
"Attualmente non abbiamo posti. Un passeggero dovrebbe scendere in una città di Learia, pertanto potremo accoglierla a bordo solamente laggiù. Dovrà trovare un mezzo per raggiungere il luogo e potrà salire a bordo solo da laggiù."
"Capisco... E tra quanto vi recherete a Learia?"
"Tra 16 ore"
"E la partenza per Alphanor quando avverrà?"
"26 ore"
"Più di una giornata terrestre. Se trovassi un mezzo, potrei farcela"
"Può noleggiare un'aeromobile allo spazioporto e seguirci quando partiremo."
"Temo di non disporre del denaro necessario..."
"Ah. Ho sentito dire di una sorta di treno ad alta velocità che collega Cadhene con Learia. Dovrebbe essere più economico."
"Proverò. Il vitto e l'alloggio sono compresi nel lavoro che dovrò svolgere, vero?"
"Precisamente."
"Allora dovrei farcela."
"Glielo auguro. Adesso ho da fare, arrivederla a Learia."
Il Capitano fece un cenno di saluto piuttosto formale e si diresse sulla propria nave.

Edited by Raven89 - 29/3/2009, 15:07

Statisticamente, il 99% (±1) delle statistiche nelle firme delle persone presentano cifre puramente arbitrarie, inserite al solo scopo di sbattere in faccia al prossimo un (presunto) motivo di superiorità rispetto alle altre persone. Se tu fai parte del restante (inserire numero casuale)% che si è rotto le palle di tutto questo, copia e incolla questa scritta in firma.





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ecco, finalmente, un nuovo capitolo ^_^

stavolta senza testo iniziale

---

Capitolo XIII

Fortunatamente, il treno ad alta velocità esisteva, ed era pure economico. Relativamente economico.
Per 12 UVS Gersen potè effettuare il viaggio fino a Pickfort, la città da cui sarebbe partita la nave per Alphanor, come aveva appreso dagli spaziali di poco prima, schiaffeggiandosi mentalmente per non averlo chiesto subito al Capitano.
Aveva dovuto recarsi dallo spazioporto fino alla stazione dell'areobus, dove uno scassatissimo velivolo a venti posti, dalla vernice arancione scrostata e macchiata, lo aveva prelevato a condotto fino ad una metropoli vicina, per la scandalosa cifra di 4 UVS.
Adesso gli rimanevano solo 20 UVS, e avrebbe dovuto impiegarli coscienziosamente.
Incassò la pioggia che lo accolse nella città di Nacara, mentre nel suo cervello ribollivano fiotti di imprecazioni contro la Setta, i mezzi di trasporto costosi e la pioggia battente.
Dopo un pasto frugale composto da un piatto locale, fette fini di carne all'interno di grosse foglie coriacee ma saporite, aveva compiuto l'ultimo salasso monetario acquistando il biglietto del treno e si era diretto subito sul mezzo.
Si trattava di un veicolo di tipologia piuttosto antiquata, sebbene fosse ben tenuto: un serpente squadrato di metallo scuro, lungo qualche centinaio di metri. Sicuramente, la sua manutenzione era meno costosa di quella di un aeromobile di linea.
Con aria di fatalità, Kirth salì su uno dei vagoni al cui esterno era dipinto vistosamente il simbolo della seconda classe. Non aveva un posto prenotato, pertanto si affrettò ad occupare il primo sedile libero che gli capitò a tiro, accanto ad uomo calvo, sulla cinquantina, in giacca e cravatta, dall'aspetto florido, che aveva occupato il posto accanto al finestrino; un pendolare qualunque.
Provò il sedile, con cautela simile a quella che doveva usare un uomo di Neanderthal quando si sedeva sulla scomoda roccia. Tutto sommato, il sedile era abbastanza comodo.
Si rilassò ed armeggiò alcuni secondi con braccia e gambe, cercando una posizione confortevole. Quando si fu sistemato, dette un'occhiata agli occupanti del vagone.
A giudicare dall'aspetto, normali pendolari in scuri abiti da lavoro.
L'unica eccezione era costituita da una donna di mezza età con una bambina di meno di 10 anni. Improbabile che costituissero un pericolo. Gersen si concesse di tirare un sospiro di sollievo, e contemporaneamente fu scagliato col viso a pochi millimetri dallo schienale del sedile di fronte a lui.
Istintivamente si voltò a destra e sinistra con veemenza, accorgendosi dal rapido cambiamento del paesaggio esterno che l'urto era stato causato da una brusca partenza.
La piattaforma in cemento che costituiva il binario scivolò via in pochi istanti, lasciando spazio alla vegetazione del pianeta, spazzata dalla pioggia e dal vento. In quel punto, miracolosamente, l'aggressiva flora terrestre non aveva attecchito.
Adesso la preoccupazione più urgente era trovare un modo per ingannare il tempo nelle 15 ore necessarie per completare il viaggio.
Prese esempio dall'uomo seduto accanto a sè e decise di concedersi qualche ora di sonno. Si appoggiò la mano sul volto, come se fosse stato immerso in un pensieri estremamente profondi e chiuse gli occhi, sperando di non cominciare a russare. La sicurezza non era mai troppa.

Le prime 12 ore trascorsero, apparentemente in pochi attimi, mentre Gersen dormiva. Quando si risvegliò trovò l'uomo che sedeva accanto a lui sostituito da un altro più giovane, anch'esso calvo. Da seduto non era possibile valutare la sua altezza, tuttavia aveva un fisico abbastanza muscoloso. Gli occhi piccoli e azzurri, assieme alle labbra fini, gli davano un'aria non esattamente amichevole.
Lanciò a Kirth uno sguardo indecifrabile, quando lo vide svegliarsi e stiracchiarsi rumorosamente, dopodichè dedicò tutta la sua attenzione a ciò che accadeva fuori dal finestrino.
Il paesaggio era cambiato drasticamente rispetto alla partenza: fuori la giornata era luminosa, l'aria abbastanza limpida e il cielo azzurro. Gli alberi sfoggiavano grandi fiori color grigio-chiari, e venivano mossi solamente dallo spostamento d'aria dovuto al sopraggiungere del mezzo.
"Mi perdoni, sa mica l'ora?" domandò Kirth all'uomo.
"Le 13, secondo l'ora locale" rispose l'altro, con voce acuta e scricchiolante.
Dall'indicazione, Gersen stimò che mancassero meno di cinque ore all'arrivo; un lasso di tempo considerevole.
"L'ora locale? E' salito a bordo da poco?" continuò,non avendo altro da fare se non fare un po' di conversazione
"Già" commentò seccamente l'interlocutore, decretando la fine del discorso. Durante le poche parole proferite non aveva staccato un momento gli occhi dal paesaggio. Deglutì rumorosamente, e Gersen decise di dare un'occhiata al resto dei passeggeri.
Non era rimasto praticamente nessuno dei viaggiatori originali, fatta eccezione per la donna con la bambina, che sonnecchiava con aria particolarmente stanca.
I nuovi passeggeri non differivano molto da quelli vecchi, in ogni caso: qualche capello in più, qualche anno di meno, ed abiti leggermente più luminosi. E nessuno di loro stava dormendo.
Kirth si voltò ancora una volta verso il finestrino, ostruito in parte dalla nuca pallida del vicino. Dette un'ultima occhiata agli alberi in fiore, e si concentrò nella poco edificante attività dell'osservare il pavimento, curvo sulla schiena.
Le ultime ore non passarono in fretta.

"Come disse il Barone Bodissey, niente è per sempre!" pensò Kirth quando una voce metallica diffuse nei vari vagoni la notizia dell'imminente arrivo a Pickfort. Mormorò un breve saluto formale al vicino, senza ottenere risposta, si alzò e si avviò all'uscita.
Una volta a terra, dopo aver assaporato per alcuni dolci momenti la sensazione di qualcosa di fermo sotto i piedi, si incamminò verso lo spazioporto, che fortunatamente si trovava a pochi isolati dalla stazione ferroviaria.
Durante il tragitto si rifocillò con una generosa dose di acqua, pesciolini fritti dall'aspetto mostruoso e vegetali simili a patate dolciastre. Altre 4 UVS di meno.
Varcò i cancelli dello spazioporto augurandosi fortemente di trovare la nave, la sua scala per il Paradiso, o meglio per Alphanor, ad attenderlo per portarlo via da quel posto. Evitò accuratamente di pensare al lavoro che avrebbe dovuto svolgere: di certo non avrebbe giovato al suo morale.
Ed, incredibilmente, la nave era lì. La riconobbe subito: non tanto per la struttura, quanto per gli uomini che discutevano animatamente accanto ad essa.
Il tizio "avventuroso" mancava all'appello.
Il tipo a cui aveva sganciato 5 UVS lo notò non appena fu ad una ventina di metri di distanza. Disse qualcosa agli altri e si staccò dal gruppo, avvicinandosi correndo piano.
"Ah, vedo che sei già arrivato. Noi siamo sbarcati da meno di un'ora, e ne mancano almeno altre 9 prima che partiamo. Sono stato incaricato di mostrarti il tuo alloggio e le mansioni a te assegnate. Ma prima che ne diresti di qualche partita a carte?" disse con tono amichevole, quasi gioioso, quando gli fu vicino.
"Oh, la ringrazio. Partita a carte? Eh, purtroppo non dispongo di molto denaro con me. Inoltre, tendo a perdere sempre" rispose Gersen, mantenendo un certo distacco. Aveva fiutato un certo pericolo nell'ultima proposta, e si augurava di separarsi dalle sue 16 UVS il più tardi possibile.
"Beh, spero che le due cose non siano collegate. Ma vabbè, come disse il Barone: sfortunati al gioco, fortunati in amore!" replicò l'altro, un po' meno allegro.
"Eh già..." fu ciò che riuscì a farfugliare Gersen, mentre l'immagine di Alice balzava prepotentemente nella sua mente. La ricacciò indietro.
"Le mostro subito ciò che devo" concluse l'uomo, tornando ad un tono più formale.

Il suo alloggio era una cabina di 3 metri per 2, nella quale poteva stare in piedi solo per pochi centimetri. La sua mancanza di bagagli parve non insospettire o preoccupare nessuno. Disse gentilmente all'uomo, che seppe chiamarsi Earnest Barrera, che avrebbe gradito farsi una doccia dopo aver ascoltato quali fossero le sue mansioni a bordo della nave.
Earnest spiegò che avrebbe dovuto, in pratica, occuparsi della pulizia del ponte, della lavanderia e dei servizi igienici. Quest'ultimo punto lasciò Kirth indeciso se ridere o rammaricarsi: in un modo o nell'altro non era riuscito a sfuggire alle minacce del tizio della nave su cui aveva viaggiato come clandestino.
Si congedò da Earnest, mentre questo gli faceva notare che, data la sua mancanza di bagaglio, avrebbe potuto prendere in prestito una delle tute da spaziale di scorta. In effetti, annusandosi attentamente, Gersen si accorse di non avere esattamente un profumo di rose.
Dopo una breve doccia e un cambio di vestiti, tornò nella propria cabina e si sedette sulla branda metallica, più per attendere, che per riflettere.
Si addormentò ancora, risvegliandosi dopo qualche ora. Non doveva mancare molto alla partenza: la maggior parte dell'equipaggio camminava affaccendato per i corridoi, e dagli oblò era visibile l'esterno avvolto nelle tenebre. Giungendo sovrappensiero fino al portello principale, si imbattè in Earnest, che stava chiaccherando con un altro uomo, di spalle rispetto a Kirth.
Earnest scambiò ancora alcune parole con l'interlocutore, dopodichè i suoi occhi individuarono Gersen. Fece un passo verso di lui e disse:
"...In ogni caso, lei non sarà l'unico passeggero su questa nave. Il signor Kirth Gersen sarà passeggero del nostro amato veicolo, e si fermerà alla sua stessa destinazione, Alphanor. Signor Gersen, le presento Darin Dreadven. Occuperà il posto lasciato libero dal povero Pete Blevis. Detto per inciso, lo abbiamo trovato con la gola tagliata, e tutti i vestiti addosso..."
L'uomo di spalle si voltò: e Kirth si trovò faccia a faccia con l'ex compagno di viaggio.
"Salve" disse freddamente l'uomo, dopo aver deglutito rumorosamente.

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un altro capitolo, con un po' di azione, finalmente ^_^

---

Capitolo XIV

Da "Cenni sulla propulsione Jarnell" di Isaac Barry

[...]Innanzitutto, per spiegare a grandi linee i principi basilari della propulsione Jarnell, è necessario effettuare un brevissimo excursum sulla struttura dell'Universo.
Per farla breve, consideriamo l'Universo, in particolare lo spazio aperto, come una sorta di schiuma, e le particelle contenute al suo interno come delle piccole cordicelle vibranti.
Altra cognizione necessaria, il fatto che sebbene noi esseri umani visualizziamo l'Universo tridimensionalmente sia stato più volte provato, nel corso dei secoli, che il numero delle dimensioni spaziali sia ben maggiore rispetto alle tradizionali "Altezza, Larghezza, Profondità".
Le due precedenti affermazioni sembrano quasi scollegate, tuttavia sono fuse armonicamente nel meccanismo di propulsione spaziale.
Una sorta di ago, noto come interplit, avvolge la "schiuma" attorno a se, rinchiudendo la nave in una sorta di nicchia uber-dimensionale. All'interno di questa nicchia, praticamente un vortice nella "schiuma", l'esterno della nave viene isolato dagli effetti dell'Universo. In particolare, l'inerzia e la velocità della luce come limite massimo di velocità (300'000 km al secondo) vengono annullati: dunque la nave nave acquisisce un'inerzia tendente allo zero, e nessun limite nella velocità raggiungibile. Basterà pertanto un impulso debolissimo per spedirla in avanti a velocità inimmaginabili.
Ovviamente la velocità deve essere lo stesso mantenuta entro un certo limite a seconda della distanza da percorrere, per evitare che il mezzo si perda nello spazio sconosciuto.
Inoltre, altro fatto non trascurabile, l'isolamento dalle leggi dell'Universo permette di non subire gli effetti della Relatività einsteniana, evitando quindi scomode variazioni dello scorrere del tempo soggettivo ed effetti simili.[...]

----------

La traversata spaziale passò abbastanza velocemente, senza intoppi di sorta. A Gersen erano stati assegnati turni di 8 ore di lavoro, alternati a turni di riposo della medesima durata. Durante il primo turno si era preso cura del pavimento del ponte della nave, sebbene non fosse eccessivamente bisognoso di pulizia: aveva visto mercantili ridotti in condizioni ben peggiori. Nonostante ciò, impiegò ben sette delle otto ore; effettivamente se la prese parecchio comoda: ne aveva già passate abbastanza per arrivare vivo fin lì, e non aveva esattamente molta voglia di faticare ancora.
Dopo aver svolto il compito, aveva ricevuto dal Capitano il permesso di staccare, probabilmente per toglierselo di torno, guadagnando un'ora in più di riposo. Un lasso di tempo che impiegò, dopo otto ore di sonno, per socializzare con l'equipaggio.
Ancora una volta si imbattè in Earnest, nella sala mensa. Quell'uomo era quasi ubiquo, pensò Gersen: di certo non deve avere molto da fare sulla nave.
Stava giocando a carte con altri quattro uomini, e non appena sentì Kirth entrare alzò gli occhi dalla propria mano e lo invitò a sedersi e giocare con loro.
Come la volta precedente, Gersen rifiutò cortesemente, affermando che si sarebbe però fermato a guardare la partita. Earnest aveva annuito con un sorriso falso ed aveva ripreso a giocare.
Il gruppo stava facendo una partita ad una variante del poker, giocata in senso antiorario e con sei carte invece di cinque. Il compito del mazziere era svolto da Earnest: curiosamente, nonostante il rapporto tra perdite e vittorie fosse abbastanza bilanciato per tutti i giocatori, a lui andavano le somme più sostanziose, mentre pareva avere sfortuna nera nel caso la puntata fosse bassa.
Sotto gli occhi attenti di Gersen perse 3 UVS, per guadagnarne 5 nella seconda partita; poi ne vinse 2 e ne perse 4; infine vinse la partita finale, da 14 UVS.
La scena si concluse con gli altri giocatori che scagliavano con sdegno le carte contro il tavolo da gioco, si alzarono sbuffando e tornavano alle proprie occupazioni.
"Non imparano mai!" commentò Earnest con tono divertito quando si furono allontanati "Ed io so calibrare bene vittorie e sconfitte in modo da non farli mai demordere. Stasera torneranno qui a giocare, ansiosi di rifarsi!". Probabilmente aveva già capito che Gersen non avrebbe mai acconsentito a fare una partita con lui.
"Hai barato? Oppure sei solo fortunato?" domandò Kirth, pur conscio che un vero baro non l'avrebbe mai ammesso.
"Tsk. Barare? No, non fa per me. Il mio gioco si basa su queste caratteristiche: apparenza, astuzia, probabilità. Inutile sperare nella fortuna o nella scorrettezza: se lasciassi fare alla Dea Bendata, quei polli rimarrebbero con i loro soldi; se invece barassi, beh... potrei lasciarmi prendere la mano e rimanere senza nessuno disposto a giocare con me, oppure potrei essere scoperto e... Beh, con le cifre che gli ho sottratto, meglio non pensare cosa potrebbero farmi in tal caso. Ma comunque..."
Interruppe bruscamente la frase quando Darid Dreadven fece la sua comparsa nella stanza, degnando di un'occhiata appena gli occupanti. Marciò con decisione fino alla cambusa e ne uscì con alcune compresse di cibo concentrato, per poi andarsene tranquillo.
"Ancora?" sbottò bruscamente Earnest quando il passeggero fu lontano "Quel tizio è peggio di un orologio olph!"
"Perchè? Cos'ha fatto di così grave?" replicò Gersen. Normalmente la cosa lo avrebbe lasciato poco più che indifferente, ma aveva come un campanello di allarme che gli diceva di tenere d'occhio quell'uomo.
"Ogni tre maledette ore compare qui con quello sguardo da Gooma* e piomba sulle provviste. Inizialmente aveva addirittura chiesto di poterne portare una quantità assurda nella propria cabina, ma il cuoco lo ha vietato. Se continua di questo passo, la spesa per mantenerlo diventerà maggiore di quanto abbia pagato per il viaggio"
"E allora? Il bilancio economico della nave intacca il tuo stipendio?"
"Assolutamente no. Tuttavia, intacca quello degli altri. E se gli altri sono a corto di soldi, giocano cifre più basse..."
Kirth passò il tempo rimanente mangiando del cibo liofilizzato e chiaccherando del più e del meno con Earnest, che si lanciò in un lungo e tedioso discorso sull'inaffidabilità delle fasi alterne della fortuna. Fortunatamente l'inizio del turno di lavoro venne in aiuto a Gersen, permettendogli di liquidare Earnest e di andare a pulire le latrine di bordo. E, tutto sommato, fu quasi più piacevole.

Nel resto del viaggio, alternò i turni di lavoro e riposo quasi meccanicamente, tenendosi a debita distanza dall'equipaggio. E così, infine, la nave atterrò ad Alphanor, nello spazioporto di Avente.
Pur avendo appena terminato un massacrante turno di otto ore, impiegato nella pulizia dei corridoi, corse nella propria cabina, indossò i vecchi vestiti lavati da poco, e si precipitò all'esterno subito dopo aver avvisato e ringraziato il Capitano. Ancora una volta, l'ultima, come notò con sommo sollievo, incrociò Earnest, il quale lo salutò e gli augurò di reincontrarsi presto. Di Dreadven invece nessuna traccia: probabilmente era già sceso a terra prima di lui.
In ogni caso, finalmente era a casa, o almeno in un posto che avrebbe potuto essere quasi definito tale. La prima cosa che fece fu recarsi ad uno sportello bancario e fare scorta di denaro, dopodichè si concesse un pranzo relativamente lussuoso in uno dei ristoranti della Spianata di Avente. Infine prese una stanza al vecchio albergo, l'ultimo dove aveva alloggiato: chiese esplicitamente una stanza differente da quella della volta precedente. Quando fu all'interno, si gettò sul letto, abbandonandosi all'ozio più totale.

Il bip bip insistente del comunicatore lo riportò bruscamente alla realtà. Rimase una decina di secondi a fissarlo inebetito, poi si riscosse e rispose. Si trovò davanti il volto di Jean Addels:
"Finalmente riesco a contattarla, signor Gersen. Le sue fughe improvvise non mi sono nuove, tuttavia stavolta deve aver pestato veramente i piedi a qualcuno. E' da quasi una settimana che ricevo alcune chiamate ogni giorno, dove mi viene chiesto proprio di lei. Sono anche venuti di persona a cercarla!"
Kirth, con la menta ancora un po' annebbiata, rimuginò un paio di attimi su quelle parole. Poi realizzò cosa stesse succedendo.
"Cosa? E chi mi ha cercato?"
"Un insieme molto variegato di persone. Da presunti zii e fratelli fino a fantomatici poliziotti e figure politiche che, ho verificato, non esistono..."
"Capisco... E dal vivo chi si è presentato?"
"Non ne ho la più pallida idea. Ha detto di chiamarsi Brendon McDaniel."
"Non conosco nessuno con quel nome. Me lo descriva."
"Era un uomo calvo, sulla trentina. Lineamenti misti tra un rettile ed un pescecane. Deglutiva volgarmente e rumorosamente con disgustosa regolarità"
"Ho compreso. Beh, se la chiameranno ancora, dica che l'ho contattata da Cuthberth. E si tenga alla larga dal tizio pelato. Piuttosto, come ha fatto a sapere dove fossi?"
"Ho lasciato una consistente cifra ad un uomo dell'albergo dove si trova affinchè mi avvisasse qualora fosse tornato."
"Capisco. Spero che i miei nemici non abbiano fatto altrettanto."
"Non dovrebbero. Ho raddoppiato la cifra offerta inizialmente in cambio del silenzio con qualsiasi altro individuo."
"Perfetto. Allora devo sperare che quel tizio non sia troppo avido e i miei nemici troppo generosi. Adesso devo salutarla, ho degli affari a cui badare. Faccia attenzione..."
"Arrivederla allora. E credo che lei debba prestarne molta più di me..."
Lo schermo si spense, lasciando Gersen al buio.

Quindi l'uomo del treno, Brendon McDaniel, Darin Dreadven o qualsiasi altro fosse il suo vero nome, doveva essere un uomo della Setta, probabilmente inviato per ucciderlo. Doveva esser stato maledettamente fortunato, per essere ancora vivo: avrebbe potuto farlo fuori in ogni momento, rapidamente e senza causare troppo clamore. Qualsiasi motivo lo avesse spinto a risparmiarlo, era giunto il momento di armarsi per bene e prepararsi a fronteggiarlo. Attinse alla sua riserva personale di armi, accuratamente nascoste in un piccolo garage che aveva affittato per alcuni anni, situato nella periferia di Avente.
Prese un dedactor, un tubo di vetro capace di sparare aghi avvelenati o urticanti, un projac ad alta potenza, delle bombe miniaturizzate ed un pugnale monomolecolare, capace di affettare con facilità anche il ferro. Infine indossò un giubbotto antiproiettile sotto la tuta da spaziale e ritenne opportuno aggiungere all'arsenale un guanto imbevuto di Cluthe. il micidiale veleno Sarcoy.
Non appena equipaggiatosi sedette ad aspettare la notte; fino ad adesso era stata lui la preda, ed ora era venuto il momento di invertire le parti e diventare cacciatore.

Attese fino all'ultimo prima di uscire, fino a quando i raggi di Rigel migrarono pigramente dal pavimento all'esterno, e la stella si inabissò oltre l'orizzonte.
E poi, mentre l'orizzonte sfumava dal violetto al blu scuro, uscì e si incamminò in direzione della Spianata. Il suo cacciatore era un professionista: sarebbe bastato mostrarsi nei luoghi giusti e non avrebbe tardato a farsi vedere.
Prevedibilmente, la Spianata era ancora piuttosto affollata: la percorse avanti e indietro una volta, per essere sicuro di essere visto, e cambiò ancora destinazione, imboccando una strada che conduceva fuori città.
Il vociare rassicurante della folla si affievolì progressivamente, finchè non fu in una piazzetta deserta e silenziosa, illuminata da un lampione azzurrino solitario. Un monumento in marmo, raffigurante un eroe di una qualche guerra terminata da secoli, riluceva sinistro come una sagoma scheletrica, quasi un monito della Morte in persona.
E, spuntando gradualmente dall'oscurità, con un cerone pallido sul volto a sottolinearne la spettralità, il cacciatore non tardò a farsi vedere.
Camminava senza emettere rumore e con movimenti ampi e lenti.
"Finalmente ho l'occasione di incontrarla faccia a faccia, signor Gersen" esordì in tono sprezzante, non prima di aver deglutito.
"Ah, è lei. Non vedo cosa ci sia di così entusiasmante nel trovarsi faccia a faccia con me." fu la fredda risposta di Kirth.
"Ahah, non si schernisca. A quanto ho saputo, sembra che le sue abilità di combattimento siano piuttosto notevoli. Ad essere sincero, è quasi un onore potermi battere con lei"
"Eppure non è la prima volta che ci incontriamo. Avrebbe potuto attaccarmi in molte altre occasioni."
"Tsk, avevo le mani legate. Ordini dall'alto"
"Dall'alto? La Setta immagino..."
"Proprio loro. Il mio compito primario era di sorvegliarla e basta. Tuttavia, ora che il compito è finito, ho piena libertà sulle mie azioni. Ho notato che sei piuttosto ricco. Bene, prenderò due piccioni con una fava..."
"Prima devi uccidermi!" sibilò Gersen, estraendo il projac e sparando una raffica di raggi mortali contro l'avversario. Ma non fu abbastanza svelto: il bersaglio si era già spostato e aveva trovato rifugio nel buio.
"Maledizione!" imprecò, mentre una raffica di raggi lo sfiorava da un punto imprecisato alla sua sinistra.
Si gettò a capofitto nelle tenebre, ponendo momentaneamente fine alla sparatoria.
Cominciò a strisciare verso un pezzo di terreno coperto d'erba, dove avrebbe trovato un minimo riparo. Nel frattempo vide sparare parecchi colpi da punti diversi del posto, in modo da non farsi identificare e da illuminare un po' il luogo. Rimase a guardare, fino a che non vide ciò che cercava: l'ultimo colpo sparato era visibilmente meno luminoso, segno che la batteria dell'arma del nemico era ormai scarica. Senza perdere altro tempo si alzò di scatto e cominciò a correre contro la sorgente dell'ultimo raggio: trovò l'uomo mentre stava cercando di cambiare il caricatore della sua arma, un projac modello J modificato.
"Gettala!" ordinò in modo perentorio, tenendolo sotto mira "Se mi fornirai qualche informazione utile mi limiterò a renderti inoffensivo, ma ti risparmierò la vita..."
L'avversario rimase fermo un secondo con un'espressione da bestia ferita, per poi scagliare lontano l'arma.
"Sembra che non abbia molta scelta. In ogni caso sta bene, mi arrendo."
"Bene, è l'opzione migliore per entrambi. Adesso alzati ed avvicinati con le mani alzate. Una mossa falsa e ti friggerò prima che tu possa accorgertene, intesi?"
Per tutta risposta l'altro fece una smorfia e si avvicinò fino a che non fu a quattro passi da Kirth.
"Vedo che hai capito. Adesso voltati"
Darin fece per voltarsi, ma improvvisamente si slanciò indietro, sputando nell'occhio a Gersen. Istantaneamente un bruciore inaspettato pervase il suo bulbo oculare, accecato, si portò istintivamente la mano libera al volto, mentre l'altro deglutiva con soddisfazione. A completare l'opera, un calcio alla mano gli fece volare via il projac.
"Saliva acida?" dedusse immediatamente Gersen, attonito. Ecco spiegato il motivo degli strani atteggiamenti: le sue ghiandole salivari dovevano esser state modificate per produrre sostanze leggermente acide, pertanto doveva deglutire spesso in modo da bilanciare il proprio pH orale; il cibo probabilmente serviva per contrastare l'acidità di ciò che finiva nello stomaco.
Ridendo sguaiatamente il sicario infierì, tempestandolo di pugni alle spalle e al petto. Kirth indietreggiò, cercando di parare alla meglio i colpi, per quanto fosse possibile con un occhio solo. L'avversario tirò fuori un pugnale dal manico elaborato, e fece un affondo diretto al cuore del suo bersaglio: la lama incontrò quella del pugnale monomolecolare, impugnato fulmineamente da Gersen, e fu separata dal resto dell'arma. Darin rimase sorpreso per una frazione di secondo, dando all'avversario il tempo di attaccare. Riuscì a sottrarsi a malapena al fendente, finendo lo stesso con un braccio in meno.
Il sangue si riversò a fiotti sul terreno, ma rimase ugualmente in piedi senza scomporsi molto. Con calma innaturale, frugò una tasca con la mano libera, e ne tirò fuori un oggetto sferico grande quanto un pugno. Intanto Kirth stava recuperando la vista all'occhio colpito, e riuscì a vedere nitidamente che cosa fosse tale oggetto.
"Una granata termica?" gridò d'impulso, mentre Darin premeva il pulsante di attivazione. Lanciò il coltello contro il volto dell'avversario e se la diede a gambe, senza verificare di aver centrato il bersaglio.
Pochi secondi dopo la terra tremò, e lo spostamento d'aria lo scagliò lontano, mentre la furia del plasma cancellava la piazzola dalla faccia dell'Universo, lasciando solo un cratere annerito.
Stordito, Kirth si allontanò a tentoni mentre già da lontano si udivano le sirene delle volanti della CCPI.


*= piccolo rapace del pianeta Alphanor, ora estinto, simile ad un avvoltoio, sebbene di dimensioni più ridotte.

Statisticamente, il 99% (±1) delle statistiche nelle firme delle persone presentano cifre puramente arbitrarie, inserite al solo scopo di sbattere in faccia al prossimo un (presunto) motivo di superiorità rispetto alle altre persone. Se tu fai parte del restante (inserire numero casuale)% che si è rotto le palle di tutto questo, copia e incolla questa scritta in firma.





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You can't change the world
But you can change the facts
And when you change the facts
You change points of view
If you change points of view
You may change a vote
And when you change a vote
You may change the world

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