un altro capitolo, con un po' di azione, finalmente

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Capitolo XIV
Da "Cenni sulla propulsione Jarnell" di Isaac Barry
[...]Innanzitutto, per spiegare a grandi linee i principi basilari della propulsione Jarnell, è necessario effettuare un brevissimo excursum sulla struttura dell'Universo.
Per farla breve, consideriamo l'Universo, in particolare lo spazio aperto, come una sorta di schiuma, e le particelle contenute al suo interno come delle piccole cordicelle vibranti.
Altra cognizione necessaria, il fatto che sebbene noi esseri umani visualizziamo l'Universo tridimensionalmente sia stato più volte provato, nel corso dei secoli, che il numero delle dimensioni spaziali sia ben maggiore rispetto alle tradizionali "Altezza, Larghezza, Profondità".
Le due precedenti affermazioni sembrano quasi scollegate, tuttavia sono fuse armonicamente nel meccanismo di propulsione spaziale.
Una sorta di ago, noto come interplit, avvolge la "schiuma" attorno a se, rinchiudendo la nave in una sorta di nicchia uber-dimensionale. All'interno di questa nicchia, praticamente un vortice nella "schiuma", l'esterno della nave viene isolato dagli effetti dell'Universo. In particolare, l'inerzia e la velocità della luce come limite massimo di velocità (300'000 km al secondo) vengono annullati: dunque la nave nave acquisisce un'inerzia tendente allo zero, e nessun limite nella velocità raggiungibile. Basterà pertanto un impulso debolissimo per spedirla in avanti a velocità inimmaginabili.
Ovviamente la velocità deve essere lo stesso mantenuta entro un certo limite a seconda della distanza da percorrere, per evitare che il mezzo si perda nello spazio sconosciuto.
Inoltre, altro fatto non trascurabile, l'isolamento dalle leggi dell'Universo permette di non subire gli effetti della Relatività einsteniana, evitando quindi scomode variazioni dello scorrere del tempo soggettivo ed effetti simili.[...]
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La traversata spaziale passò abbastanza velocemente, senza intoppi di sorta. A Gersen erano stati assegnati turni di 8 ore di lavoro, alternati a turni di riposo della medesima durata. Durante il primo turno si era preso cura del pavimento del ponte della nave, sebbene non fosse eccessivamente bisognoso di pulizia: aveva visto mercantili ridotti in condizioni ben peggiori. Nonostante ciò, impiegò ben sette delle otto ore; effettivamente se la prese parecchio comoda: ne aveva già passate abbastanza per arrivare vivo fin lì, e non aveva esattamente molta voglia di faticare ancora.
Dopo aver svolto il compito, aveva ricevuto dal Capitano il permesso di staccare, probabilmente per toglierselo di torno, guadagnando un'ora in più di riposo. Un lasso di tempo che impiegò, dopo otto ore di sonno, per socializzare con l'equipaggio.
Ancora una volta si imbattè in Earnest, nella sala mensa. Quell'uomo era quasi ubiquo, pensò Gersen: di certo non deve avere molto da fare sulla nave.
Stava giocando a carte con altri quattro uomini, e non appena sentì Kirth entrare alzò gli occhi dalla propria mano e lo invitò a sedersi e giocare con loro.
Come la volta precedente, Gersen rifiutò cortesemente, affermando che si sarebbe però fermato a guardare la partita. Earnest aveva annuito con un sorriso falso ed aveva ripreso a giocare.
Il gruppo stava facendo una partita ad una variante del poker, giocata in senso antiorario e con sei carte invece di cinque. Il compito del mazziere era svolto da Earnest: curiosamente, nonostante il rapporto tra perdite e vittorie fosse abbastanza bilanciato per tutti i giocatori, a lui andavano le somme più sostanziose, mentre pareva avere sfortuna nera nel caso la puntata fosse bassa.
Sotto gli occhi attenti di Gersen perse 3 UVS, per guadagnarne 5 nella seconda partita; poi ne vinse 2 e ne perse 4; infine vinse la partita finale, da 14 UVS.
La scena si concluse con gli altri giocatori che scagliavano con sdegno le carte contro il tavolo da gioco, si alzarono sbuffando e tornavano alle proprie occupazioni.
"Non imparano mai!" commentò Earnest con tono divertito quando si furono allontanati "Ed io so calibrare bene vittorie e sconfitte in modo da non farli mai demordere. Stasera torneranno qui a giocare, ansiosi di rifarsi!". Probabilmente aveva già capito che Gersen non avrebbe mai acconsentito a fare una partita con lui.
"Hai barato? Oppure sei solo fortunato?" domandò Kirth, pur conscio che un vero baro non l'avrebbe mai ammesso.
"Tsk. Barare? No, non fa per me. Il mio gioco si basa su queste caratteristiche: apparenza, astuzia, probabilità. Inutile sperare nella fortuna o nella scorrettezza: se lasciassi fare alla Dea Bendata, quei polli rimarrebbero con i loro soldi; se invece barassi, beh... potrei lasciarmi prendere la mano e rimanere senza nessuno disposto a giocare con me, oppure potrei essere scoperto e... Beh, con le cifre che gli ho sottratto, meglio non pensare cosa potrebbero farmi in tal caso. Ma comunque..."
Interruppe bruscamente la frase quando Darid Dreadven fece la sua comparsa nella stanza, degnando di un'occhiata appena gli occupanti. Marciò con decisione fino alla cambusa e ne uscì con alcune compresse di cibo concentrato, per poi andarsene tranquillo.
"Ancora?" sbottò bruscamente Earnest quando il passeggero fu lontano "Quel tizio è peggio di un orologio olph!"
"Perchè? Cos'ha fatto di così grave?" replicò Gersen. Normalmente la cosa lo avrebbe lasciato poco più che indifferente, ma aveva come un campanello di allarme che gli diceva di tenere d'occhio quell'uomo.
"Ogni tre maledette ore compare qui con quello sguardo da Gooma* e piomba sulle provviste. Inizialmente aveva addirittura chiesto di poterne portare una quantità assurda nella propria cabina, ma il cuoco lo ha vietato. Se continua di questo passo, la spesa per mantenerlo diventerà maggiore di quanto abbia pagato per il viaggio"
"E allora? Il bilancio economico della nave intacca il tuo stipendio?"
"Assolutamente no. Tuttavia, intacca quello degli altri. E se gli altri sono a corto di soldi, giocano cifre più basse..."
Kirth passò il tempo rimanente mangiando del cibo liofilizzato e chiaccherando del più e del meno con Earnest, che si lanciò in un lungo e tedioso discorso sull'inaffidabilità delle fasi alterne della fortuna. Fortunatamente l'inizio del turno di lavoro venne in aiuto a Gersen, permettendogli di liquidare Earnest e di andare a pulire le latrine di bordo. E, tutto sommato, fu quasi più piacevole.
Nel resto del viaggio, alternò i turni di lavoro e riposo quasi meccanicamente, tenendosi a debita distanza dall'equipaggio. E così, infine, la nave atterrò ad Alphanor, nello spazioporto di Avente.
Pur avendo appena terminato un massacrante turno di otto ore, impiegato nella pulizia dei corridoi, corse nella propria cabina, indossò i vecchi vestiti lavati da poco, e si precipitò all'esterno subito dopo aver avvisato e ringraziato il Capitano. Ancora una volta, l'ultima, come notò con sommo sollievo, incrociò Earnest, il quale lo salutò e gli augurò di reincontrarsi presto. Di Dreadven invece nessuna traccia: probabilmente era già sceso a terra prima di lui.
In ogni caso, finalmente era a casa, o almeno in un posto che avrebbe potuto essere quasi definito tale. La prima cosa che fece fu recarsi ad uno sportello bancario e fare scorta di denaro, dopodichè si concesse un pranzo relativamente lussuoso in uno dei ristoranti della Spianata di Avente. Infine prese una stanza al vecchio albergo, l'ultimo dove aveva alloggiato: chiese esplicitamente una stanza differente da quella della volta precedente. Quando fu all'interno, si gettò sul letto, abbandonandosi all'ozio più totale.
Il bip bip insistente del comunicatore lo riportò bruscamente alla realtà. Rimase una decina di secondi a fissarlo inebetito, poi si riscosse e rispose. Si trovò davanti il volto di Jean Addels:
"Finalmente riesco a contattarla, signor Gersen. Le sue fughe improvvise non mi sono nuove, tuttavia stavolta deve aver pestato veramente i piedi a qualcuno. E' da quasi una settimana che ricevo alcune chiamate ogni giorno, dove mi viene chiesto proprio di lei. Sono anche venuti di persona a cercarla!"
Kirth, con la menta ancora un po' annebbiata, rimuginò un paio di attimi su quelle parole. Poi realizzò cosa stesse succedendo.
"Cosa? E chi mi ha cercato?"
"Un insieme molto variegato di persone. Da presunti zii e fratelli fino a fantomatici poliziotti e figure politiche che, ho verificato, non esistono..."
"Capisco... E dal vivo chi si è presentato?"
"Non ne ho la più pallida idea. Ha detto di chiamarsi Brendon McDaniel."
"Non conosco nessuno con quel nome. Me lo descriva."
"Era un uomo calvo, sulla trentina. Lineamenti misti tra un rettile ed un pescecane. Deglutiva volgarmente e rumorosamente con disgustosa regolarità"
"Ho compreso. Beh, se la chiameranno ancora, dica che l'ho contattata da Cuthberth. E si tenga alla larga dal tizio pelato. Piuttosto, come ha fatto a sapere dove fossi?"
"Ho lasciato una consistente cifra ad un uomo dell'albergo dove si trova affinchè mi avvisasse qualora fosse tornato."
"Capisco. Spero che i miei nemici non abbiano fatto altrettanto."
"Non dovrebbero. Ho raddoppiato la cifra offerta inizialmente in cambio del silenzio con qualsiasi altro individuo."
"Perfetto. Allora devo sperare che quel tizio non sia troppo avido e i miei nemici troppo generosi. Adesso devo salutarla, ho degli affari a cui badare. Faccia attenzione..."
"Arrivederla allora. E credo che lei debba prestarne molta più di me..."
Lo schermo si spense, lasciando Gersen al buio.
Quindi l'uomo del treno, Brendon McDaniel, Darin Dreadven o qualsiasi altro fosse il suo vero nome, doveva essere un uomo della Setta, probabilmente inviato per ucciderlo. Doveva esser stato maledettamente fortunato, per essere ancora vivo: avrebbe potuto farlo fuori in ogni momento, rapidamente e senza causare troppo clamore. Qualsiasi motivo lo avesse spinto a risparmiarlo, era giunto il momento di armarsi per bene e prepararsi a fronteggiarlo. Attinse alla sua riserva personale di armi, accuratamente nascoste in un piccolo garage che aveva affittato per alcuni anni, situato nella periferia di Avente.
Prese un dedactor, un tubo di vetro capace di sparare aghi avvelenati o urticanti, un projac ad alta potenza, delle bombe miniaturizzate ed un pugnale monomolecolare, capace di affettare con facilità anche il ferro. Infine indossò un giubbotto antiproiettile sotto la tuta da spaziale e ritenne opportuno aggiungere all'arsenale un guanto imbevuto di Cluthe. il micidiale veleno Sarcoy.
Non appena equipaggiatosi sedette ad aspettare la notte; fino ad adesso era stata lui la preda, ed ora era venuto il momento di invertire le parti e diventare cacciatore.
Attese fino all'ultimo prima di uscire, fino a quando i raggi di Rigel migrarono pigramente dal pavimento all'esterno, e la stella si inabissò oltre l'orizzonte.
E poi, mentre l'orizzonte sfumava dal violetto al blu scuro, uscì e si incamminò in direzione della Spianata. Il suo cacciatore era un professionista: sarebbe bastato mostrarsi nei luoghi giusti e non avrebbe tardato a farsi vedere.
Prevedibilmente, la Spianata era ancora piuttosto affollata: la percorse avanti e indietro una volta, per essere sicuro di essere visto, e cambiò ancora destinazione, imboccando una strada che conduceva fuori città.
Il vociare rassicurante della folla si affievolì progressivamente, finchè non fu in una piazzetta deserta e silenziosa, illuminata da un lampione azzurrino solitario. Un monumento in marmo, raffigurante un eroe di una qualche guerra terminata da secoli, riluceva sinistro come una sagoma scheletrica, quasi un monito della Morte in persona.
E, spuntando gradualmente dall'oscurità, con un cerone pallido sul volto a sottolinearne la spettralità, il cacciatore non tardò a farsi vedere.
Camminava senza emettere rumore e con movimenti ampi e lenti.
"Finalmente ho l'occasione di incontrarla faccia a faccia, signor Gersen" esordì in tono sprezzante, non prima di aver deglutito.
"Ah, è lei. Non vedo cosa ci sia di così entusiasmante nel trovarsi faccia a faccia con me." fu la fredda risposta di Kirth.
"Ahah, non si schernisca. A quanto ho saputo, sembra che le sue abilità di combattimento siano piuttosto notevoli. Ad essere sincero, è quasi un onore potermi battere con lei"
"Eppure non è la prima volta che ci incontriamo. Avrebbe potuto attaccarmi in molte altre occasioni."
"Tsk, avevo le mani legate. Ordini dall'alto"
"Dall'alto? La Setta immagino..."
"Proprio loro. Il mio compito primario era di sorvegliarla e basta. Tuttavia, ora che il compito è finito, ho piena libertà sulle mie azioni. Ho notato che sei piuttosto ricco. Bene, prenderò due piccioni con una fava..."
"Prima devi uccidermi!" sibilò Gersen, estraendo il projac e sparando una raffica di raggi mortali contro l'avversario. Ma non fu abbastanza svelto: il bersaglio si era già spostato e aveva trovato rifugio nel buio.
"Maledizione!" imprecò, mentre una raffica di raggi lo sfiorava da un punto imprecisato alla sua sinistra.
Si gettò a capofitto nelle tenebre, ponendo momentaneamente fine alla sparatoria.
Cominciò a strisciare verso un pezzo di terreno coperto d'erba, dove avrebbe trovato un minimo riparo. Nel frattempo vide sparare parecchi colpi da punti diversi del posto, in modo da non farsi identificare e da illuminare un po' il luogo. Rimase a guardare, fino a che non vide ciò che cercava: l'ultimo colpo sparato era visibilmente meno luminoso, segno che la batteria dell'arma del nemico era ormai scarica. Senza perdere altro tempo si alzò di scatto e cominciò a correre contro la sorgente dell'ultimo raggio: trovò l'uomo mentre stava cercando di cambiare il caricatore della sua arma, un projac modello J modificato.
"Gettala!" ordinò in modo perentorio, tenendolo sotto mira "Se mi fornirai qualche informazione utile mi limiterò a renderti inoffensivo, ma ti risparmierò la vita..."
L'avversario rimase fermo un secondo con un'espressione da bestia ferita, per poi scagliare lontano l'arma.
"Sembra che non abbia molta scelta. In ogni caso sta bene, mi arrendo."
"Bene, è l'opzione migliore per entrambi. Adesso alzati ed avvicinati con le mani alzate. Una mossa falsa e ti friggerò prima che tu possa accorgertene, intesi?"
Per tutta risposta l'altro fece una smorfia e si avvicinò fino a che non fu a quattro passi da Kirth.
"Vedo che hai capito. Adesso voltati"
Darin fece per voltarsi, ma improvvisamente si slanciò indietro, sputando nell'occhio a Gersen. Istantaneamente un bruciore inaspettato pervase il suo bulbo oculare, accecato, si portò istintivamente la mano libera al volto, mentre l'altro deglutiva con soddisfazione. A completare l'opera, un calcio alla mano gli fece volare via il projac.
"Saliva acida?" dedusse immediatamente Gersen, attonito. Ecco spiegato il motivo degli strani atteggiamenti: le sue ghiandole salivari dovevano esser state modificate per produrre sostanze leggermente acide, pertanto doveva deglutire spesso in modo da bilanciare il proprio pH orale; il cibo probabilmente serviva per contrastare l'acidità di ciò che finiva nello stomaco.
Ridendo sguaiatamente il sicario infierì, tempestandolo di pugni alle spalle e al petto. Kirth indietreggiò, cercando di parare alla meglio i colpi, per quanto fosse possibile con un occhio solo. L'avversario tirò fuori un pugnale dal manico elaborato, e fece un affondo diretto al cuore del suo bersaglio: la lama incontrò quella del pugnale monomolecolare, impugnato fulmineamente da Gersen, e fu separata dal resto dell'arma. Darin rimase sorpreso per una frazione di secondo, dando all'avversario il tempo di attaccare. Riuscì a sottrarsi a malapena al fendente, finendo lo stesso con un braccio in meno.
Il sangue si riversò a fiotti sul terreno, ma rimase ugualmente in piedi senza scomporsi molto. Con calma innaturale, frugò una tasca con la mano libera, e ne tirò fuori un oggetto sferico grande quanto un pugno. Intanto Kirth stava recuperando la vista all'occhio colpito, e riuscì a vedere nitidamente che cosa fosse tale oggetto.
"Una granata termica?" gridò d'impulso, mentre Darin premeva il pulsante di attivazione. Lanciò il coltello contro il volto dell'avversario e se la diede a gambe, senza verificare di aver centrato il bersaglio.
Pochi secondi dopo la terra tremò, e lo spostamento d'aria lo scagliò lontano, mentre la furia del plasma cancellava la piazzola dalla faccia dell'Universo, lasciando solo un cratere annerito.
Stordito, Kirth si allontanò a tentoni mentre già da lontano si udivano le sirene delle volanti della CCPI.
*= piccolo rapace del pianeta Alphanor, ora estinto, simile ad un avvoltoio, sebbene di dimensioni più ridotte.